La rigenerazione della campagna

Il tema delle Aree interne resta uno dei nodi più concreti per la provincia di Pavia. Il Tavolo 7 “Aree interne, rigenerazione territoriale e coesione” della tre giorni “L’agricoltura, il futuro”, promossa di recente da Confagricoltura a Milano, ha indicato una direzione chiara: senza imprese agricole vive, radicate e competitive, molti territori rischiano di perdere non solo produzione, ma presidio, identità, cura del paesaggio e capacità di futuro.

Da Palestro l’Unità d’Italia è tutta in discesa

«Non si poteva prevedere che le armi austriache volessero cotanto degradarsi durante l’occupazione in questa nostra provincia. Mentre sapevamo di soggiacere a contribuzioni di guerra, non ci era dato di supporre che tante violenze si sarebbero esercitate con l’abuso della forza». Questo il consuntivo, in estrema sintesi, del drammatico mese di occupazione austriaca della Lomellina a firma della Giunta provvisoria provinciale di Mortara.

Respirare il Risorgimento in Lomellina

Il percorso in discesa verso l’Unità d’Italia iniziò il 30 e 31 maggio 1859 a Palestro, ultimo paese lomellino prima del Vercellese. Quest’anno il programma del 167° anniversario della battaglia risorgimentale del 1859 è assemblato dal Comune e dalle associazioni locali, in un impegno comune per aggregare la comunità nelle sue varie sfaccettature in occasione dell’evento più importante del calendario palestrese.

Quattro giornate di appuntamenti, da venerdì 22 a domenica 24 maggio e ancora domenica 31 maggio, accompagneranno il pubblico attraverso momenti culturali, rievocativi e istituzionali ricordando il primo, grande combattimento della seconda guerra d’Indipendenza, quando i franco-piemontesi guidati dall’imperatore Napoleone III e da re Vittorio Emanuele II sconfissero gli austriaci del feldmaresciallo Gyulai costringendoli a ripassare il Ticino. «Questo appuntamento – spiega il sindaco Paola Franzo – rinnova il legame profondo tra memoria, comunità e territorio coinvolgendo cittadini, associazioni, studenti e visitatori in un percorso condiviso di conoscenza e partecipazione. Anche quest’anno, il Comune, insieme alle realtà associative locali e non solo, promuove un calendario di iniziative pensate per valorizzare il patrimonio storico e culturale della città mantenendo viva la memoria di uno degli episodi più significativi del Risorgimento italiano. Palestro torna così a essere palcoscenico e protagonista di un racconto collettivo che unisce passato e presente, tradizione e consapevolezza civica».
Si parte venerdì 22, alle 21, nel salone Soms di via XXVI Aprile con la conferenza Lomellina occupata-Maggio 1859 a cura del giornalista Umberto De Agostino, introdotto dallo studioso locale Giancarlo Bessi. «Toccheremo una fase storica non molto nota: il tragico mese di occupazione della Lomellina da parte dell’esercito imperiale, fra omicidi a sangue freddo, saccheggi e rapine», riassume il relatore della serata inaugurale.


Sabato 23, dalle 15 alle 18, Palestro si trasformerà in un museo a cielo aperto grazie ai volontari di Soms Cultura e il sostegno di Avis Palestro. I visitatori potranno attraversare i luoghi simbolo della battaglia accompagnati dai rievocatori dell’associazione Cultura e Rievocazione Imperi. Alle 21 in piazza Marconi ecco il concerto delle Bande di Palestro e Confienza fra musica, tradizione e memoria.

La giornata di domenica 24 sarà dedicata alla commemorazione ufficiale: alle 9.45 da piazza Marconi partirà il corteo istituzionale verso l’Ossario, dove si terranno la celebrazione ufficiale e la messa di suffragio. Alle 16 il concerto della Fanfara Bersaglieri di Asti. Inoltre, nel parco adiacente al Comune da sabato mattina alle 15.30 di domenica ecco l’allestimento rievocativo a cura dell’associazione Cultura e Rievocazione Imperi.

