Questo il mio intervento al convegno circoscrizionale dei Lions Club della Lomellina Un patrimonio da vivere, un futuro da costruire, svoltosi sabato 16 maggio 2026 a Vigevano, all’auditorium San Dionigi di piazza Martiri della Liberazione. L’iniziativa, inserita nel service nazionale 2025-2026 Custodi del tempo: missione Agenti pulenti nelle città fra passato e futuro, è stata promossa da quattordici Lions Club inseriti nella V Circoscrizione del Distretto 108 Ib3 (Cilavegna Sant’Anna, Garlasco Host Le Bozzole, Garlasco La Torre, Gravellona La Melagrana, Lomellina Host, Lomellina Riva del Po, Mortara-Mede, Mortara Silvabella, Robbio, Robbio Satellite Porto magnifico per l’autismo, Vigevano Host, Vigevano Le Robinie, Vigevano Sforzesco e Vigevano Ticinum) e dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano con il patrocinio della Città di Vigevano, dell’Ecomuseo del paesaggio lomellino e dell’Ecomuseo Sforzesco.
PARTE PRIMA
Negli ultimi anni diversi residenti di altre province italiane si sono rivolti a me sollevando questo inquietante dubbio: “Ma dov’è la Lomellina?”.
Reprimendo un leggero fastidio, mi armavo di pazienza svelando l’arcano mistero geografico: una fertile pianura compresa fra i fiumi Po, Ticino e Sesia, fra Lombardia e Piemonte. Posizione certificata (foto sotto) anche nella lapide in latino apposta all’esterno della chiesa parrocchiale di Langosco. La Lomellina è arrivata fino a noi con il volto di una terra ricca di storia e con un’identità più che millenaria, un invidiabile patrimonio architettonico e un ordinato paesaggio modellato, ormai da mezzo secolo, dalle risaie.
Quindi nel mio intervento odierno vorrei illustrare il “senso del tempo” con l’auspicio che infonda un po’ di orgoglio territoriale nei presenti e, in particolare, nei giovani.
Il nostro più antico insediamento è Laumellum. Dopo le fasi storiche della tribù ligure dei Levi, dei Celto-liguri e dei Romani, di cui sono giunti a noi numerosi reperti, Lomello acquista una significativa influenza nel periodo longobardo, in cui opera il distretto giuridico detto in latino iudiciarìa laumellensis. Fra il VI e l’VIII secolo il borgo sulle rive dell’Agogna è considerato la seconda capitale del regno dopo Pavia, tanto che nel 590 la regina Teodolinda sceglierà di sposare qui il secondo marito, il duca di Torino Agilulfo.
Dopo la sconfitta dei Longobardi a opera del re franco Carlo, futuro Magno, la iudiciarìa si trasforma naturalmente nel comitatus carolingio, realtà amministrativa meglio nota come contea. Nasce il feudalesimo, sistema politico, economico, giuridico e sociale che rimarrà in vigore per quasi mille anni, fino alla Rivoluzione francese.
La giurisdizione dei conti di Lomello cadrà sulle terre di Albonese, Breme, Cairo, Cambiò, Ceretto, Cilavegna, Dorno, Gallia, Galliavola, Gambarana con San Martino della Mandria e Santa Maria di Suardi, Gambolò, Goido, Grumello (allora nei pressi di Galliavola), Langosco con San Paolo Leria, Lomello, Mede, Mortara, Nicorvo, Olevano, Parzano, Sant’Angelo, Sartirana, Semiana e Sparvara (allora sulle rive del Po). Inoltre, la contea di Lomello si estenderà nel Vogherese, nel Biellese e nell’Albese, oltre a parti del Casalese e dell’Alessandrino, da Ticineto a Frassineto fino a Sale e a Bassignana.
Lo storico Zucchi, circa la contea di Lomello, precisava: «Confinava a ponente con la Sesia, a mezzodì col Po, a oriente col Ticino, a settentrione col Comitato di Novara, dove i termini sarebbero segnati da una linea che, toccando Robbio, Mortara e Vigevano, tendesse dalla Sesia al Ticino».
Nel X secolo nascono anche la contea di Novara (Comitatus Novariensis) e il Comitatus Burgariensis. Secondo alcuni, di quest’ultimo faceva parte Vigevano, la cui prima citazione attendibile, come toponimo Vicogebuin, appare in un atto di permuta del 963 che prova l’esistenza di un castrum (insediamento fortificato). Questa interpretazione è comunque da escludere perché il Comitatus Burgarensis, con capoluogo Parabiago, si estendeva solo sulla sponda sinistra del Ticino.
La famiglia dei conti palatini di Lomello fra il X e il XIV secolo sarà una tra le più cospicue e influenti dell’Italia settentrionale. Nel Sacro palazzo di Pavia gli esponenti di questa consorteria gentilizia gestiscono l’amministrazione della giustizia in assenza dei re franchi: solo in un secondo tempo inizieranno a trasmettersi il titolo in eredità. La figura più nota sarà Ottone II di Lomello, favorito dell’imperatore Ottone III di Sassonia, che risiederà nella rocca nota come castrum vetus nell’area dell’attuale basilica di Santa Maria Maggiore.
