Arriva da Breme la moka più piccola al mondo

caffePietro Marmo ha costruito una caffettiera microscopica. «Credo proprio che sia la moka funzionante più piccola al mondo, visto che misura solamente 18 millimetri di altezza per nove di base», dice il maestro orafo di Breme. La micro opera ha preso forma nel laboratorio dell’artigiano: si tratta, nel dettaglio, di una microscopica moka pentagonale in oro giallo e diamante, con inserti di onice.

«È composta di poche parti – aggiunge Marmo – cioè la caldaia con una valvolina in piccolissimo diamante forato al centro per lo scarico del vapore, il contenitore in oro fatto a imbuto per il caffè macinato e la guarnizione continua con una lamella in oro che filtra e blocca l’uscita dei fondi del caffè, il coperchio con il pomello in onice pentagonale di un millimetro circa forato e fermato da un filo d’oro e il manico di presa in onice e oro».

Marmo, fra le altre cose, aveva già realizzato una raccolta di argenti per lo storico Caffè Pedrocchi di Padova. Ora la micro moka è l’ultimo esempio della trentennale creatività dell’artigiano bremese, che ha saputo creare e diffondere il proprio geniale design in diversi paesi d’Europa.

Info: www.pietromarmo.com.

Il castello scomparso di Sparvara riemerge dal Po

I resti del castello dell’antica Sparvara emergono dalle acque del Po. Siamo fra Pieve del Cairo, Gambarana e Suardi.
Questo il servizio uscito oggi su La Provincia Pavese (http://laprovinciapavese.gelocal.it/tempo-libero/2015/08/15/news/l-antica-sparvara-riemerge-dal-po-1.11938741?ref=hfpppves-1)

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Ponte romano, botta e risposta fra Reis e Tonetti

Dopo i due servizi usciti sulla Provincia pavese e relativi al ponte romano fra Langosco e Mantie, sono fioccate le polemiche. Riportiamo gli interventi del vercellese Reis e del sindaco di Candia Lomellina.

Questo l’intervento di Marco Reis

Del ponte romano di Mantie sul fiume Sesia, tra Lomellina e Vercellese, ci siamo occupati la scorsa settimana come associazioni che fanno capo a “La Rete” di Vercelli, effettuando un sopralluogo per produrre video e immagini piuttosto rare.

La rarità delle immagini non nasce, si sa, da una scoperta tout-court: il ponte, sicuramente noto alle genti del posto anche perché probabilmente nel Medioevo è stato… saccheggiato per ricavare grandi quantità di materiali da costruzione, è stato scoperto e segnalato ufficialmente 45 anni fa da Sergio Gaviglio insieme ai figli Dario e Daniele, e immediatamente studiato da Vittorio Viale, Silvino Borla e Domenico Molzino.

Questo dico perché ogni tanto è giusto ricordare i meriti anche di chi, magari, ha fatto tanto per le nostre comunità, ma non è famoso o non ha vinto un concorso ministeriale… o non ha scritto libri, dopo, dimenticandosi anch’egli di citare i meriti reali.

Ciò premesso, anche come vecchio collega devo chiederle cortesemente lo spazio per due piccole rettifiche.

  1. Un’opera imponente e strategica

Innanzitutto segnalo che non si trattava di “passerelle” romane, come commenta l’entusiasta sindaco di Candia, Stefano Tonetti.

Il signor sindaco fa benissimo a essere lieto e mi fa piacere dire che ne ha motivi anche eccezionali.

Era infatti un ponte monumentale.

Era un ponte coperto.

Aveva due corsie, tanto era importante il via vai sia civile sia, soprattutto, militare. Aveva una strada di accesso larga indicativamente una dozzina di metri.

Si poneva sull’asse viario strategico in arrivo da Piacenza.

Aveva ai lati – attuale sponda vercellese e sponda pavese – due importanti presidi militari.

Serviva Vercellae con una diramazione in direzione nord.

