A Valle Lomellina i profughi sono il 5% della popolazione

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Foto da “Il Giorno”; foto in evidenza da “La Nazione”

I migranti ospitati a Valle Lomellina hanno raggiunto il centinaio. Nelle ultime ore l’ex comitato della Croce rossa italiana ha accolto altri dodici profughi, scatenando le proteste del sindaco Pier Roberto Carabelli, che l’altro giorno a Pavia aveva incontrato il prefetto Erminia Rosa Cesari proprio per chiedere l’interruzione degli arrivi.

«Ormai – dice il sindaco – credo che 100 profughi su un totale di 2.100 abitanti sia eccessivo: siamo arrivati al 5% e iniziamo a registrare un certo malumore fra i vallesi. Purtroppo sono frequenti gli schiamazzi notturni provocati da questi ragazzi, che di notte si ritrovano soprattutto in piazza Corte Granda».

I profughi arrivano principalmente dalla Costa d’Avorio, dal Senegal e dal Bangladesh. Il loro numero è aumentato nell’ultimo anno: inizialmente 15, sono passati a 50 e ora sfiorano il centinaio. Passano il tempo girando a piedi o in bicicletta oppure giocando a pallone nelle piazze del paese. Il luogo di ritrovo preferito è il giardino attorno al monumento ai Caduti di via Sartirana, a pochi passi dall’ex Cri. Secondo le testimonianze dei vallesi, i migranti si radunano per gruppi etnici.

Sul gruppo Fb “Sei di Valle Lomellina se…” i commenti hanno raggiunto l’ottantina.

Una ragazza scrive: «Io stessa ho visto uno di loro girare intorno alla.mia macchina con sospetto, guardare dentro e poi guardarsi intorno per vedere se c era gente… In macchina avevo il cane e per fortuna avevo parcheggiato in un punto in cui io dal negozio vedevo la macchina e me ne sono accorta… Ora non mi piace fare di tutta l’erba un fascio, ma penso che la situazione stia diventando insostenibile. Sono troppi. Quando si mettono a seguire ragazzine o a fare battute di natura sessuale no, non mi sta bene… ci sarà sicuramente gente più incivile in paese, ma questo non toglie il fatto che la situazione che si è creata non è da sottovalutare».

Alcuni cittadini, sempre su Facebook, accusano la Croce rossa italiana, che avrebbe pensato solo a intascare 35 euro al giorno per profugo dimenticando gli aspetti sociali della vicenda. Secondo altre testimonianze, un profugo sarebbe entrato in un negozio di alimentari chiedendo una bottiglia di liquore. «In cambio ti do un pacchetto di sigarette», avrebbe suggerito come pagamento, La proprietaria ha rifiutato.

«Mi faccio portavoce – aggiunge Carabelli – della preoccupazione dei miei concittadini: mi chiedo perché la prefettura di Pavia non capisce che Valle non è un paese adeguato ad accogliere cento di questi ragazzi, che non hanno un lavoro e che girano tutto il giorno per il paese. Purtroppo, in casi come questo è sempre il privato che ci guadagna».

Il sindaco ha anche chiesto che sia smantellata la piccola tendopoli allestita nel cortile della Croce rossa di via Sartirana. «Anche la prefettura concorda con me – dice ancora – Inoltre, chiedo che l’Asl effettui controlli sanitari periodici su questi ragazzi».

Sulla questione interviene Marco Maggioni, segretario della circoscrizione Lomellina della Lega Nord.

«Si è passato il limite del buon senso! Un paese di 2.100 abitanti non può sopportare un simile carico di clandestini, che il governo Renzi ha ribattezzato migranti – commenta Maggioni – Per questo motivo ho contattato sia il sindaco Carabelli sia il consigliere di minoranza Bertassi, che a marzo in consiglio comunale avevano approvato una mozione congiunta contro l’invasione clandestina, per valutare azioni comuni da portare nelle sedi opportune volte a tutelare la sicurezza del paese. Ho informato anche Gian Marco Centinaio, senatore della Lega Nord, che intende presentare un’interrogazione parlamentare».

