L’antica arte di vogare sul fiume Sesia

Attilio Cicottino, decano dei lupi di fiume lomellini
Attilio Cicottino, decano dei lupi di fiume lomellini

L’annuale gara sul fiume Sesia riservata alle imbarcazioni da fiume a fondo piatto cambia organizzatore, ma perde i suoi due paladini. La “Barceolada” di domenica sarà promossa dal Comune di Candia Lomellina e dalla neonata associazione “Il Remo”, guidata dall’ex vice sindaco Giancarlo Pirola. Appuntamento sulle rive del fiume a valle del ponte che porta in Monferrato.

«Siamo pronti – anticipano Pirola, anima della festa sulle rive del fiume, e il sindaco Stefano Tonetti – per la 21esima edizione, anche se un po’ sconfortati per l’assenza dei nostri lupi di fiume Attilio Cicottino e Giovanni Crivelli. Il primo ha compiuto 87 anni e il secondo 79: hanno dovuto lasciare per comprensibili motivi d’età».

Comunque, il 2015 sarà un anno di svolta per la gara legata ai “barcé” di fiume. Nelle prossime settimane “Il Remo” e il Comune hanno intenzione di organizzare una scuola di remo condotta dal campione valenzano Angelo Bosio, che l’anno scorso trionfò nella “Barceolada” per il quarto anno consecutivo.

«Nelle nostre intenzioni – dicono ancora Pirola e il sindaco Tonetti – le lezioni saranno gratuite e garantiranno ai partecipanti l’apprendimento delle tecniche di base per guidare un “barcé” di fiume, come facevano i nostri nonni. Questa antica tradizione non deve andare dispersa».

A confermare la natura amatoriale della competizione di domenica sono i premi in natura: salami crudi, coppe e cacciatorini. Ritrovo alle 10 per le iscrizioni, come sempre gratuite. Le barche e il remo saranno forniti dall’organizzazione. La partenza della gara è prevista per le 10.30. Al termine, pranzo all’ex asilo infantile di via Sant’Antonio: nel menu ci sono antipasti misti, primo, secondo, contorni, frutta e dolce (18 euro).

L’anno scorso Bosio confermò il suo strapotere con il “barcé”. Sedici furono i lupi di fiume iscritti alla gara, fra cui i decani Cicottino e Crivelli. Poi vogatori provenienti dalle province di Pavia, Alessandria e Milano. Per la cronaca sul podio, oltre a Bosio, salirono il vigevanese Piero Corsico Piccolino ed Elio Orbelli di Albairate.

  • Per informazioni e prenotazioni: 0384.74003 o 340.5804087.

Pietro Banfi, il “Don Chisciotte delle risaie”

foxUna grande forza di volontà e una passione infinita per il suo lavoro. Chi riuscirà a conquistare il cuore di Pietro?

Sarà messo in onda a ottobre su FoxTv il reality “Il contadino cerca moglie”, di cui Pietro Banfi è uno dei protagonisti. Fra poco più di un mese la conduttrice Simona Ventura farà conoscere tutto del 32enne agricoltore di Cilavegna. Ma per ora, dopo l’anteprima dell’aprile scorso, la produzione di FoxTv non rivela altro. «Il mese di ottobre ha senso per un motivo ben preciso – si legge nella pagina Fb dedicata al programma – Si devono far conoscere i contadini al pubblico così le donne che vogliono candidarsi per conoscerli chiamano. Altrimenti i contadini dovrebbero chiamare le ragazze e non sarebbero candidature spontanee».

Sul video di presentazione Bandi afferma: «Mi piace sporcarmi le mani perché sono fiero di essere contadino. Ora cerco una ragazza che mi affianchi nella vita e anche nel lavoro». Oltre all’attività di risicoltore, che segue anche come rappresentante di Confagricoltura Pavia, Banfi gestisce l’agriturismo Tenuta Molino Taverna con le sorelle Giuditta e Costanza.

Sulla pagina Fb scrivono: «Pietro è molto fiero della propria azienda agricola e la considera un’attività importante: “La terra è un bene preziosissimo”. L’idea di tramandare la terra di padre in figlio condiziona ogni sua azione. Troverà una donna forte che condivida i suoi valori?».