Al suo centro aveva un’imponente statua equestre in bronzo dorato.

E la chiesetta di Mantie è stata edificata su un tempio votivo.

Insomma, le nostre storie s’intrecciano con radici profonde, di cui certamente entrambe le nostre genti possono insieme andare orgogliose. Oltre che, giustamente, porsi il problema di come valorizzarle anche ai fini turistici.

2. Non Candia, ma Langosco e Motta

A questo proposito, però, mi corre l’obbligo di una seconda precisazione.

Perché – visto che si tratta di romanità – si tratta anche in questo caso di dare a Cesare quel che è di Cesare.

Non voglio alimentare battaglie di campanile, che non hanno nessunissima importanza, e tuttavia è giusto dire che, sì, di Lomellina si tratta, ma non del comune di Candia.

Mi spiace che il sindaco di Candia sia venuto al nostro sopralluogo, mentre eravamo in acqua, e non si sia rivolto ai nostri archeologi. Purtroppo si è fermato poco, probabilmente con lo scopo di proporsi subito ai giornali, non so.

Ma è storicamente e “giuridicamente” corretto dire che i due Comuni interessati sono Motta de’ Conti e Langosco. Non Candia.

Attenzione: la cosa buffa – ma significativa! – è che la vercellese Motta de’ Conti ha un suo spicchio sulla vostra sponda: è l’antica frazione di Mantie, appunto.

Al contrario Langosco ha un suo spicchio di territorio sul “nostro” versante vercellese. Sembra un casino, ma il ponte parte dal versante geografico pavese però in territorio comunale vercellese (spicchio di Mantie-Motta de’ Conti) e arriva sul versante geografico vercellese, ma in territorio comunale pavese (spicchio di Langosco di qua dal fiume).

E questo merita un sorriso e, tra di noi, un abbraccio in più: sono le radici profonde che intrecciano la nostra storia comune, e che proprio tra Motta e Langosco sono unite in modo semplicemente indissolubile.

Marco Rei
Coordinatore della “Rete”
Vercelli

P. s. I video dei nostri sopralluoghi, con le immagini rarissime per via della siccità ormai passata, sono su YouTube con la stringa Ponte Romano 1, e poi, 2, 3 e 4 (https://www.youtube.com/watch?v=wqoNwttVxL0).

Questa la risposta del sindaco Tonetti

Con rammarico apprendo come il mio entusiasmo nel vedere e comunicare ciò che, senza la secca del Sesia non si sarebbe potuto fotografare, sia stato mal interpretato.

Il mio entusiasmo nasce non da saccenteria, ma dalla consapevolezza che molti avevano già compiuto studi precisi e puntuali dei quali ero a conoscenza, amando il territorio in cui vivo e lavoro.

La mia professione molto prosaicamente mi porta a controllare il livello dell’acqua nei campi che coltivo che (per mia fortuna e/o sfortuna) sono vicini al corso del fiume Sesia. Non mi trovavo casualmente in quel luogo quando ho visto ciò che, da quando ho più interesse per il bene pubblico, storico e artistico, mai si è potuto vedere.

Sono, quindi, stato contattato telefonicamente: venivo invitato a partecipare al sopralluogo con la dott.ssa Invernizzi della Soprintendenza di Pavia.

Ero contento di poter essere coinvolto in un percorso in cui chi, effettivamente competente, ricominciava a far luce su qualcosa di straordinariamente interessante.

Sono sindaco di Candia Lomellina e conosco la cartografia territoriale e ancor più la planimetria catastale di quella zona perché devo sapere quali sono i confini dei campi che coltivo. Spiegato ciò, è chiaro che sapevo che quel “ponte” si trovava in zona di confine tra Langosco e Motta de’ Conti. So che Mantie – dove ho la cascina e dove forse è più giusto localizzare il ponte – è frazione di Motta e quindi ho provveduto a contattare subito il sindaco, Emanuela Quirci.

