«Silvio non mi chiama più!»

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«Silvio non mi chiama più!» (foto Milanodabere.it)

Dal palco del teatro Besostri di Mede stasera non lancerà il suo celebre tormentone “Povero Silvio!”, con cui una quindicina di anni fa entrò nelle case degli italiani. Ma nemmeno ora Antonio Cornacchione può fare a meno di rammaricarsi: «Silvio mi ha tagliato fuori dal suo staff!». Nel 2010, alla trasmissione “Raiperunanotte” in diretta da Bologna, il comico difese con la solita ironia i diritti del giornalismo italiano contro le censure imposte da Berlusconi ad alcuni programmi televisivi Rai. A Mede Cornacchione, nato al teatro Zelig di Milano a fianco di Paolo Rossi e Aldo, Giovanni e Giacomo, e poi approdato a Zelig Off, Crozza Italia, Che tempo che fa e Zelig Circus, porterà in scena “Ieri è un altro giorno”, versione italiana di una commedia francese scritta da Luca Barcellona e David Conati.Continua a leggere “«Silvio non mi chiama più!»”

Un sigaro a New York, metafora della vita

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Harvey Keitel, tabaccaio-fotografo a Brooklyn

Smoke è un film del 1995 diretto da Wayne Wang, scritto e codiretto da Paul Auster e basato su un racconto di quest’ultimo, “Il racconto di Natale di Auggie Wren”, pubblicato sul New York Times per il Natale 1990.

A Brooklyn diverse storie si intrecciano attorno alla bottega del tabaccaio-filosofo Auggie Wren (Harvey Keitel). Continua a leggere “Un sigaro a New York, metafora della vita”

Annibale e Scipione al Ticino

  • Parte seconda

 

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Busto di Publio Cornelio Scipione detto l’Africano

Nel frattempo, il generale punico si dirige verso la penisola italica. Dopo aver incontrato qualche ostacolo sul suo cammino, spunta nella pianura padana.Continua a leggere “Annibale e Scipione al Ticino”

La filosofia medievale in Lomellina

San Giorgio Piacentini

Annibale e Scipione al Ticino

Dal mio libro Fatti d’arme e condottieri in Lomellina. Duemila anni di battaglie (Edizioni Clematis, 2012, Isbn 9788890784101)

Annibale

  • Parte prima

Nel 218 a. C. Roma deve affrontare per la seconda volta nel secolo l’acerrima rivale Cartagine. I Barcidi, famiglia che si gloria di discendere da Didone, fondatrice della città fenicia, sono da tempo fautori di una politica di incessante espansione commerciale e coloniale nel Mediterraneo. In quell’anno l’esercito è affidato ad Annibale, figlio maggiore di Amilcare e nemico giurato dei Romani. Questo generale di 29 anni, sul finire di maggio, inizia la grande marcia dalla Spagna verso l’Italia alla testa di 30.000 fanti, 12.000 cavalieri e trentasette elefanti. Qual è l’atteggiamento di Roma?Continua a leggere “Annibale e Scipione al Ticino”

Murale sull’antico mulino

masinIl settecentesco mulino di San Rocco di Mede rivivrà grazie al concorso artistico “Coloriamo i muri della città”, lanciato dal centro di arte e cultura “La Fucina di San Rocco”. L’obiettivo è realizzare un murale sulla facciata esterna di uno dei più antichi mulini della Lomellina, risalente alla metà del Settecento e gestito dalla famiglia Masinari.

L’associazione di promozione sociale, presieduta da Dolores Norgia, ha bandito il concorso per la realizzazione di un dipinto sulla facciata di uno degli edifici storici di Mede: il settecentesco mulino situato a pochi passi dalla chiesetta di San Rocco, nell’omonimo rione a nord-ovest della città.

«Vogliamo creare – spiega Dolores Norgia – un angolo di bellezza nel cuore del nostro rione e quindi invitiamo gli artisti interessati al progetto della Fucina a realizzare un murales secondo l’espressione delle proprie potenzialità e del proprio estro artistico».

La tematica scelta per il concorso riguarda la vita nell’antico mulino vista con gli occhi di un personaggio della Fucina. «Potrebbe essere – aggiunge Norgia – un folletto o uno gnomo, sempre nel solco della nostra passione per il mondo fiabesco. In ogni caso, per trovare spunti creativi si può visionare il sito della Fucina di San Rocco http://newlightfair.wix.com/lafucinadisanrocco».

Le iscrizioni si chiuderanno il 31 dicembre prossimo e i bozzetti saranno raccolti entro il 29 febbraio 2016. Dopo un’attenta valutazione, la giuria decreterà il bozzetto vincitore. Il vincitore stesso sarà chiamato a trasporre il bozzetto sul muro del mulino nella primavera prossima. L’artista esecutore del murales riceverà in segno di riconoscimento una “Roccolina d’oro”, moneta ufficiale della Fucina di San Rocco del valore di 1.000 euro, e il titolo di socio onorario. Il concorso sarà pubblicizzato anche domenica 29 novembre, in occasione dell’annuale Festa di Re Inverno promossa dalla Fucina di San Rocco.