Si chiuderà domenica 31 maggio, alle 21.30, all’Ossario con il momento più intenso e simbolico: il Silenzio. Sarà possibile presentarsi direttamente all’Ossario o partire alle 20.30 da piazza Marconi per la tradizionale fiaccolata. «Questo gesto collettivo di raccoglimento e di rispetto – conclude il sindaco Paola Franzo – sarà capace di restituire tutto il significato profondo della ricorrenza e di unire la comunità in una memoria condivisa. Palestro, in questi quattro giorni, si vestirà a festa con il suo cuore antico e lo sguardo rivolto al futuro: perché qui la storia non si limita a essere ricordata, ma continua a vivere, anno dopo anno, nelle persone, nei luoghi e nelle emozioni».

Da Palestro verso l'Unità d'Italia: quattro giorni di rievocazioni a tutto tondo

Lomellina autonoma: solo un flebile sospiro in un lontano passato?

Questo il mio intervento al convegno circoscrizionale dei Lions Club della Lomellina Un patrimonio da vivere, un futuro da costruire, svoltosi sabato 16 maggio 2026 a Vigevano, all’auditorium San Dionigi di piazza Martiri della Liberazione. L’iniziativa, inserita nel service nazionale 2025-2026 Custodi del tempo: missione Agenti pulenti nelle città fra passato e futuro, è stata promossa da quattordici Lions Club inseriti nella V Circoscrizione del Distretto 108 Ib3 (Cilavegna Sant’Anna, Garlasco Host Le Bozzole, Garlasco La Torre, Gravellona La Melagrana, Lomellina Host, Lomellina Riva del Po, Mortara-Mede, Mortara Silvabella, Robbio, Robbio Satellite Porto magnifico per l’autismo, Vigevano Host, Vigevano Le Robinie, Vigevano Sforzesco e Vigevano Ticinum) e dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano con il patrocinio della Città di Vigevano, dell’Ecomuseo del paesaggio lomellino e dell’Ecomuseo Sforzesco.

PARTE PRIMA

Negli ultimi anni diversi residenti di altre province italiane si sono rivolti a me sollevando questo inquietante dubbio: “Ma dov’è la Lomellina?”.

Reprimendo un leggero fastidio, mi armavo di pazienza svelando l’arcano mistero geografico: una fertile pianura compresa fra i fiumi Po, Ticino e Sesia, fra Lombardia e Piemonte. Posizione certificata (foto sotto) anche nella lapide in latino apposta all’esterno della chiesa parrocchiale di Langosco. La Lomellina è arrivata fino a noi con il volto di una terra ricca di storia e con un’identità più che millenaria, un invidiabile patrimonio architettonico e un ordinato paesaggio modellato, ormai da mezzo secolo, dalle risaie.


Quindi nel mio intervento odierno vorrei illustrare il “senso del tempo” con l’auspicio che infonda un po’ di orgoglio territoriale nei presenti e, in particolare, nei giovani.

Le nozze di Teodolinda e Agilulfo a Lomello

Il nostro più antico insediamento è Laumellum. Dopo le fasi storiche della tribù ligure dei Levi, dei Celto-liguri e dei Romani, di cui sono giunti a noi numerosi reperti, Lomello acquista una significativa influenza nel periodo longobardo, in cui opera il distretto giuridico detto in latino iudiciarìa laumellensis. Fra il VI e l’VIII secolo il borgo sulle rive dell’Agogna è considerato la seconda capitale del regno dopo Pavia, tanto che nel 590 la regina Teodolinda sceglierà di sposare qui il secondo marito, il duca di Torino Agilulfo.

Dopo la sconfitta dei Longobardi a opera del re franco Carlo, futuro Magno, la iudiciarìa si trasforma naturalmente nel comitatus carolingio, realtà amministrativa meglio nota come contea. Nasce il feudalesimo, sistema politico, economico, giuridico e sociale che rimarrà in vigore per quasi mille anni, fino alla Rivoluzione francese.

La giurisdizione dei conti di Lomello cadrà sulle terre di Albonese, Breme, Cairo, Cambiò, Ceretto, Cilavegna, Dorno, Gallia, Galliavola, Gambarana con San Martino della Mandria e Santa Maria di Suardi, Gambolò, Goido, Grumello (allora nei pressi di Galliavola), Langosco con San Paolo Leria, Lomello, Mede, Mortara, Nicorvo, Olevano, Parzano, Sant’Angelo, Sartirana, Semiana e Sparvara (allora sulle rive del Po). Inoltre, la contea di Lomello si estenderà nel Vogherese, nel Biellese e nell’Albese, oltre a parti del Casalese e dell’Alessandrino, da Ticineto a Frassineto fino a Sale e a Bassignana.