Est Sesia garantirà l’acqua in risaia

Il Roggione di Sartirana nel Comune di Langosco
Il Roggione di Sartirana nel Comune di Langosco

Emergenza acqua in campagna: Est Sesia garantirà la salvaguardia dei raccolti di riso e di mais accorpando i singoli distretti in macroaree. E’ una delle soluzioni individuate dal consorzio irriguo nel corso dell’incontro con le rappresentanze di Coldiretti, Confagricoltura e Cia delle province di Pavia, Novara e Vercelli. A Novara, nella sede del consorzio che irriga 210mila ettari di cui 123mila in Lomellina e 87mila in Piemonte, le organizzazioni agricole hanno affrontato la carenza idrica che il triangolo risicolo italiano sta vivendo con non poche difficoltà.

«E’ emerso l’impegno comune – commenta Est Sesia – a sensibilizzare gli agricoltori per un più razionale utilizzo dell’acqua: a questo scopo organizzeremo il servizio irriguo dei prossimi giorni formando alcune macroaree per suddividere le residue disponibilità idriche. Inoltre, saranno attuati servizi straordinari per 24 ore al giorno, in aggiunta a quelli già svolti, per garantire l’equo riparto e prevenire azioni indebite in aperta campagna».

Il mese di luglio è stato il più caldo dell’ultimo secolo: da una parte, si è avuta una forte crescita delle esigenze irrigue delle colture e, dall’altra, un progressivo calo delle disponibilità derivabili soprattutto dal Po e dalla Dora Baltea, con pesanti ripercussioni sull’intero comprensorio irrigato da consorzio di Novara.

«Fino a oggi – prosegue Est Sesia – si è riusciti a scongiurare problemi più consistenti solo grazie al lago Maggiore dove, anche grazie al livello d’invaso estivo mantenuto fino ai primi giorni di luglio a 1,25 metri sopra lo zero idrometrico, si è garantita la stabilità delle derivazioni irrigue sia dell’Est Sesia sia del consorzio Est Ticino Villoresi. Purtroppo, con il perdurare della mancanza di precipitazioni, già nei prossimi giorni anche le derivazioni dal lago Maggiore dovranno subire drastiche riduzioni».

Il caldo africano mette in ginocchio il riso della Lomellina

chinadrought4Flegetonte e Caronte “svuotano” i chicchi di riso. E ora si attende Acheronte, il nuovo anticiclone che agiterà il sonno dei risicoltori. Le temperature africane delle ultime settimane hanno provocato non pochi danni alle risaie della provincia di Pavia, prima in Europa con i suoi 77mila ettari fra Lomellina e Pavese. Mentre i risicoltori iniziano a guardare al raccolto di settembre, emergono le preoccupazioni per l’ondata di caldo trascorsa e quella in arrivo.

Marco Sobrero, tecnico di Bayer CropScience Italia, illustra gli effetti del grande caldo sulle pannocchie di riso. «La sterilità del cereale – dice il tecnico della società agrochimica – non viene indotta solo dal grande freddo, ma anche dal solleone. Le giornate molto calde non hanno permesso un’ottima maturazione del polline, che è sterile o addirittura mancante. Senza polline non può esserci la fecondazione del granello. All’esterno non si nota alcun sintomo, ma all’interno del chicco non c’è polline». L’argomento trova spazio sul sito specializzato www.risoitaliano.eu, dove Sobrero mette in guardia i risicoltori.

La situazione è confermata da Paolo Sala, che gestisce con il fratello Emilio l’azienda agricola Gattinera di Ferrera Erbognone. «In effetti – dice – alcuni risi Lungo B non sono stati fecondati a causa delle alte temperature. D’altro canto, il grande caldo ci costringerà ad anticipare il raccolto di Baldo e Sant’Andrea, mentre il Carnaroli sta spigando in questi giorni e quindi è in linea con la normale maturazione».

Oltre ad Acheronte, i risicoltori devono guardarsi dal brusone, patologia che causa i danni maggiori alla produzione di riso. La “Pyricularia oryzae” va a colpire soprattutto le varietà da mercato interno, quelle da risotto.

Sulla Via Francigena in Lomellina: da Palestro a Pavia

2015-07-28-palestro-mortaraUn interessante articolo tratto dal sito del Touring Club.

Pronti quanto basta e poi via: mille chilometri a piedi per percorre, in poco più di un mese e mezzo, tutta la Via Francigena, dal Colle del Gran San Bernardo a Roma. Giorno per giorno ecco il racconto di CamminaFrancigena 2015, un viaggio organizzato da Movimento Lento/Sloways in collaborazione con il Touring Club Italiano. Fino al 2 settembre si alterneranno cinque/sei camminatori, che, oltre a ripercorrere i sentieri dei pellegrini medievali, racconteranno l’Italia minore, quella deve ancora essere conosciuta, ammirata, valorizzata. Buon cammino.