Il programma si basa sul format inglese “Farmer wants a wife”, che vuole far scoprire il vero amore a otto giovani agricoltori. Con il lomellino Banfi ci saranno un pugliese, un limonicoltore siciliano, due allevatori romani, un marchigiano, un trentino e un toscano.

Per i più curiosi o eventuali candidate: https://www.facebook.com/ilcontadinocercamoglie?fref=ts o #‎contadinocercamoglie.

Cantori polacchi nella chiesa di San Sebastiano

La chiesa di San Sebastiano, a Breme
La chiesa di San Sebastiano, a Breme

Domenica, alle 21, a Breme, nella chiesa di San Sebastiano recentemente restaurata, è prevista una tappa della settima stagione del festival internazionale di cultura e musica antica “Kalendamaya”, che quest’estate ha toccato diverse città tra Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. La “Gregorian chant schola”, centro studi di musica sacra dell’arcidiocesi di Lodz (Polonia), si esibisce in un tour in italiano in collaborazione con l’associazione culturale “Gli Invaghiti” di Chivasso (Torino).

Il concerto “Salve Sancta Parens”, organizzato da Barbara Chwalibog, bremese di origini polacche, presenta un programma di canti gregoriani dal X all’XI secolo in onore della Madonna.

Il concerto di Breme, patrocinato da Comune e parrocchia, si terrà nella chiesa barocca di San Sebastiano, nell’ambito della valorizzazione del monumento e della presentazione dell’ultimo lotto dei restauri iniziati due anni fa, che prevedono il restauro del campanile e della facciata. «Il concerto, di altissimo livello per il prestigio della corale e degli enti promotori, si pone come uno degli appuntamenti musicali più importanti in Lomellina in calendario quest’anno», dice il parroco, don Cesare Silva, che alle 20.30 curerà una visita guidata dell’antica chiesa.

L’invidia per il genio italiano

Salieri aiuta Mozart morente a scrive il "Requiem"
Salieri aiuta Mozart sul letto di morte a scrivere il “Requiem”

Sto guardando per la 87a volta Amadeus, film del 1984 diretto da Miloš Forman e tratto dall’omonima opera teatrale di Peter Shaffer, incentrata sulla presunta rivalità fra Mozart e l’italiano Antonio Salieri.

È un’opera cinematografica stupenda, inserita nel 1998 dall’American Film Institute al 53° posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi

Wolfgang Amadeus Mozart fu il primo, fra i musicisti più importanti, a svincolarsi dalla servitù feudale e a intraprendere una carriera come libero professionista. La sua è considerata la musica classica per eccellenza. Il compositore di Salisburgo è il principale esponente del classicismo settecentesco, i cui canoni principali erano l’armonia, il grande senso melodico, l’eleganza, la calma imperturbabile e l’olimpica serenità.

Una curiosità: nella versione in lingua originale, Mozart accusa gli italiani di essere “musical idiots”. Insulto opportunamente eliminato nella traduzione per il pubblico italiano. È infatti noto che dal 1769 al 1773 il giovane Wolfgang effettuò con il padre tre viaggi in Italia, durante i quali suonò e ascoltò musica in varie città.

La battuta di Mozart-Hulce è chiaramente funzionale alla sceneggiatura, che mette in acerrima ma velata competizione Salieri e il compositore austriaco. Nel corso dei decenni si diffuse la leggenda secondo cui Mozart sarebbe stato avvelenato, per gelosia, da Salieri. Questa diceria, priva di fondamento, ha ispirato diversi artisti. Uno su tutti il poeta e scrittore russo Aleksandr Puškin, che nel 1830 scrisse Mozart e Salieri (dapprima intitolato Invidia), un brevissimo dramma in versi in cui Salieri, distrutto dalla raggiunta consapevolezza di non possedere il genio cristallino di Mozart, avvelena il rivale.

Alla scoperta delle antichità romane in Lomellina

Oggi sulla Provincia pavese ci sono due servizi: un ponte sull’antica via romana a Gravellona Lomellina e la seconda puntata di Sparvara, con Borgofranco, due borghi sommersi dal Po.