La via di Lomello intitolata ai Conti palatini

Lo storico Zucchi, circa la contea di Lomello, precisava: «Confinava a ponente con la Sesia, a mezzodì col Po, a oriente col Ticino, a settentrione col Comitato di Novara, dove i termini sarebbero segnati da una linea che, toccando Robbio, Mortara e Vigevano, tendesse dalla Sesia al Ticino».

Nel X secolo nascono anche la contea di Novara (Comitatus Novariensis) e il Comitatus Burgariensis. Secondo alcuni, di quest’ultimo faceva parte Vigevano, la cui prima citazione attendibile, come toponimo Vicogebuin, appare in un atto di permuta del 963 che prova l’esistenza di un castrum (insediamento fortificato). Questa interpretazione è comunque da escludere perché il Comitatus Burgarensis, con capoluogo Parabiago, si estendeva solo sulla sponda sinistra del Ticino.

La famiglia dei conti palatini di Lomello fra il X e il XIV secolo sarà una tra le più cospicue e influenti dell’Italia settentrionale. Nel Sacro palazzo di Pavia gli esponenti di questa consorteria gentilizia gestiscono l’amministrazione della giustizia in assenza dei re franchi: solo in un secondo tempo inizieranno a trasmettersi il titolo in eredità. La figura più nota sarà Ottone II di Lomello, favorito dell’imperatore Ottone III di Sassonia, che risiederà nella rocca nota come castrum vetus nell’area dell’attuale basilica di Santa Maria Maggiore.

PARTE SECONDA

A cavallo di X e XI secolo prende piede la contrapposizione politico-amministrativa fra la Lomellina e la città di Pavia, che nel 1024, approfittando della morte dell’imperatore Enrico II, instaura il libero Comune radendo al suolo il Sacro palazzo reale e inducendo Ottone II a fortificarsi nella contea di Lomello.

È l’epoca delle acerrime lotte tra l’ex capitale longobarda e i Conti palatini: in mezzo a loro si districa, non senza fatica, il Sacro Romano Impero. Ottone II deve rifugiarsi a Lomello, dove i suoi discendenti risiederanno per oltre un secolo mantenendo ereditariamente le cariche di conti palatini di Pavia e di Lomello. Il Comune di Pavia, però, trionferà sui Palatini lomellesi fra il 1140 e il 1145, costringendo il conte Guidone a ritornare in città per tenerlo sotto controllo.

Intanto, nel 1152 Federico I di Svevia detto il Barbarossa è incoronato re dei Romani e di Germania: nella primavera del 1155 si farà incoronare re d’Italia nella basilica pavese di San Michele. Il gioco delle alleanze appare scontato: i ghibellini si schierano con l’Impero, i guelfi sono per la libertà comunale. La ghibellina Pavia abbraccia il Barbarossa contro Milano e il conte Guidone di Lomello: si susseguono sconfitte e vittorie, incendi e saccheggi da entrambe le parti.

In questi anni gli occhi sono puntati su Lomello e sulla nascente Vigevano. Nel XII secolo le originarie e precarie fortificazioni saranno sostituite da strutture più solide e l’insediamento diventerà presto oggetto di contesa fra Pavia e Milano. I capovolgimenti di fronte sono a cadenza quasi annuale. Nel 1154 Vigevano viene concessa dal Barbarossa a Pavia, ma nel 1157 sarà conquistata dai milanesi, per poi tornare sotto il controllo di Pavia. Quest’ultimo rovesciamento di fronte sarà gradito all’imperatore svevo, che soggiornerà a lungo a Vigevano, cui nel 1164 riconoscerà vari privilegi e benefìci.

Intanto nella bassa Lomellina i pavesi assediano Lomello, prendono la rocca per tradimento e la distruggono con il borgo. Incerta la data di questo avvenimento: per alcuni tra il 1140 e il 1145, per altri nel 1155. Dopo questa capitolazione, i conti di Lomello si alleano con Milano e con Vercelli, e si ritirano a Langosco assumendone il nome.