Tappa 9. DA SAN GERMANO VERCELLESE A PALESTRO

Si parte da San Germano con una relativa calma, il paese che il giorno prima sembrava deserto per il caldo è molto incuriosito dal nostro passaggio. Una donna in bicicletta avverte i vicini della nostra presenza, e nel giro di poco tempo si raduna un gruppetto di persone per chiederci informazioni e dettagli sul nostro viaggio. Superato San Germano entriamo nelle campagne vercellesi: risaie a perdita d’occhio, di un verde intenso, circondate dai canali d’acqua. Parecchi aironi, bianchi e con il becco lungo, spaventati dal nostro passaggio si alzano in volo, notiamo qualche ranocchia, e in lontananza vediamo qualche mondino al lavoro. Riusciamo a riposarci all’ombra di un albero a Montonero, piccola frazione dove troviamo acqua e riposo, e proseguiamo in direzione Vercelli. Arriviamo nel primo pomeriggio nella bella Piazza Cavour, nel centro della città.

Usciti dalla città, dopo pochi chilometri incontriamo un agricoltore con la moglie. Hanno una gran voglia di parlare, ci raccontano la loro vita dedicata alla coltivazione del riso e ci invitano a conoscere la figlia, che scopriamo essere un’appassionata dei pellegrini, cui offre chiacchiere e acqua fresca. Ci fa vedere con orgoglio un diario in cui annota i pellegrini che sono passati di lì: americani, australiani, tedeschi, canadesi e italiani, tutti con una storia da raccontare e tutti con un motivo per partire nel cuore.

Ormai si è fatto tardi e ci dirigiamo velocemente verso Palestro, dove Ambra, una giovane ragazza gestisce insieme al marito l’ospitaliere La Torre Merlata. L’accoglienza è fantastica, con una cenetta cucinata con i prodotti dell’orto e amore. Stasera ci hanno raggiunto Fiorella e Alberto, voce e anima di Radio Francigena, la web radio che sta raccontando il nostro viaggio con una trasmissione giornaliera. La sala da pranzo della Torre Merlata diventa uno studio radiofonico: ne approfittiamo per coinvolgere prima Ambra e poi tutti i componenti del gruppo in una serie di registrazioni che verranno trasmesse nelle prossime giornate. La nascita di una radio dedicata è un ulteriore dimostrazione della crescita dell’interesse per la Via Francigena, si sente nell’aria una nuova energia.

Tappa 10. DA PALESTRO A MORTARA

Partiamo con calma dopo un’abbondante colazione gustata nel giardino della Torre Merlata insieme ad Ambra. Il paesaggio un po’ cambia: il riso lascia posto al mais e alla soia, e i pioppeti sono più frequenti, concedendoci qualche riparo in più dal sole.

Immersi dal silenzio delle campagne ci accompagnano nel viaggio molte libellule (pistu-pistun, come le chiamano in Piemonte) di svariati colori e grandezze.

Attraversiamo piccoli paesi, come Robbio, dove troviamo sulla via due splendide chiesette medievali: San Valeriano e San Pietro, e un piccolo mercato in cui compriamo frutta fresca, formaggi e pane per il pranzo. A Nicorvo ci fermiamo per evitare le ore più calde e per pranzare sotto una magnolia gigante, per poi ripartire alla volta di Mortara. Oggi siamo ospiti dell’albergo San Michele, dove ci accoglie la proprietaria, molto gentile. Alloggiamo in una stanza pulita e confortevole: sappiamo che nei prossimi giorni dormiremo spesso con il materassino a terra e ci godiamo questo piccolo lusso.

Tappa 11. DA MORTARA A GARLASCO

Nonostante i buoni propositi che lastricano ogni sera la Via Francigena, stamattina come al solito ci svegliamo troppo tardi. Quando partiamo il sole è già molto forte e la tappa anche se breve ci affatica molto a causa delle temperature elevate. Alle porte di Mortara ci fermiamo all’abbazia di Sant’Albino, considerata un ospitale di riferimento per i pellegrini della Via Francigena. Tutto il percorso di circa 18 km fino a Tromello è immerso negli alti campi di mais e sono pochi i punti d’ombra. Grazie alla gentilezza di alcuni contadini riusciamo a fare di tanto in tanto scorte di acqua e a godere di un po’ di fresco.

