I ricercatori hanno scoperto che i bambini che parlano due dialetti godono degli stessi vantaggi, a livello cognitivo, dei bambini che parlano due lingue distinte. La scoperta è interessante vista la quantità di dialetti che si parlano nei vari Paesi: basti pensare all’Italia per farci un’idea di ciò di cui stiamo parlando e per comprendere anche l’importanza di mantenere viva questa forma linguistica. Lo studio The effect of childhood bilectalism and multilingualism on executive control è stato pubblicato su Cognition.
Quando si parla di vantaggi a livello cognitivo per i bambini bi e multilingue ci si riferisce a una maggiore attivazione delle funzioni esecutive, quelle che riguardano l’attenzione e il problem solving per intenderci, questo non significa che siano necessariamente più intelligenti, ma solo più attivi a livello cerebrale. Per comprendere se questi stessi vantaggi possano essere riscontrati anche nei bambini che parlano più dialetti, i ricercatori hanno testato il controllo esecutivo (processi come l’osservazione dell’ambiente, i livelli di attenzione e la capacità di ignorare informazioni irrilevanti) di 64 bambini bi-dialettali, 47 bambini multilingue e 25 bambini che parlavano una lingua sola.
I bambini che parlavano più lingue o dialetti hanno ottenuto risultati migliori rispetto a quelli che parlavano una lingua soltanto, soprattutto in relazione a processi cognitivi come la memoria, l’attenzione e la flessibilità cognitiva. Lo studio, spiegano i ricercatori, mostra inoltre che le lingue parlate in casa non debbano essere necessariamente diverse tra loro, i dialetti italiani, ad esempio, sono infatti simili all’italiano stesso.
In conclusione, quanto scoperto dovrebbe farci riflette sull’importanza che hanno, sia a livello culturale che cognitivo, i nostri dialetti che, con il passare del tempo stiamo purtroppo dimenticando.
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Mezzo secolo di arte della Controriforma in Lomellina. Per la prima volta una mostra raccoglie 16 testimonianze pittoriche della risposta cattolica alla Riforma protestante, che, con Martin Lutero e Calvino in particolare, riteneva quasi sacrilega la presenza di immagini sacre all’interno delle chiese. Sabato al castello Isimbardi s’inaugurerà la mostra “Pietas laumellina. Immagini dalla Controriforma”, curata dal critico d’arte candiese Giuseppe Castelli. Il periodo è racchiuso fra l’ultimo trentennio del Cinquecento e il primo ventennio del Seicento. La Lomellina era terra di confine tra l’influsso lombardo, rappresentato dal Cerano, dai Procaccini e dal Morazzone, e quello vercellese, dove spiccavano le botteghe di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, del Lanino e di Giuseppe Giovannone il Giovane. «Abbiamo raccolto – spiega Castelli – quindici fra tele e tavole, più un affresco del Moncalvo ospitato nell’aula consiliare di Candia: per la prima volta, queste eccezionali opere d’arte potranno essere ammirate in un’unica sala e per circa due mesi e mezzo, fino al 10 luglio. Spero che i visitatori abbiano modo di soffermarsi sui dettagli di questi dipinti, come a volte non si riesce a fare all’interno delle chiese».
La nostra visione del mondo è profondamente condizionata, fra l’altro, dal linguaggio che usiamo per esprimerci. L’idioma madre viene oggi correlato anche ad atteggiamenti che ne sembrerebbero lontani, come la propensione al risparmio o il senso di colpa.
Il Sole-24 Ore pubblica la prima delle tre puntate attraverso le quali Nicola Gardini mostrerà che il latino è lingua, se non viva, vivente, perché ancora invita a risposte e interpretazioni attraverso la voce dei suoi grandi autori. Tre puntate che intendono anche offrire le conoscenze minime sul ruolo che questa lingua ha avuto nei secoli e che ha ancora. Un simile esperimento fu lanciato in queste pagine nel 2012 con la serie «Tutta la fisica in tre puntate» di Carlo Rovelli, poi riproposte nel best seller mondiale Sette brevi lezioni di fisica (Adelphi, 2014 e Penguin 2015, ora ai primi posti delle classifiche anglosassoni).
L’irrigazione delle risaie di Lomellina e Pavese è a rischio. Est Sesia ed Est Ticino Villoresi, i due consorzi irrigui competenti per le pianure lomelline e pavesi, non sono ottimisti. Il rischio di compromettere la stagione agraria è alto per la risicoltura di Pavia, prima in Italia e in Europa con i suoi 80mila ettari. «Lo scarso e tardivo accumulo nevoso presente sulle Alpi – spiega Est Sesia, consorzio presieduto da Giuseppe Caresana – potrebbe determinare, in assenza di significative precipitazioni nei mesi di giugno e luglio, problemi alle fonti di approvvigionamento soprattutto nel momento di massima esigenza del riso seminato in asciutta e del mais. Al di là della parziale ripresa del lago Maggiore lo scenario, salvo minimi miglioramenti, è ancora quello negativo illustrato a gennaio».
«Non vogliamo fare la guerra all’inglese, ma vogliamo rammentare ai parlanti italiani che in molti casi esistono parole italiane utilizzabili, comode e trasparenti. Vogliamo provare a proporle a tutti come possibile alternativa, per promuovere la grande ricchezza lessicale ed espressiva della nostra lingua». In questo modo si espresse, circa un anno fa, Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, accogliendo il senso ultimo della petizione intitolata Un intervento per la lingua italiana (#dilloinitaliano), lanciata da Annamaria Testa, pubblicitaria ed esperta di comunicazione e creatività, e indirizzata in prima battuta agli organismi direttivi dell’Accademia perché si facesse «portavoce e autorevole testimone di questa istanza presso il Governo, le amministrazioni pubbliche, i media, le imprese».
«L’Europa deve ripristinare i dazi doganali sul riso Indica cambogiano». L’appello è contenuto nel documento firmato dal ministero delle Politiche agricole e dall’Ente nazionale risi, e presentato a Bruxelles all’Organizzazione comunale di mercato unica, organismo che disciplina le diverse forme di intervento sui mercati agricoli dell’Unione Europea. Il documento stilato dalla delegazione italiana a Bruxelles con la filiera del riso, di cui i produttori e gli industriali lomellini e pavesi sono primi in Europa, vuole ribadire la necessità di bloccare le importazioni di riso Indica lavorato a dazio zero dalla Cambogia. Questa situazione ha costretto i produttori europei a ridurre le superfici a riso Indica di circa il 18%, con un incremento del 15% di quelle a Japonica, cioè i pregiati Carnaroli, Baldo e Arborio.
Tullio De Mauro è il più autorevole linguista italiano. De Mauro ha insegnato linguistica in diverse università italiane e ha diretto il Dipartimento di Scienze del Linguaggio nella Facoltà di Filosofia, e successivamente il Dipartimento di Studi Filologici, nella Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università la Sapienza di Roma