Nel 1157 Milano ricambia l’aiuto del conte di Lomello inviando centinaia di cittadini a riedificare il castello e il borgo, ma l’anno successivo il ritorno del Barbarossa in Italia provoca l’interruzione della ricostruzione di Lomello, abbandonato dalle milizie milanesi. Nel 1164 l’imperatore, che metterà a ferro e a fuoco solo Cairo e la vicina Pieve, decreta che Lomello non debba più essere ricostruito causando la divisione della famiglia comitale in molti rami.

Qualche anno più tardi i conti di Lomello volteranno le spalle a Milano per passare sotto le insegne dell’imperatore, ma in ogni caso la secolare rivalità con Pavia, potente alleata imperiale, impedirà loro di essere adeguatamente ricompensati da Federico.

Un primo atto formale di spartizione del patrimonio immobiliare avverrà a Langosco il 18 gennaio 1174 con Goffredo e Rufino. Il primo ottiene Sparvaria e Isolaria (che saranno sommerse dalle piene del Po), la bassa Lomellina, le terre oltre il Po e a Valenza, e altre proprietà disseminate tra Piacenza, Bobbio, Parma e Cremona. Il secondo riceve l’alta Lomellina, il castello di Langosco, i beni immobiliari a Pavia e a Milano, vari possedimenti e diritti feudali nel territorio bresciano.

PARTE TERZA

Arriviamo così, con un salto di tre secoli, al periodo sforzesco, legato in modo indissolubile alle figure di Ludovico Maria Sforza detto il Moro e di Leonardo da Vinci. Dopo la morte del duca Francesco Sforza nel 1466, il ducato di Milano, in cui è inserita tutta la Lomellina, passa a Galeazzo Maria, che sarà assassinato nel 1476, e al figlio Gian Galeazzo Maria. Dopo quattro anni, Ludovico diventa duca reggente e poi titolare dal 1494 al 1499.

La Dama con l’ermellino

Secondo molti storici, Ludovico nasce proprio nel castello di Vigevano, poi elevata a “città ideale”, mentre all’età di quindici anni è nominato conte di Mortara. Nell’ultimo ventennio del XV secolo, il Moro promuove le belle arti, l’architettura e la cultura chiamando a corte Leonardo, Bramante e decine di pittori, musicisti e poeti. Impossibile non ricordare due dipinti leonardeschi legati al Moro: Cecilia Gallerani, l’amante nota come “Dama con l’ermellino” e Lucrezia Crivelli, dama di Beatrice d’Este, moglie del duca, nota come la Belle ferronière.

In ambito agricolo il Moro dà impulso alla coltivazione del gelso legata alla produzione di tessuti di seta e alla nascente coltivazione del riso. Dettaglio di primaria importanza: nel settembre 1475 il fratello Galeazzo Maria aveva inviato in dono al duca di Ferrara Ercole d’Este dodici sacchi di riso coltivato nella tenuta di Villanova di Cassolo Vecchio. Poi i canali irrigui, fra cui la roggia Mora, la Villa Sforzesca, cascina Pecorara e le marcite della Sforzesca, cui lavora lo stesso Leonardo. Chiudiamo con la splendida piazza Ducale di Vigevano, realizzata fra il 1492 e il 1494.

Dopo la caduta di Ludovico, il ducato sarà assegnato nel 1521 dall’imperatore Carlo V d’Asburgo a Francesco II Sforza (foto sotto), secondogenito di Ludovico. È una figura importante per Vigevano e la Lomellina per due motivi: nel 1530 a Vigevano vengono assegnati i titoli di città e la sede vescovile, e nel 1532 Francesco II chiede e ottiene da papa Clemente VII l’elevazione di Vigevano a capoluogo del Vigevanasco, di cui fanno parte Cassolnovo, Gravellona, Cilavegna, Gambolò, Robbio, Palestro, Confienza, Nicorvo e Vinzaglio. Francesco II muore senza eredi nel 1535 e l’imperatore Carlo V decide l’annessione del ducato di Milano in favore del figlio Filippo.


PARTE QUARTA

Dopo più di un secolo e mezzo la Lomellina affronta l’ennesimo cambio di regime, che però questa volta sarà definitivo. Nel 1700 il re di Spagna Carlo II d’Asburgo muore senza eredi e scoppia la Guerra di successione spagnola. Il ducato di Savoia vi partecipa dal 1703 a fianco della Francia, salvo poi allearsi all’Austria: secondo i nuovi accordi, il 1° marzo 1707 il governo sabaudo prende possesso di gran parte della Lomellina e il 18 marzo prima le comunità e poi i feudatari prestano giuramento di fedeltà. La nostra terra torna così a essere una realtà politico-amministrativa diversi secoli dopo la contea di Lomello: il capoluogo della nuova Provincia sarà, per un secolo e mezzo, Mortara.