Io ho interesse a valorizzare il nostro piccolo territorio e non, come ironicamente è stato sottolineato, “apparire sui giornali” (anche se è chiaro che i giornalisti debbano scrivere – come vogliono – i loro articoli). So quali sono le competenze di ciascuno, quindi io potevo solo accompagnare “gli addetti ai lavori” e nulla di più!

Mi auguro che si possa lavorare con cordialità per potenziare e valorizzare quel poco che abbiamo e con le poche risorse di cui disponiamo.

Stefano Tonetti

Niente soldi per il ponte romano

Seconda puntata del ponte di epoca romana situato fra Candia Lomellina, Langosco e Mantie, frazione di Motta de’ Conti (Vercelli). Questo il servizio uscito oggi su “La Provincia Pavese”.
Segnalo la polemica fra il Gapo di Vercelli e il sindaco di Candia, Tonetti. Quando i ponti dividono…

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Persi 24 milioni di euro per il recupero delle cascine

Dal quotidiano “La Provincia pavese” di oggi

Il mulino diroccato di Galliavola. Foto di Mauro Marone
Il mulino diroccato di Galliavola. Foto di Mauro Marone

I 24 milioni di euro per le cascine abbandonate o da ristrutturare in tutta Italia nel triennio 2003-2005 non sono mai arrivati. La legge 378 del 2003, promossa dal sannazzarese Giacomo De Ghislanzoni Cardoli, non è mai stata applicata e ora un vasto patrimonio di architettura rurale rischia di andare perso per sempre. Se la legge 378 fosse riproposta oggi, potrebbe rinascere circa un terzo delle 600 cascine “storiche” della Lomellina, cioè costruite fra il Trecento e il Novecento. Si parla di cascine fortificate o monastiche (grange), di cascine-pievi come quella di Velezzo o delle ville agresti di età rinascimentale come il Colombarone della Sforzesca di Vigevano. Il deputato lomellino, che lasciò il Parlamento nel 2006 e che di professione è imprenditore agricolo, rievoca la storia della legge e i presupposti che ne erano alla base.

In che cosa consisteva il progetto di legge?

«Uno stanziamento di 8 milioni di euro annui per gli anni 2003, 2004 e 2005. Il Fondo nazionale per la tutela e la valorizzazione dell’architettura rurale sarebbe stato istituito presso il ministero dell’Economia. A sua volta il ministero avrebbe dovuto suddividerlo in proporzione alle richieste di finanziamento approvate da ciascuna Regione e in rapporto alle risorse messe a disposizione dalle singole Regioni».

Perché la legge non ha mai trovato applicazione?

«Perché la parte attuativa sarebbe spettata alla Conferenza Stato-Regioni, che non ha mai deliberato in merito. Era stato creato anche un gruppo di lavoro, finché nel 2006 io lasciai la Camera dei Deputati e, purtroppo, la legge cadde nel dimenticatoio».

Perché lei aveva firmato questa proposta di legge?

«Per salvaguardare e valorizzare le tipologie di architettura rurale di tutta Italia: insediamenti agricoli, edifici o fabbricati che costituiscono testimonianza dell’economia rurale tradizionale. Fra questi, ovviamente, rientrano le cascine della Lomellina, molte delle quali sono condannate a un triste abbandono. La legge, nelle mie intenzioni, avrebbe dato impulso anche all’attività agrituristica».

Che cosa prevedeva la concessione dei contributi?

«Era subordinata a una convenzione che prevedeva la non trasferibilità degli immobili per almeno un decennio, l’avvenuto rilascio dei permessi per realizzare le opere, la redazione del preventivo di spesa a cura del direttore dei lavori e sottoscritto dal proprietario, la possibilità di revoca dei contributi per il mancato inizio dei lavori entro sei mesi dal rilascio delle autorizzazioni o a causa di lavori eseguiti in difformità rispetto ai progetti».

C’è una speranza che almeno lo spirito di questa legge sia messo in atto?