PARTE SECONDA
A cavallo di X e XI secolo prende piede la contrapposizione politico-amministrativa fra la Lomellina e la città di Pavia, che nel 1024, approfittando della morte dell’imperatore Enrico II, instaura il libero Comune radendo al suolo il Sacro palazzo reale e inducendo Ottone II a fortificarsi nella contea di Lomello.
È l’epoca delle acerrime lotte tra l’ex capitale longobarda e i Conti palatini: in mezzo a loro si districa, non senza fatica, il Sacro Romano Impero. Ottone II deve rifugiarsi a Lomello, dove i suoi discendenti risiederanno per oltre un secolo mantenendo ereditariamente le cariche di conti palatini di Pavia e di Lomello. Il Comune di Pavia, però, trionferà sui Palatini lomellesi fra il 1140 e il 1145, costringendo il conte Guidone a ritornare in città per tenerlo sotto controllo.
Intanto, nel 1152 Federico I di Svevia detto il Barbarossa è incoronato re dei Romani e di Germania: nella primavera del 1155 si farà incoronare re d’Italia nella basilica pavese di San Michele. Il gioco delle alleanze appare scontato: i ghibellini si schierano con l’Impero, i guelfi sono per la libertà comunale. La ghibellina Pavia abbraccia il Barbarossa contro Milano e il conte Guidone di Lomello: si susseguono sconfitte e vittorie, incendi e saccheggi da entrambe le parti.
In questi anni gli occhi sono puntati su Lomello e sulla nascente Vigevano. Nel XII secolo le originarie e precarie fortificazioni saranno sostituite da strutture più solide e l’insediamento diventerà presto oggetto di contesa fra Pavia e Milano. I capovolgimenti di fronte sono a cadenza quasi annuale. Nel 1154 Vigevano viene concessa dal Barbarossa a Pavia, ma nel 1157 sarà conquistata dai milanesi, per poi tornare sotto il controllo di Pavia. Quest’ultimo rovesciamento di fronte sarà gradito all’imperatore svevo, che soggiornerà a lungo a Vigevano, cui nel 1164 riconoscerà vari privilegi e benefìci.
Intanto nella bassa Lomellina i pavesi assediano Lomello, prendono la rocca per tradimento e la distruggono con il borgo. Incerta la data di questo avvenimento: per alcuni tra il 1140 e il 1145, per altri nel 1155. Dopo questa capitolazione, i conti di Lomello si alleano con Milano e con Vercelli, e si ritirano a Langosco assumendone il nome.
Nel 1157 Milano ricambia l’aiuto del conte di Lomello inviando centinaia di cittadini a riedificare il castello e il borgo, ma l’anno successivo il ritorno del Barbarossa in Italia provoca l’interruzione della ricostruzione di Lomello, abbandonato dalle milizie milanesi. Nel 1164 l’imperatore, che metterà a ferro e a fuoco solo Cairo e la vicina Pieve, decreta che Lomello non debba più essere ricostruito causando la divisione della famiglia comitale in molti rami.
Qualche anno più tardi i conti di Lomello volteranno le spalle a Milano per passare sotto le insegne dell’imperatore, ma in ogni caso la secolare rivalità con Pavia, potente alleata imperiale, impedirà loro di essere adeguatamente ricompensati da Federico.
Un primo atto formale di spartizione del patrimonio immobiliare avverrà a Langosco il 18 gennaio 1174 con Goffredo e Rufino. Il primo ottiene Sparvaria e Isolaria (che saranno sommerse dalle piene del Po), la bassa Lomellina, le terre oltre il Po e a Valenza, e altre proprietà disseminate tra Piacenza, Bobbio, Parma e Cremona. Il secondo riceve l’alta Lomellina, il castello di Langosco, i beni immobiliari a Pavia e a Milano, vari possedimenti e diritti feudali nel territorio bresciano.
PARTE TERZA
Arriviamo così, con un salto di tre secoli, al periodo sforzesco, legato in modo indissolubile alle figure di Ludovico Maria Sforza detto il Moro e di Leonardo da Vinci. Dopo la morte del duca Francesco Sforza nel 1466, il ducato di Milano, in cui è inserita tutta la Lomellina, passa a Galeazzo Maria, che sarà assassinato nel 1476, e al figlio Gian Galeazzo Maria. Dopo quattro anni, Ludovico diventa duca reggente e poi titolare dal 1494 al 1499.
Secondo molti storici, Ludovico nasce proprio nel castello di Vigevano, poi elevata a “città ideale”, mentre all’età di quindici anni è nominato conte di Mortara. Nell’ultimo ventennio del XV secolo, il Moro promuove le belle arti, l’architettura e la cultura chiamando a corte Leonardo, Bramante e decine di pittori, musicisti e poeti. Impossibile non ricordare due dipinti leonardeschi legati al Moro: Cecilia Gallerani, l’amante nota come “Dama con l’ermellino” e Lucrezia Crivelli, dama di Beatrice d’Este, moglie del duca, nota come la Belle ferronière.