Queste le terre passate nel 1713 ai Savoia, che con Vittorio Amedeo II (foto sotto) ottengono la corona del regno di Sicilia, nel 1720 scambiata con la Sardegna: Borgo Franco (oggi Suardi), Breme, Candia, Castelnovetto, Cozzo, Dorno, Frascarolo, Garlasco, Gropello, Langosco, Lomello, Mede, Mortara, Ottobiano, Pieve del Cairo, Rosasco, Semiana, Sant’Angelo, San Giorgio, Sartirana, San Nazzaro con Ferrera, Scaldasole, Tromello, Valle e Zeme.


Nel 1743, in seguito al trattato di Worms, l’arciduchessa Maria Teresa d’Asburgo trasferisce al re di Sardegna il Vigevanasco, il Siccomario e l’Oltrepò pavese. Il nuovo confine di Stato diventa il canale Gravellone, alle porte di Pavia, che fino al 1859 (a parte la parentesi napoleonica) separerà l’antico Principato di Pavia dai suoi possedimenti fra Po, Ticino e Sesia.

In epoca risorgimentale ricordiamo un episodio del 1846 che meriterebbe più attenzione: il Congresso agrario di Mortara, cui presero parte i più esperti agricoltori e studiosi d’agraria, scrittori, politici e cittadini “caldi d’amor patrio” da ogni parte d’Italia e, in particolare, dal limitrofo Lombardo-Veneto, possedimento austriaco. Fra loro c’è anche Camillo Benso di Cavour, all’epoca imprenditore agricolo e futuro artefice dell’Unità d’Italia. Le sedute si tennero mercoledì 9, giovedì 10 e sabato 12 settembre a Mortara, nelle aule di Palazzo Lateranense, allora sede dell’Intendenza (prefettura) della Provincia di Lomellina, e venerdì 11 settembre a Vigevano.


E se vogliamo dilatare il nostro ancora timido orgoglio territoriale, possiamo affermare che la strada in discesa per il nuovo Regno d’Italia partì, il 30 e 31 maggio 1859, proprio dalla Lomellina con la vittoria dei franco-piemontesi a Palestro (foto sotto). Da allora l’esercito austriaco attraverserà una serie di sconfitte fino a quelle definitive di San Martino e Solferino.

Poche settimane dopo, il 23 ottobre, la Lomellina e l’Oltrepò Pavese saranno aggregati alla nuova Provincia di Pavia, istituita dalla legge n. 3072, nota come legge Rattazzi.

La Lomellina al centro del convegno dei Lions Club a Vigevano

S’intitola “Un patrimonio da vivere, un futuro da costruire” il convegno circoscrizionale dei Lions Club della Lomellina in agenda sabato 16 maggio, alle 10, a Vigevano (auditorium San Dionigi di piazza Martiri della Liberazione). L’iniziativa rientra nel service nazionale 2025-2026 “Custodi del tempo: missione Agenti pulenti nelle città fra passato e futuro”.

Dopo i saluti istituzionali, la parola passerà ai relatori: Renato Zanetti, coordinatore distrettuale del service nazionale Lions, Umberto De Agostino, direttore dell’Ecomuseo del paesaggio lomellino, Enrica Percivalle, referente circoscrizionale del service nazionale Lions, Roberta Gasparini, docente di scuola media, Mariuccia Passadore, componente del Comitato di gestione dell’Ecomuseo Sforzesco, e Patrizia Cottino, referente circoscrizionale Arte e cultura Lions.

L’evento è promosso da quattordici Lions Club inseriti nella V Circoscrizione del Distretto 108 Ib3 (Cilavegna Sant’Anna, Garlasco Host Le Bozzole, Garlasco La Torre, Gravellona La Melagrana, Lomellina Host, Lomellina Riva del Po, Mortara-Mede, Mortara Silvabella, Robbio, Robbio Satellite Porto magnifico per l’autismo, Vigevano Host, Vigevano Le Robinie, Vigevano Sforzesco e Vigevano Ticinum) e dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano con il patrocinio della Città di Vigevano, dell’Ecomuseo del paesaggio lomellino e dell’Ecomuseo Sforzesco.