«Io spero che le Regioni, attraverso i fondi dei Piani di sviluppo rurale, facciano rivivere questa legge per dare un futuro a migliaia di cascine».

Botta e risposta Milano-Roma sul riso vietnamita

«L’accordo sottoscritto dall’Unione Europea sull’importazione di riso a dazio zero dal Vietnam è lo specchio di un’evidente debolezza politica del governo e del disinteresse generale al problema. Così a pagare saranno i risicoltori del Nord, assolutamente non tutelati a Bruxelles».

Una tipica risaia lomellina
Una tipica risaia lomellina

Lo dice l’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, che evidenzia come «il disinteresse ministeriale rispetto alle decisioni europee rischia di vanificare i risultati positivi ottenuti dalle Regioni, Lombardia in testa, che sul riso erano riusciti nelle fasi negoziali della Politica agricola comune (Pac) a escludere la coltura dal “greening” e a collocare 22,6 milioni di euro per gli aiuti accoppiati».

Fava sollecita il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, a intervenire «affinché il tema del riso sia inserito nel prossimo Consiglio agricolo dell’Unione europea, perché non si possono differire ulteriormente le questioni relative ai dazi e all’etichettatura sull’origine».

Da Roma risponde Angelo Zucchi, capo segreteria del ministro Martina.

«Stupiscono le affermazioni dell’assessore Fava per la totale mancanza di aderenza alla realtà. Il governo, infatti, è impegnato da oltre 18 mesi in una complessa battaglia per la tutela del riso italiano, oggettivamente penalizzato dalle importazioni a dazio zero da alcuni Paesi asiatici. Il ministro Martina già nel marzo 2014 ha denunciato la gravità della situazione in Consiglio dei Ministri Ue, chiedendo alla Commissione di intervenire e creando un gruppo di sostegno alla proposta con Spagna, Portogallo, Francia, Grecia, Bulgaria e Romania. Proprio l’impegno dell’Italia ha portato la Commissione europea ad attivare il monitoraggio costante dei prezzi e un’analisi di mercato per stabilire l’effetto delle importazioni. Non ci basta. Nel Consiglio del luglio scorso abbiamo ulteriormente ribadito che un intervento non è più procrastinabile e sullo stesso tema insisteremo lunedì 7 settembre nel Consiglio straordinario. Stiamo lavorando con la filiera da settimane a strumenti operativi utili per contrastare la perdita di reddito dei nostri produttori. Stupisce ancor di più che Fava rivendichi come suoi i risultati e le scelte di questo governo. I 22,6 milioni annui cui fa riferimento sono quelli che il ministro Martina, in accordo con le Regioni, ha stanziato dal budget degli aiuti accoppiati proprio per investire in un settore strategico come quello del riso. Infine, le trattative sul “greening” sono condotte direttamente dal governo a Bruxelles, anche a nome della Lombardia. Questo Fava sembra dimenticarlo».

Ponte romano emerge dal Sesia fra Lomellina e Vercellese

Riporto qui sotto il mio servizio uscito oggi sul quotidiano La Provincia Pavese.
Ricordo, per gli esperti di storia, che l’area è stata studiata da Riccardo Rao in una dettagliata pubblicazione della Società storica vercellese uscita nel 2011: http://rm.univr.it/biblioteca/volumi/rao/rao_volumeintero.pdf .

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L’accordo di libero scambio fra Ue e Vietnam danneggia il riso italiano

Una tipica risaia lomellina
Una tipica risaia lomellina

Via libera per l’importazione in Italia di 80mila tonnellate di riso vietnamita a dazio zero. Questo accordo segue quello stipulato nei mesi scorsi fra Unione Europea da una parte e Cambogia e Birmania dall’altra: accordo che prevedeva l’esenzione dal pagamento del dazio doganale e che aveva messo in fibrillazione il mondo risicolo italiano, di cui Lomellina e Pavese sono la punta di diamante con i loro 77mila ettari.