Provincia

Dal sito Libri&Cultura

Manzoni e la spia austriaca è il nuovo romanzo di Umberto De Agostino. Un noir storico dalle sfumature investigative e poliziesche. La storia si apre in Francia nel 1858. Camillo Benso, conte di Cavour, incontra in gran segreto Napoleone III per chiedere sostegno per il Regno di Sardegna nella lotta contro l’Impero austriaco. Dopodiché il conte mette in allerta il marchese Arconati Visconti, capo del ”circolo di Cassolo”, luogo di ritrovo per patrioti, cospiratori e intellettuali dell’epoca come Alessandro Manzoni.

L’ambientazione è decritta nei minimi dettagli: dalle cittadine e spazi aperti francesi; agli scenari piemontesi; alla villa del marchese dove si congegnano piano politici e di guerra; ai campi di battaglia veri e propri. Per quanto riguarda i personaggi, l’autore mescola figure storiche realmente esistite con altre frutto della fantasia. Alessandro Manzoni, a dispetto del titolo, non riveste il ruolo di protagonista. Il suo personaggio è reso in modo semplice e veritiero in base alle lettere e ai documenti che aveva scritto nei giorni di soggiorno a Cassolnovo, e fa da conferma alla veridicità storica del romanzo. I due protagonisti principali invece sono Enrico Strada, che mosso da sentimenti patriottici si pone a capo della cacciata dell’invasore dai territori lombardi e veneti, e Sacchi, che tradito dal Regno di Sardegna si arruola nell’esercito austriaco per vendicare la memoria del padre. Nella sua dimora al confine tra Piemonte e Lombardia, nella Lomellina, si trama per liberare Milano dal controllo asburgico. Proprio qui viene invitato il padre dei Promessi Sposi come ospite del marchese. Il suo arrivo però è seguito da quello di Sacchi, tenente dell’Imperial Regio esercito del Lombardo-Veneto. Quest’ultimo viene inviato come spia per scoprire i piani del Regno di Sardegna ai danni dell’Impero austriaco. Un altro personaggio presente nel palazzo di Cassolo è Enrico Strada, confidente del Ministro della Guerra, Ferrero della Marmora. Il colonnello ferisce la spia durante il suo tentativo di fuga, dopo aver scompaginato le vite dei patrioti lomellini. Lo scenario si sposta poi a Mortara, occupata dalle truppe del maresciallo Gyulai, dove sulle sponde del Sesia si combatteranno le ultime fasi delle Guerre d’Indipendenza.

Lo stile è semplice e lineare. All’interno del libro è possibile imbattersi in termini dialettali locali accompagnati da note esplicative. Un romanzo gradevole che da un lato dona al periodo risorgimentale una prospettiva del tutto originale, dall’altro fornisce al lettore maggiore chiarezza sugli eventi che hanno caratterizzato l’indipendenza italiana.

Recensione a cura di Marika Bovenzi
http://letteraturaecinema.blogspot.it/2015/08/recensione-manzoni-e-la-spia-austriaca.html

«La Ue difenda il riso europeo e italiano»

LambertiIntervista a Stefano Lamberti, presidente di Anga Lombardia e Pavia (Confagricoltura), e risicoltore e allevatore a Sant’Alessio con Vialone (Pavia).

  1. Il riso pavese è minacciato da quello del Sudest asiatico a dazio zero. Quali contromisure si possono attivare?

«È indispensabile e urgente l’attivazione della clausola di salvaguardia, a tutela della produzione comunitaria, da parte della Commissione Ue. I dossier predisposti dalla filiera agroindustriale italiana in sede europea dimostrano ampiamente le forti criticità di mercato generate dall’import a dazio zero proveniente dai Pma, ma ciò nonostante la clausola non è ancora scattata. Ci auguriamo che l’attività di monitoraggio in corso porti all’adozione di provvedimenti in tal senso. Il rischio di una grave crisi di mercato è ancor più accentuato dal recente accordo bilaterale Ue-Vietnam e sullo sfondo s’intravedono possibili e ulteriori pericoli legati agli accordi commerciali bilaterali che l’Unione Europea sta portando avanti con diversi partner, primo tra tutti il Ttip con gli Usa. La produzione di riso indica in Italia ed Europa si è già notevolmente contratta nel corso della presente campagna e i timori di un’ulteriore diminuzione sono molto forti, anche per le conseguenze che una marcata riduzione degli investimenti su varietà Indica potrebbe avere in termini di appesantimento del mercato riguardante le varietà Japonica destinate al consumo interno. Come Giovani di Confagricoltura abbiamo predisposto un approfondito documento che abbiamo chiamato “Pacchetto riso”, all’interno del quale sono state analizzate le problematiche riguardanti la filiera produttiva, che vuole essere di supporto all’attività sindacale posta in essere da Confagricoltura nell’ambito del coordinamento Agrinsieme, a livello nazionale, e del Copa Cogeca, a livello europeo.