I primi 40 anni della delegazione lomellina dell’Accademia italiana della cucina

Ieri sera ho partecipato alla serata promossa dalla delegazione Vigevano e Lomellina dell’Accademia italiana della cucina, fondata nel 1986, al ristorante Villa Realetta di Garlasco. I soci erano guidati dal delegato (presidente) Mauro Maregatti, che, prima del dolce finale, ha riassunto le principali finalità dell’Accademia (qui sotto) con un preciso riferimento alle attività a livello territoriale. Poi l’immancabile votazione sulle portate e sui vini proposti dal ristorante di Garlasco.

Per me è stata un’esperienza nuova e coinvolgente. La cucina è una delle espressioni più profonde della cultura di un Paese: è il frutto della storia e della vita dei suoi abitanti, diversa da regione a regione, da città a città, da villaggio a villaggio. La cucina racconta chi siamo, riscopre le nostre radici, si evolve con noi, ci rappresenta al di là dei confini. È frutto della tradizione e dell’innovazione e, per questo, da salvaguardare e da tramandare.

L’Accademia Italiana della Cucina è stata fondata il 29 luglio 1953 a Milano da Orio Vergani con un gruppo di qualificati esponenti della cultura, dell’industria e del giornalismo. Ha lo scopo di tutelare le tradizioni della cucina italiana, di cui promuove e favorisce il miglioramento in Italia e all’estero. Attraverso il suo Centro studi, le sue Delegazioni e Legazioni in Italia e nel mondo, l’Accademia opera affinché siano promosse iniziative idonee a diffondere una migliore conoscenza dei valori tradizionali della cucina italiana, che costituiscono la base per ogni concreta innovazione. Dal 2003 è ufficialmente Istituzione culturale della Repubblica Italiana.
Dettaglio non secondario: l’ammissione all’Accademia è preclusa a quanti abbiano interessi nella ristorazione e nelle scuole di cucina.

Mede amarcord, gli ex alunni si ritrovano per i cento anni della maestra

Dopo più di mezzo secolo gli alunni hanno ritrovato la loro maestra delle elementari di Mede Lomellina in un toccante incontro amarcord. Oggi (14 aprile) Giovanna Allegri Masinari compie cento anni e, domenica mattina, i suoi alunni, oggi 63enni, le hanno organizzato un commovente incontro a sorpresa.

La maestra in pensione, vedova di Giuseppe Masinari, fondatore del Palio d’la Ciaramèla di Mede, sul piazzale dell’edificio scolastico di corso Italia si è trovata di fronte diciassette dei 23 alunni sui banchi di scuola fra il 1969 e il 1974: un caloroso augurio di buon compleanno da ciascuno di loro alla “signora maestra” e la consegna di un mazzo di fiori.

Gli ex alunni con la loro maestra oggi (foto Alex Morandi)

Promotore dell’incontro amarcord è stato Giovanni Mantelli. «Eravamo l’unica classe maschile della scuola elementare di Mede, mentre le altre erano miste: nessuno ci ha mai spiegato il motivo – spiega l’ex alunno della maestra Giovanna – Quando nei giorni scorsi mi sono ricordato dell’importante compleanno della nostra maestra, inizialmente avevo pensato solamente di andare a casa sua, di suonare il campanello e di farle tanti auguri. Poi, però, mi è venuta un’idea molto più estesa: radunare la maggior parte dei miei ex compagni di classe e fare un’improvvisata alla signora maestra». Così Giovanni inizia il passaparola fra i coetanei, la maggior parte dei quali risiede a Mede. «A parte i medesi – aggiunge – sono riuscito a entrare in contatto anche con ex compagni residenti in altre città: addirittura a Mede è ritornato Davide Capone, che oggi è carabiniere a Udine. Poi altri amici che abitano a Pavia, Voghera e Valenza. Eravamo un gruppo molto unito, insieme dalla prima alla quinta elementare, e l’incontro con la maestra ci ha dato anche modo di commemorare quattro coetanei scomparsi negli ultimi anni: Edoardo Bertelli, Alberto Gastaldo, Cosimo Panaia ed Eugenio Volpi».