A Bruxelles Cecilia Malmstrom, commissario al Commercio dell’Unione Europea, e Vu Huy Hoang, ministro dell’Industria e del Commercio della Repubblica socialista del Vietnam, hanno raggiunto un’intesa che eliminerà quasi tutte le barriere, tariffarie e non, tra i due mercati. Il negoziato è stato seguito da vicino dall’Associazione industrie risiere italiane, presieduta da Mario Francese, amministratore delegato della Curti Riso di Valle Lomellina. Contingenti tariffari, cioè esenti da dazio, sono stati concordati solo per alcuni prodotti agricoli sensibili, tra cui il riso. L’accordo dovrà essere formalizzato con la stesura dei testi regolamentari e poi ratificato dal Parlamento e dal Consiglio dell’Unione Europea.

«Per questo motivo – spiega Paolo Viana, titolare del sito specializzato www.risoitaliano.eu – il testo finale dell’accordo non è ancora disponibile e si ritiene che non entrerà in vigore prima di un paio d’anni, presumibilmente verso la metà del 2017 o all’inizio del 2018».

Il contingente tariffario per il riso a dazio zero riguarderebbe 30mila tonnellate di riso lavorato e 30mila tonnellate di “Fragrant”, riso aromatico originario della Thailandia, oltre a 20mila tonnellate di riso semigreggio. Per le rotture di riso, utilizzate dalle industrie di trasformazione per i prodotti soffiati e i cereali da prima colazione, non sono stati fissati contingenti, ma si prevedono una riduzione del dazio al 50% e poi una progressiva diminuzione nel quinquennio successivo all’entrata in vigore fino all’abolizione.

«Ancora una volta l’Unione Europea usa il riso come merce di scambio in un accordo commerciale con i Paesi del Sudest asiatico – commenta Fulco Gallarati Scotti, presidente della Federazione nazionale riso di Confagricoltura e risicoltore a Cozzo Lomellina – In questo modo arriveranno complessivamente nell’Ue non meno di 500mila tonnellate di riso asiatico esente dal dazio, pari a metà dell’import totale, a prezzi talmente bassi da mettere a rischio le vendite di riso italiano nel mercato europeo, dove il nostro Paese è leader con oltre 500mila tonnellate commercializzate annualmente, di cui 270mila in diretta concorrenza con il riso asiatico».

L’accordo con il Vietnam dovrà essere tradotto in documenti legali per la successiva ratifica del Consiglio Ue e del Parlamento Europeo. Confagricoltura ha auspicato che in tale occasione sia richiesto alla Commissione Europea di impegnarsi a valutare preliminarmente, nei negoziati presenti e futuri, l’estrema sensibilità del riso a un’ulteriore liberalizzazione degli scambi con Paesi terzi.

Questo l’intervento di Wilma Pirola, presidente di Coldiretti Pavia.

«Una chiara identificazione delle produzioni risicole veramente made in Italy è la soluzione anche per questo tipo di problemi. Nonostante l’incremento dei flussi in materia di importazioni a dazio zero dai Paesi meno avanzati e delle triangolazioni di prodotto, infatti, l’Ue non ha ancora adottato alcun provvedimento. Anche per questo Coldiretti sta continuando a lavorare a un’intesa di filiera, che in questo momento può rafforzare ulteriormente le azioni di contrasto alle importazioni di riso (lavorato e grezzo) dai Paesi asiatici».

Giovanni Daghetta, presidente di Cia Lombardia e risicoltore a Robbio Lomellina, commenta così.

«Noi risicoltori ci siamo sempre fermamente opposti. La quota di riso a dazio zero sarebbe anche accettabile se si mettesse finalmente mano agli accordi Eba con Cambogia e Birmania. Finché non si mette un limite quantitativo agli Eba, è quasi grottesco parlare di quote di importazione per tutte le altre provenienze, anche perché sono in corso trattative anche con India, Thailandia e Stati Uniti».