A Tromello consumiamo un pasto frugale a base di frutta, formaggio e pane, e ripartiamo per gli ultimi chilometri della tappa. Siamo ospiti a Garlasco nella Casa del Pellegrino di San Rocco: una pizza veloce e due chiacchiere per poi cadere in un sonno profondo, un po’ bruciati dal sole ma contenti di essere arrivati alla meta.

Tappa 12. DA GARLASCO A PAVIA

Oggi partiamo molto prima del solito e il cammino ci regala una cielo velato e una temperatura clemente. Usciamo da Garlasco e rientriamo subito nei campi. Attraversiamo Gropello Cairoli, esempio di paese sviluppato lungo una via nel periodo medievale, dove nel piccolo mercato compriamo della frutta e dove Stefano Cattivo (si chiama proprio così), di nome ma non fatto, ci insegue per regalarci del succo fresco. La parola fresco ci rallegra sempre, non poco.

Dopo il paesino di Villanova d’Ardenghi, entriamo nel cuore del Parco del Ticino, dove il sentiero costeggia il fiume. Gli scorci e i colori del fiume di questo tratto sono meravigliosi e camminiamo circondati da pioppi e grosse querce. Ci fermiamo in uno dei luoghi di ristoro a ridosso delle spiaggette create nel letto del fiume.

L’ingresso a Pavia si mostra a noi con il famoso Ponte Coperto. Attraversiamo il centro storico e raggiungiamo l’oratorio San Mauro, dove Massimo Cavalieri ci accoglie con grande calore e ci racconta la sua storia, che documentiamo in uno dei numerosi video che stiamo raccogliendo per documentare le belle storie di persone e associazioni che lavorano per un Paese migliore. Insieme a un gruppo di volontari gestisce la mensa dei poveri. Stasera siamo gli ospiti d’onore: ceniamo insieme ai senza fissa dimora e alle persone in difficoltà, sempre più numerose in questo periodo. Decidiamo di dormire all’aperto, nel prato dell’oratorio, sotto un cielo stellato.

http://www.touringclub.it/notizie-di-viaggio/camminafrancigena-tra-piemonte-e-lombardia-le-tappe-9-10-11-e-12

Expo, in aumento il turismo in provincia di Pavia

La Certosa di Pavia
La Certosa di Pavia

Dal monitoraggio del primo semestre 2015, i dati relativi ai contatti, agli arrivi e alle presenze turistiche in provincia di Pavia sono in aumento. Lo si nota dai dati degli Iat e dal numero di visitatori delle mostre, non solo di Pavia, ma anche di Vigevano. Nel dettaglio, i contatti totali (telefonate, mail e ingressi dei turisti per richiesta di informazioni e documentazione) del 2014 negli Iat sono stati 24.940, di cui 14.457 allo Iat di Pavia.

«Nei primi sei mesi del 2015 abbiamo già raggiunto 13.914 contatti totali – sottolinea l’assessore provinciale al Turismo, Emanuela Marchiafava –  di cui 7.193 allo Iat di Pavia, 4.350 a Vigevano e 1.755 a Godiasco Salice Terme, cui aggiungere più di 600 contatti in totale fra gli Info point di Voghera e Stradella. Rileviamo quindi che nei mesi di maggio e giugno sono stati superati i contatti del 2014».

Se guardiamo alle percentuali d’incremento, maggio 2015 ha avuto un + 44% di contatti rispetto al 2014, con lo Iat di Pavia a + 39% e quello di Vigevano a + 83% (dove sicuramente ha inciso la nuova e centrale ubicazione dello Iat in municipio). Giugno 2015 ha registrato, rispetto a giugno 2014, un + 6% di contatti, con lo Iat di Pavia a + 16% e quello di Vigevano a + 66%. Dati in leggera flessione per lo Iat di Godiasco Salice, riconducibile a diversi fattori tra cui la chiusura del ponte sullo Staffora.

Per i dati relativi agli arrivi e alle presenze nelle strutture ricettive (alberghi, B&B e agriturismi) relativi agli italiani e agli stranieri, i dati sono di più complessa interpretazione: gli arrivi dei turisti italiani, dal 2011 a oggi, sono rimasti praticamente costanti, con quasi 15mila arrivi, così come i dati dei turisti stranieri, con una media di 4.500 l’anno.