Gli alunni di prima elementare (“remigini”) nel 1969

L’incontro fra Giovanna Allegri e gli ex alunni è stato pianificato da Mantelli e da Olga, la badante della maestra. «Ho chiesto a Olga – svela Mantelli – di accompagnare Giovanna dopo la messa davanti alla scuola elementare di corso Italia: così, con il benestare delle figlie della nostra maestra Luciana e Carla Masinari, abbiamo incontrato la nostra maestra. Ognuno di noi le ha augurato buon compleanno e lei ci ha riconosciuti tutti: è stato come tornare all’appello della prima ora, più di mezzo secolo fa».

Prima di salutarsi, la foto di gruppo del 2026 con quella del 1969 fra le mani di Mantelli.

La maestra Giovanna guarda la foto del 1969 (foto Alex Morandi)

Ora il riso della Lomellina ha il suo marchio collettivo

Sette risicoltori per un nuovo marchio collettivo di filiera con sette varietà rappresentative di riso: il Carnaroli nelle declinazioni classico, biologico, generico e semilavorato, il Vialone nano classico e le varietà storiche e recuperate Rosa Marchetti e Lomello. Tutto sotto l’ombrello di “Lomellina Terra di riso”, associazione nata due anni fa per promuovere l’identità economica, ma anche storica, ambientale e culturale di una Lomellina che, con il Pavese, è la prima zona a risaia in Europa (media annua di circa 80mila ettari).

Il pubblico alla presentazione del marchio collettivo Lomellina terra di riso

Sabato 11 aprile a Lomello, nell’ex chiesa di San Rocco, erano rappresentati i promotori del progetto: Cascina Alberona di Mortara con Luigi Ferraris, presidente di “Lomellina terra di riso”, Cascina Mora bassa di Vigevano con Paolo Dondena, Cascina Bosco Fornasara di Nicorvo con Roberto Marinone, Marta Sempio Riso di Valeggio-Cergnago con Marta Sempio, Azienda agricola Zerbi di Pieve Albignola con Antonio Zerbi, società agricola Massino di Sartirana Lomellina con Francesca Massino e società agricola Santa Maria di Mede-Lomello con Giovanni Nipoti. Al loro fianco il Gal Risorsa Lomellina e l’Ecomuseo del paesaggio lomellino con i presidenti Stefano Leva e Francesco Berzero.

I sette produttori di Lomellina Terra di riso

Dopo il saluto del sindaco Silvia Ruggia, del consigliere regionale Ruggero Invernizzi e del consigliere provinciale Paola Patrucchi, spazio a Nipoti per i dettagli. «Cinque – ha spiegato Nipoti – le linee guida della produzione: la definizione della Lomellina come zona d’origine; l’adozione dell’agricoltura rigenerativa come metodo di riferimento e quindi l’applicazione di pratiche colturali e ambientali orientate alla tutela del suolo e della biodiversità, come lavorazioni ridotte, colture di copertura o “cover crops”, rotazioni quinquennali, sommersione invernale e mantenimento delle stoppie; l’assunzione di criteri di sostenibilità sociale, dal rispetto delle norme sul lavoro alla valorizzazione delle fattorie didattiche; la centralizzazione della trasformazione a Cascina Alberona di Mortara, dove il riso sarà lavorato secondo un ciclo controllato che mira a garantire un prodotto finale di qualità superiore, con una percentuale di chicchi rotti inferiore all’1%».

Le sette varietà di riso si presentano con una nuova confezione, che richiama la risaia e i castelli, presenza diffusa della “Lomellina piccola Loira”. Sulla confezione compare inoltre la dicitura Fatto con passione in Lomellina per rendere riconoscibile l’origine del prodotto sullo scaffale.

«Se a livello globale il riso è spesso una merce, in Italia diventa un prodotto di valore – ha sottolineato Ferraris – Non competiamo sulla quantità, ma su qualità certificata e biodiversità varietale: qui il valore nasce dall’incontro tra prodotti di eccellenza, pratiche agricole attente e una forte identità territoriale, tutti elementi che il mercato e il consumatore oggi sono sempre più in grado di riconoscere». Il progetto promuove anche iniziative che si articoleranno fino a marzo 2027: degustazioni, esperienze e attività di scoperta accompagneranno pubblico, stampa e operatori in Lomellina e a Milano.

I produttori con Berzero (presidente Ecomuseo) e Alberto Lasagna (direttore Confagricoltura Pavia), primo e secondo da sx