In ambito agricolo il Moro dà impulso alla coltivazione del gelso legata alla produzione di tessuti di seta e alla nascente coltivazione del riso. Dettaglio di primaria importanza: nel settembre 1475 il fratello Galeazzo Maria aveva inviato in dono al duca di Ferrara Ercole d’Este dodici sacchi di riso coltivato nella tenuta di Villanova di Cassolo Vecchio. Poi i canali irrigui, fra cui la roggia Mora, la Villa Sforzesca, cascina Pecorara e le marcite della Sforzesca, cui lavora lo stesso Leonardo. Chiudiamo con la splendida piazza Ducale di Vigevano, realizzata fra il 1492 e il 1494.
Dopo la caduta di Ludovico, il ducato sarà assegnato nel 1521 dall’imperatore Carlo V d’Asburgo a Francesco II Sforza (foto sotto), secondogenito di Ludovico. È una figura importante per Vigevano e la Lomellina per due motivi: nel 1530 a Vigevano vengono assegnati i titoli di città e la sede vescovile, e nel 1532 Francesco II chiede e ottiene da papa Clemente VII l’elevazione di Vigevano a capoluogo del Vigevanasco, di cui fanno parte Cassolnovo, Gravellona, Cilavegna, Gambolò, Robbio, Palestro, Confienza, Nicorvo e Vinzaglio. Francesco II muore senza eredi nel 1535 e l’imperatore Carlo V decide l’annessione del ducato di Milano in favore del figlio Filippo.
PARTE QUARTA
Dopo più di un secolo e mezzo la Lomellina affronta l’ennesimo cambio di regime, che però questa volta sarà definitivo. Nel 1700 il re di Spagna Carlo II d’Asburgo muore senza eredi e scoppia la Guerra di successione spagnola. Il ducato di Savoia vi partecipa dal 1703 a fianco della Francia, salvo poi allearsi all’Austria: secondo i nuovi accordi, il 1° marzo 1707 il governo sabaudo prende possesso di gran parte della Lomellina e il 18 marzo prima le comunità e poi i feudatari prestano giuramento di fedeltà. La nostra terra torna così a essere una realtà politico-amministrativa diversi secoli dopo la contea di Lomello: il capoluogo della nuova Provincia sarà, per un secolo e mezzo, Mortara.
Queste le terre passate nel 1713 ai Savoia, che con Vittorio Amedeo II (foto sotto) ottengono la corona del regno di Sicilia, nel 1720 scambiata con la Sardegna: Borgo Franco (oggi Suardi), Breme, Candia, Castelnovetto, Cozzo, Dorno, Frascarolo, Garlasco, Gropello, Langosco, Lomello, Mede, Mortara, Ottobiano, Pieve del Cairo, Rosasco, Semiana, Sant’Angelo, San Giorgio, Sartirana, San Nazzaro con Ferrera, Scaldasole, Tromello, Valle e Zeme.
Nel 1743, in seguito al trattato di Worms, l’arciduchessa Maria Teresa d’Asburgo trasferisce al re di Sardegna il Vigevanasco, il Siccomario e l’Oltrepò pavese. Il nuovo confine di Stato diventa il canale Gravellone, alle porte di Pavia, che fino al 1859 (a parte la parentesi napoleonica) separerà l’antico Principato di Pavia dai suoi possedimenti fra Po, Ticino e Sesia.
In epoca risorgimentale ricordiamo un episodio del 1846 che meriterebbe più attenzione: il Congresso agrario di Mortara, cui presero parte i più esperti agricoltori e studiosi d’agraria, scrittori, politici e cittadini “caldi d’amor patrio” da ogni parte d’Italia e, in particolare, dal limitrofo Lombardo-Veneto, possedimento austriaco. Fra loro c’è anche Camillo Benso di Cavour, all’epoca imprenditore agricolo e futuro artefice dell’Unità d’Italia. Le sedute si tennero mercoledì 9, giovedì 10 e sabato 12 settembre a Mortara, nelle aule di Palazzo Lateranense, allora sede dell’Intendenza (prefettura) della Provincia di Lomellina, e venerdì 11 settembre a Vigevano.
E se vogliamo dilatare il nostro ancora timido orgoglio territoriale, possiamo affermare che la strada in discesa per il nuovo Regno d’Italia partì, il 30 e 31 maggio 1859, proprio dalla Lomellina con la vittoria dei franco-piemontesi a Palestro (foto sotto). Da allora l’esercito austriaco attraverserà una serie di sconfitte fino a quelle definitive di San Martino e Solferino.
Poche settimane dopo, il 23 ottobre, la Lomellina e l’Oltrepò Pavese saranno aggregati alla nuova Provincia di Pavia, istituita dalla legge n. 3072, nota come legge Rattazzi.
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