«Le presenze, sia di italiani che di stranieri segnano un lieve recupero già nel 2014 – precisa l’assessore Marchiafava – L’assessorato al Turismo dispone di dati parziali riferiti al 2015, perché le strutture ricettive hanno tempo fino a dicembre per comunicare i dati annuali. Tra l’altro i dati sono soggetti a validazione da parte di Regione Lombardia e pertanto non divulgabili fino ad allora. Occorre quindi aspettare l’inizio del 2016 per avere a disposizione i dati consolidati sulla base dei quali effettuare una valutazione oggettiva dell’andamento di quest’anno su cui ci si aspetta una ragionevole incidenza di Expo, come pare già di poter desumere dai primi dati disponibili».

E’ opportuno rilevare che anche Istat, pur pubblicando i dati 2014, li dichiara ancora provvisori. E infatti non ha ancora pubblicato il Report Turismo 2014.

Mais e riso in sofferenza a causa del caldo

maisLe temperature tropicali mettono in ginocchio riso, mais e soia. Nella zona di Valle Lomellina, in particolare, il riso subirà una riduzione del 10-15% rispetto alla campagna dello scorso anno. Le stime sono di Confagricoltura Pavia, che ha mobilitato gli uffici zona di Mortara e di Mede per calcolare i danni causati dal lungo periodo di mancanza di pioggia.

«La coltivazione che avrà più problemi – commenta Stefano Aimo dall’ufficio zona di Mede – è principalmente il mais: i nostri associati ci hanno segnalano un 20-30% in meno in termini di qualità e quantità rispetto allo scorso anno: ciò è dovuto al forte stress idrico e ai maggiori costi legati all’aumento delle irrigazioni e quindi al maggior consumo di gasolio». Stessi problemi anche sulla soia, anche se con meno danni. Nella zona di Valle il riso è più in sofferenza. «In generale – dice Luciano Nieto, direttore di Confagricoltura Pavia – per il riso è ancora un po’ presto per quantificare un possibile danno, ma la disponibilità di acqua inizia a ridursi e per ora in molte zone si procede con le turnazioni delle irrigazioni». Anche nella zona di Mortara la situazione non è migliore. Sulla quasi totalità del riso si è passati alle bagnature turnate, dove il periodo che intercorre tra una bagnatura e l’altra può variare da sei a dieci giorni.

«Le continue riduzioni di immissione d’acqua – commenta Ugo Ghezzi, segretario della zona di Mortara – amplificano la difficoltà di bagnare per l’impossibilità di raggiungere i livelli di bagnatura o la spinta necessaria a irrigare per scorrimento. Oggi quasi tutte le aziende stanno utilizzando le idrovore per far fronte all’emergenza». In questa fase appare difficile quantificare le perdite di prodotto in percentuale. «La soia – aggiunge Ghezzi – è sacrificata a favore del mais, che a sua volta ha subìto danni per mancanza di piogge. Per il riso, in termini qualitativi, l’anticipo della formazione della pannocchia potrebbe causare granelli di minore dimensione. Anche per il mais da trinciato utilizzato nei biodigestori si prevede un taglio anticipato. Questo è il quadro attuale in attesa della sospirata pioggia, che possa in parte recuperare un danno che difficilmente sarà colmato».

La “brunetta” dei Ricchi e Poveri: «In Lomellina con i nostri successi»

come vorrei«Un tempo, quando la televisione era ancora in bianco e nero, c’era Canzonissima. Oggi ci si appassiona ai talent show per conoscere i cantanti. Ma l’importante, ieri come oggi, è divertirsi a suon di musica». Angela Brambati, nota come la “brunetta” dei Ricchi e Poveri, parla in vista del concerto a Olevano di Lomellina, inserito nella rassegna estiva “Anguriando”. Il gruppo genovese suonerà stasera alle 21.30 in piazza della Libertà.

Regista dell’operazione il sindaco Luca Mondin. «Sono orgoglioso di accogliere a Olevano un gruppo che è ancora sulla breccia dopo 45 anni di carriera e un successo straordinario – dice – Dopo quelle con Jerry Calà, Fausto Leali ed Edoardo Vianello, Olevano vivrà un’altra serata indimenticabile».

I biglietti, al prezzo di 5 euro, si possono trovare a Mortara (caffè La Piazza, Palazzo del Moro, gastronomia Nicolino, pizzeria Santa Lucia e Vest ben di Massimo Ricci), a Vigevano (Civaturs Viaggi) e a Olevano (farmacia Manzini, bar Cro e Pro Loco).