Per ulteriori informazioni e per l’iscrizione al concorso si possono contattare i numeri 0384.820185, 347.7718393, 0384.823167 o 349.7741046, o scrivere all’indirizzo fucinadisanrocco@gmail.com.

Dialetto, lingua del cuore

dialettiDi sicuro avete sentito parlare e magari parlate voi stessi un dialetto. Il fatto non è così eccezionale, se si pensa che l’Italia è la nazione europea più ricca di dialetti. Anzi, fino a pochi decenni fa la maggior parte della popolazione italiana sapeva parlare solo il dialetto e non conosceva l’italiano; perfino l’italiano stesso, all’inizio, non era che uno dei tanti dialetti parlati in Italia.Continua a leggere “Dialetto, lingua del cuore”

Latini e greci usavano il punto e la virgola?

Interpunzione (sinon. punteggiatura) è l’operazione, il modo, il sistema di separare, in un testo scritto, i periodi, i membri di periodo, i varî elementi della proposizione con opportuni segni convenzionali, i cosiddetti segni d’interpunzione (punto o punto fermo, virgola, punto e virgola, due punti, punto esclamativo, punto interrogativo e, per estensione, le virgolette, la lineetta e le parentesi), per rendere più chiaro il senso, indicare le pause e le inflessioni della voce, dar rilievo alle singole parti.

puntNelle più antiche iscrizioni, l’interpunzione è segnata da una linea verticale o da tre punti l’uno sull’altro (talvolta da due); raro è l’uso di un punto solo.

In età classica ed ellenistica le iscrizioni greche non avevano segni di interpunzione. Nelle iscrizioni latine è frequente l’uso del punto tra parola e parola; in quelle latine e greche di età più recente si trovano usate, senza regole precise, la foglia d’edera o la palmetta.

Nei codici, il sistema interpuntivo dell’antichità classica consisteva di tre positurae (ϑέσεις) o distinctiones/”>distinctiones: la subdistinctio, la media distinctio e la distinctio. Le tre positurae, chiamate poi pausationes e punctaturae, erano rappresentate da un unico segno, il punto, che variava nome e collocazione (accanto all’ultima lettera), secondo le positurae che doveva indicare: in basso, segnava la subdistinctio e si diceva comma; a mezzo, rappresentava la media distinctio e prendeva il nome di colon; in alto, esprimeva la distinctio e si chiamava periodos. Ai tre gradi d’interpunzione fanno riscontro i segni odierni: la virgola; il punto e virgola e il doppio punto; il punto fermo.

Il sistema dell’antichità (che usava la scrittura maiuscola delle epigrafi, l’onciale, o la semionciale) passa al Medioevo che mantiene le tre positurae. Con la diffusione di tipi di scrittura minuscola, il comma fu raffigurato da un punto cui sovrasta una verghetta o virgola (.′); il colon, da un punctus planus (.); il periodos, da una barretta posta dopo un punto (. ∣), o da un ‘punto molteplice’ (. : :• :-).

Quest’uso sulla fine del Duecento subisce modificazioni per effetto dello studio, più ampio e approfondito, della grammatica e sintassi; i maestri bolognesi di ars dictandi (grammatici, notai e dettatori), nelle loro Summae, della fine del 13° secolo e dei primi del 14°, proposero metodi che si scostavano dal tipo consueto.

L’evoluzione del sistema interpuntivo appare completa nel commentario (14° secolo) all’Ars di Giovanni di Bonandrea, dove i punti sono divisi in sostanziali e accidentali: i sostanziali sono la virgola (,), il comma (.′), il colon (.), il periodos (:). Sono accidentali: il punto legittimo o doppio (..), che occupa il luogo del nome proprio, quando questo è ignorato da chi scrive; il semipunto (./ oppure =), il quale indica che una parola non è finita e continua nella linea successiva; l’interrogativo (?). A lungo si usò il punto fermo o l’interrogativo per l’esclamativo che si diffuse nella forma attuale dalla metà del Settecento.

Con l’invenzione della stampa il sistema interpuntivo acquistò regolarità per opera di scrittori (P. Bembo), trattatisti (O. Lombardelli, G. Vittori da Spello), tipografi (A. Manuzio, G. Giolito ecc.). Dal Cinquecento a tutto il Settecento l’i. è abbondante e retta da criteri logico-sintattici, in relazione al gusto per la costruzione architettonica del periodo, concepito come una rispondenza armonica dei vari membri, disposti simmetricamente o con rigorosa misura/”>misura prospettica.

L’interpunzione nei poeti romantici obbedisce piuttosto a criteri stilistico-artistici, sottolineando i valori sentimentali del discorso, adeguandosi al sentimento nel suo vario determinarsi e fluire. I due criteri, logico e artistico, alla fine del 19° secolo tendono a fondersi.

La lingua letteraria più moderna è parca di segni interpuntivi, fa a meno dei più enfatici (l’esclamativo) e preferisce la semplice virgola ad altri segni più ‘architettonici’, come il punto e virgola e il doppio punto, conformemente alla sintassi non rigida e al gusto più analitico e frammentario.