Parlare l’italiese a “Broccolino”

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Immigrati italiani a Ellis Island (Nuova York)

Intervista con Michele Cecchini, autore del romanzo Per il bene che ti voglio, in cui il protagonista Antonio Bevilacqua, lucchese emigrato negli anni Venti in California, diventa Tony Drinkwater e abita una terra di mezzo, quella di chi non è ancora americano e allo stesso tempo non è più italiano, e quindi si esprime in italiese: «Il protagonista del mio libro è frutto della mia fantasia. In generale però il contesto che lo circonda è reale, o quanto meno, plausibile».
Articolo tratto da La voce di New York, giornale in rete

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Tuteliamo ogni linguaggio del mondo

Una lingua è un patrimonio culturale immenso, non fosse altro perché è il principale strumento di comunicazione dell’uomo.

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È proprio vero che “tutte le strade portano a Roma”?

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Magari non proprio tutte, ma, secondo uno studio realizzato dal gruppo di ricerca Moovel Lab, in Europa sono quasi 500.000 le vie utilizzate per arrivare alla capitale italiana. Grazie a potenti software di calcolo come Grasshopher, i ricercatori hanno scandagliato tutto il continente per individuare le strade più frequentate da centinaia di migliaia di punti di partenza.

Per farlo hanno utilizzato i dati di Open Street Map e poi le hanno visualizzate su mappa: il risultato è una affascinante infografica che mostra quali sono le vie più battute, dalla Spagna alla Russia, dalla Norvegia alla Grecia verso la città eterna. I tratti più marcati corrispondono alle vie di comunicazione più frequentate. Ma di Roma, nel mondo, ce ne sono tante, non solo quella originale. Solo negli Usa se ne contano una decina. Così Moovel Lab ha pensato bene di “finire il lavoro” e ha fatto la stessa operazione anche per le tante “Rome” o “Roma” presenti negli Stati Uniti. L’algoritmo è utile anche per osservare come si spostano le persone per raggiungere la capitale o determinate città di ogni Paese creando così una sorta di “aree di influenza”. Ed è interessante notare come i percorsi più frequentati per raggiungere Parigi, Madrid, Berlino e le altre capitali, “ridisegnino” in qualche modo anche i confini dei singoli paesi.

http://www.repubblica.it/viaggi/2015/12/16/foto/tutte_le_strade_che_portano_a_roma_dall_europa_sono_500mila-129591640/1/?ref=fbpr

Dal latino all’inglese: è la “translatio culturae”

Articolo di Giacomo Gambassi sul quotidiano Avvenire
http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/Oggi-si-parla-lINGLESORUM-.aspx 

È inglese o latino? La domanda sorge spontanea quando ci imbattiamo in parole come media, audit, monitor, server ma anche plus o junior. Soprattutto se si sente pronunciarle all’anglosassone: così media diventa “midia”, audit si trasforma in “odit”, plus viene detto “plas” e junior Latinè traslato in “giùnior”. Beata ignoranza, verrebbe da osservare. Perché, magari per darsi un po’ di tono, si sceglie di conversare in inglese con vocaboli che affondano le loro radici nell’antica Roma. C’è chi arriccia il naso. E ha anche ragione. Però qui siamo di fronte a una sorta di latino di ritorno, che attraverso l’inglese penetra di nuovo nell’italiano. Continua a leggere “Dal latino all’inglese: è la “translatio culturae””

Anglicismi inutili, vade retro!

anglicismiMartedì scorso sulla Rete Uno della Radiotelevisione Svizzera è andata in onda la puntata del programma radiofonico “Millevoci”, diretta da Nicola Colotti. Sul piatto un tema caro all’Accademia della Crusca: il rapporto tra la lingua italiana e gli anglicismi, già trattato nel convegno La lingua italiana e le lingue romanze di fronte agli anglicismi e nell’omonimo libro elettronico disponibile in rete.

Durante la puntata vengono intervistati Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca e docente presso l’Università del Piemonte Orientale, Alessio Petralli, membro del comitato direttivo di Coscienza Svizzera, esperto di comunicazione e docente di italiano, e Annamaria Testa, giornalista e docente universitaria esperta di comunicazione.Continua a leggere “Anglicismi inutili, vade retro!”

La Lomellina della principessa Ruspoli Visconti

orca«Arrivai in Lomellina alla fine degli anni Sessanta con mio marito Eriprando: le risaie erano allagate, vedevo aironi bianchi dappertutto. Mi innamorai subito di questa terra che ormai mi piace più di Roma». Francesca Patrizia Ruspoli è un’esponente della famiglia dei principi di Poggio Suasa, aristocrazia romana dal XIII secolo. La nobildonna parla del suo rapporto con Castellaro de’ Giorgi, dove si trova l’antica tenuta agricola appartenuta alla nonna di Eriprando Visconti Modrone, Carla Erba, erede della famiglia farmaceutica milanese. Su un portone che dà sulla provinciale per Mede spicca lo stemma del Biscione visconteo. La principessa, aiutata dal figlio Edoardo, è una dinamica imprenditrice agricola; pochi mesi fa ha aperto anche un emporio. Gira per la vasta tenuta a bordo di una macchina elettrica da golf: al suo fianco il cane Lillo e un branco di oche dalle penne bianche e grigie. In ogni angolo della tenuta sembra rivivere Eriprando, per gli amici Prandino: suo padre Edoardo era fratello di Luchino, il regista. Al termine della sua attività cinematografica, il conte Eriprando Visconti Modrone ha sempre avuto come punto di riferimento la tenuta di Castellaro. Nei suoi film (“Una storia milanese”, “La monaca di Monza”, “Strogoff”, “L’orca”, “Oedipus orca”, “Una spirale di nebbia” e “Malumore”) ha diretto attori del calibro di Paola Pitagora, Salvo Randone, Flavio Bucci, Gabriele Ferzetti, Stefano Satta Flores, Duilio Del Prete e un giovane Michele Placido.Continua a leggere “La Lomellina della principessa Ruspoli Visconti”

Un Asburgo-Lorena fra le risaie della Lomellina

Martino d'Austria
Martino d’Asburgo-Lorena con la moglie, la principessa Caterina, e il primo figlio Bartolomeo

«Non potevo che vivere qui in Lomellina, fra queste zanzare e queste nebbie, che sono di certo affascinanti. In Lomellina, dove mio nonno Amedeo coltivava il riso». L’arciduca Martino d’Austria, esponente della famiglia Asburgo-Lorena, parla del suo rapporto con la terra delle risaie che ha imparato ad amare grazie a suo nonno materno, Amedeo di Savoia Aosta, il vicerè d’Etiopia morto nel 1942 prigioniero degli inglesi.
Convinto europeista, Martino affonda le radici culturali nell’Italia e nell’Austria, di cui suo nonno paterno, Carlo I, fu l’ultimo imperatore fra il 1916 e il 1918.Continua a leggere “Un Asburgo-Lorena fra le risaie della Lomellina”

Annibale e Scipione al Ticino

  • Parte terza

guerre puniche

In quest’occasione Scipione rimane ferito e sarà salvato dal figlio di diciassette anni, il futuro Africano. L’episodio sarà esaltato nei secoli a venire da storici e artisti, con qualche voce fuori dal coro.Continua a leggere “Annibale e Scipione al Ticino”