I riflettori saranno puntati su una delle realtà che hanno fatto la storia della musica italiana. Nel 1978 hanno rappresentato l’Italia all’Eurovision Song Contest con “Questo amore” e partecipato a numerosi Festival di Sanremo. Alcuni loro brani (tra cui “Come vorrei”) sono stati scelti come sigle di popolari trasmissioni televisive. Angela Brambati, Franco Gatti e Angelo Sotgiu sbarcheranno in Lomellina per eseguire i loro più grandi successi.

Angela, a Olevano riproporrete i vostri cavalli di battaglia o anche i pezzi più recenti?

«Noi proviamo a cantare i pezzi scritti negli ultimi anni, ma il nostro pubblico pretende “Che sarà”, “Come vorrei” “Se m’innamoro” e gli altri degli anni Settanta e Ottanta: i singoli che hanno raggiunto la vetta delle classifiche italiane e internazionali, fra cui “Se m’innamoro”, che nel 1985 ha ottenuto il primo posto al Festival di Sanremo. C’è poco da fare: sono queste le canzoni rimaste nel cuore degli italiani».

Qual è la differenza fra i cantanti degli anni Settanta e quelli di oggi?

«Allora c’era più spensieratezza. Non è una banalità, è la verità. I ragazzi di allora erano più creativi, più sognatori. Avevano mille speranze e pochi soldi, ma c’era la voglia di vivere. Così è stato per noi, giovani partiti da Genova».

Il primo a credere in voi è stato Fabrizio De André, vostro concittadino.

«Fabrizio è stato meraviglioso. Ci organizzò un’audizione in una casa discografica milanese. Il provino non fu superato, ma Fabrizio ci esortò a non arrendersi e commentò la decisione dei discografici in dialetto genovese. La traduzione, più o meno, è questa: “Questi di musica non capiscono nulla, ma voi avrete comunque successo”. E’ stato un ottimo profeta. Tutti noi lo portiamo ancora nel cuore».

Lei, oltre che nei Ricchi e Poveri, canta in qualche altro gruppo?

«Io adoro la musica country. Mi esibirò il 9 agosto alla frazione Borassi di Roccaforte Ligure, un paese in provincia di Alessandria ai confini con quella di Genova. Qui, dove avevo un’attività agrituristica oggi chiusa: mi diverto a suonare canzoni country. Chi volesse venire, può chiamare il mio collaboratore al numero 348.2620972».

Tornando ai Ricchi e Poveri, qual è la canzone cui è più affezionata?

«Senz’altro “Che sarà”, eseguita in modo stupendo anche da Josè Feliciano. Parla di emigrazione, di lasciare il paese amato. Fa commuovere fino alle lacrime gli italiani all’estero».

Umberto De Agostino

Sartirana sarà “Luogo dell’Allegria” grazie a Mike

MI-1-4/11/03- MILANO- SPT- RETEQUATTRO: GENIUS. Mike Bongiorno oggi alla conferenza stampa di presentazione del suo nuovo programma "Genius". DANIEL DAL ZENNARO/ANSA

Venerdì il Giardinetto estivo di Sartirana Lomellina diventerà il “Luogo dell’Allegria” in onore di Mike Bongiorno. Nello spazio comunale di via Roma ogni settembre si svolge la Sagra della rana, il cui comitato organizzatore aveva insignito il presentatore televisivo della presidenza onoraria. L’apposizione della targa è in programma venerdì, alle 17.30: a Sartirana sono attesi i figli Nicolò, Leonardo e Michele Pietro, oltre ad alcuni familiari di “Mister Allegria”.

«Saranno proprio loro – spiega il sindaco Ernesto Prevedoni Gorone – a consegnare la targa che sarà posizionata all’ingresso del Giardinetto estivo, luogo tanto caro a Mike: in questo modo Sartirana sarà il quarto “Luogo dell’Allegria” in Italia, designato proprio dalla Fondazione che ricorda il grande conduttore televisivo e che vuole così ricordare i tanti piacevoli momenti trascorsi da lui a Sartirana».

Il tramite di Bongiorno con Sartirana e la Lomellina era il suo bancario di fiducia Giuseppe Antonioli. Più volte Mike aveva pubblicizzato dagli schermi della “Ruota della fortuna” la Sagra della rana contribuendone alla buona riuscita. Come segno di ringraziamento l’Unione sportiva Sartiranese aveva proclamato Mike Bongiorno presidente onorario della sagra di settembre.

Alle 18, dopo la cerimonia in via Roma, una messa in suffragio del conduttore televisivo sarà celebrata nella chiesa parrocchiale alla presenza della corale “Beato Francesco Pianzola”.