La filiera risicola della provincia di Pavia rappresenta un fenomeno occupazionale e imprenditoriale di rilevante importanza e non ci possiamo permettere di correre il rischio di vederla fortemente destrutturata, com’è successo in passato con il comparto bieticolo-saccarifero. Chiediamo all’Unione Europea di non considerare il riso come mera e privilegiata merce di scambio nell’ambito degli accordi commerciali internazionali, augurandoci che il “Sistema Italia” riesca a sostenere e promuovere il relativo interesse nazionale, considerando che il nostro Paese rappresenta oltre il 50% dell’intera produzione comunitaria».

  1. Il vino oltrepadano, a vendemmia iniziata, sta attraversando una stagione difficile: quali le soluzioni?

«Difficile individuare soluzioni efficaci nell’immediato. Certamente è auspicabile una maggiore collegialità e progettualità a opera di tutti i soggetti interessati dal comparto vitivinicolo oltre padano. L’Oltrepò Pavese può e deve puntare sul riconoscimento dell’alto valore qualitativo intrinseco delle proprie produzioni vitivinicole, da accompagnare con la promozione della fruizione turistica del territorio che le genera, con l’ambizione di voler rappresentare un’eccellenza di alta gamma, tanto per i prodotti che per il territorio. L’Oltrepò Pavese non ha nulla da invidiare ad altri comprensori nazionali e per questo, consapevole della massa critica che tra l’altro esprime, può e deve essere valorizzato al meglio per la qualità delle proprie produzioni».

  1. Il Psr lombardo è stato approvato definitivamente: soddisfa il settore o che cosa non va?

«Ora l’importante è che il Psr, finalmente, possa partire con l’apertura dei primi bandi. Per il momento abbiamo potuto prendere visione delle disposizioni attuative di alcune misure tra le quali quelle destinate al biologico e agli investimenti aziendali: alcune criticità sono da segnalare in merito all’attribuzione dei punteggi destinati alla formazione delle graduatorie regionali che rischiano di essere penalizzanti per le aziende maggiormente strutturate e produttive, che in genere sono proprio quelle maggiormente interessate e disponibili a effettuare investimenti in azienda che permettano loro di essere competitive e rimanere sul mercato. Siamo in attesa dell’apertura del bando relativo al sostegno specifico per i giovani agricoltori, che riporta in maniera ancora più accentuata tale criticità, arrivando addirittura a escludere le aziende con una “Produzione standard” più elevata e questo ci preoccupa molto anche in considerazione del fatto che i giovani sono sempre più spesso alla guida delle aziende con superfici e valore aggiunto più consistenti rispetto alla media regionale. L’eventuale esclusione da tale sostegno, per questa tipologia di aziende giovani, risulterebbe infatti ingiustificata e controproducente.

Ci auguriamo infine che le misure agroambientali contenute nel Psr, di futura attuazione, possano aiutare concretamente le aziende a migliorare la sostenibilità ambientale dell’attività agricola attraverso l’esecuzione di impegni e l’implementazione di attività che tengano al tempo stesso conto delle specificità territoriali e delle principali criticità legate alle tradizionali colture lombarde».

Dall’amico Gianpiero

Ciao Umberto De Agostino, ho appena finito di leggere il tuo libro La Contessa nera. Lomellina 1921 (anche se un poco in là da quando facesti la serata nella chiesetta del castello).

E’ bellissimo, bravo! E pensa che mi ha tenuto compagnia al rifugio Barbustel (yuk!) nel mio trekking dei giorni scorsi. A tal riguardo ti offro una foto (inedita) di quei posti paradisiaci.

Gianpiero Fusani
Valle Lomellina