Chi vincerà la disfida del risotto?

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La disfida del risotto nel “triangolo del riso” Pavia-Vercelli-Novara. La prossima puntata della gara “4 ristoranti”, in onda stasera (martedì 17 gennaio) alle 21.15 su Sky Uno, ha scelto la patria del riso europeo alla ricerca del miglior risotto, tra ricette tradizionali e fantasiose innovazioni. Dei quattro ristoranti scelti dalla produzione di Sky, tre sono in provincia di Pavia: “Il Bianco e l’Augusto” di Vigevano, “Acquamatta” di Semiana e la “Tenuta Camillo” di Trognano, frazione di Bascapè al confine con il Milanese. Il quarto è la “Trattoria Paolino” di Vercelli. Il conduttore-chef Alessandro Borghese (nella foto) ha scelto la “Cina d’Europa”, come Sky definisce la zona tra Lombardia e Piemonte che produce circa l’80% di tutto il riso italiano. Non è un caso, dunque, che la Lomellina e il Pavese facciano la parte del leone nella prossima puntata di Sky: i due territori coltivano 84mila ettari di riso, più di un terzo dell’intera produzione italiana, che è da sempre la prima in Europa, davanti a Vercelli (74mila ettari) e Novara (33mila).Continua a leggere “Chi vincerà la disfida del risotto?”

Lo swing di Lopez a Mortara

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Lopez e Comeglio al sax

«Ho imparato ad ascoltare lo swing da piccolo, a fianco dei miei genitori: da allora ne sono rimasto innamorato e da alcuni anni lo canto in giro per l’Italia e per il mondo». Oggi, sabato 14 gennaio, anche il pubblico di Mortara potrà ascoltare la voce di Massimo Lopez, artista eclettico che negli anni è passato dal teatro drammatico a quello comico fino alla musica. Il concerto “Sing and swing” è in programma alle 21 all’auditorium “Città di Mortara” di viale Dante, dove lo showman romano presenterà un repertorio di classici americani accompagnato dalla Big Band Jazz Company del sassofonista mortarese Gabriele Comeglio. Sul palco, oltre a Comeglio, saliranno Fabio Gangi al pianoforte, Ezio Rossi al basso, Marco Serra alla batteria e Caterina Comeglio alla voce. Prenotazione dei biglietti alla libreria “Le mille e una pagina” di corso Garibaldi (0384.298493). Ingresso gratuito per i possessori della Mortara Card. I biglietti potranno essere acquistati anche oggi (15-19) all’auditorium.

Quando ha conosciuto Comeglio?

«Era il 1994. Io ero a Lugano, nello studio di registrazione di Mina per incidere una canzone, “Noi”, che poi sarebbe entrata nell’album “Canarino mannaro”. Comeglio era l’arrangiatore di quel lavoro e da lì è nata una collaborazione proficua: da vent’anni io e la sua Jazz Company portiamo lo swing in giro per il mondo».

Quale repertorio proporrete a Mortara?

«Sarà una carrellata di successi che vanno dagli anni Trenta agli anni Cinquanta del secolo scorso, resi celebri da interpreti di grande livello come Frank Sinatra, Tony Bennet e Sammy Davis jr. Rivisiteremo le pietre miliari di autori come Cole Porter, George Gershwin, Jimmy Van Heusen, Richard Rodgers e molti altri. Fra l’altro, negli anni scorsi ho avuto l’opportunità di esibirmi anche in Florida, nello spettacolo “Ciao Frankie”, con le canzoni di Sinatra: è stato meraviglioso».

Quindi in “Sing and swing” ci saranno solo canzoni?

«Non solo musica. Nello spettacolo di Mortara non ci sarà un copione nel senso classico del termine, ma sarà una serata fatta di intrattenimento, gag, monologhi, imitazioni e improvvisazione. Non mi vedranno ingessato davanti al microfono per tutta la serata: coinvolgerò il pubblico, che sarà sicuramente caldo come gli altri nel resto d’Italia».

Massimo Lopez si definisce un attore o un cantante?

«Né l’uno né l’altro oppure entrambi. Voglio dire che il mio percorso artistico è stato una crescita graduale in vari campi. Ho iniziato la mia carriera come attore drammatico: ho esordito a teatro nel 1975 con “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello accanto a Giorgio Albertazzi e Lina Volonghi. Poi ho recitato in opere di Moliere, Ibsen, Shakespeare con altri nomi del calibro di Vittorio Gassman. Quindi c’è stato il passaggio al comico con il Trio a fianco di Anna Marchesini e Tullio Solenghi. Poi la radio e la televisione. Direi che il mio mestiere è unico, ma con molte sfaccettature».

Umberto De Agostino

Da Mafalda la trippa e fagioli alla lomellina

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Al centro, Mafalda Brando con la figlia Assunta e il nipote Luca

La trattoria “da Mafalda” di Breme, in Lomellina, prepara una trippa e fagioli alla contadina, un piatto corroborante soprattutto per giornate dall’intenso lavoro fisico, proprio come quello dei contadini di una volta. «Come tutti i piatti della tradizione – spiega la titolare Mafalda Brando, 76 anni di cui più di cinquanta passati ai fornelli – il trucco per la buona riuscita sta nella pazienza che si dovrà utilizzare per la cottura: più cuoce e più la trippa e i fagioli s’insaporiranno a vicenda». La cucina casalinga e i sapori genuini sono l’asso nella manica di Mafalda, che da qualche tempo in cucina è affiancata dalla figlia Assunta Botta e dal nipote Luca Ronchi. E la trippa, o “busäcä” com’è chiamata in dialetto lomellino, della trattoria di via Po attira decine di commensali dalla Lomellina e anche dal vicino Piemonte, che amano assaggiare la frattaglia ricavata dalle diverse parti dello stomaco del bovino e cucinata dalla Mafalda e dalla sua famiglia secondo l’antica ricetta popolare.

Questi gli ingredienti per quattro persone: un chilo di trippa precotta, 300 grammi di fagioli, 500 grammi pomodori pelati in scatola, una cipolla, due carote, una costa di sedano, uno spicchio d’aglio e quattro cucchiai da tavola di olio extravergine d’oliva. «Prendete una casseruola dai bordi alti – spiegano Mafalda e la figlia Assunta – versatevi un generoso cucchiaio d’olio extravergine d’oliva e aggiungete un trito grossolano di cipolla, carota e sedano. Poi rosolate il tutto. Quando il trito è ben rosolato, aggiungete la trippa tagliata a striscioline e lasciate rosolare. Ora aggiungete i pomodori pelati frullati, il brodo vegetale e anche sale nel caso che il brodo vegetale non sia già salato. Lasciate cuocere la trippa a fiamma bassa e a casseruola coperta per almeno 40 minuti. Servite la trippa con fagioli, se volete con una spolverata di pepe».

Nella stagione invernale la trippa, in particolare, viene cucinata il giovedì, mentre il venerdì Mafalda propone polenta e merluzzo, altro piatto tipico della cucina lomellina. A Breme, inoltre, si possono assaggiare anche i celebri “salamìn dla duja”, cioè sotto grasso, ravioli, risotto con la salsiccia (“lugàniga”), arrosti e bolliti. Da non dimenticare, ovviamente, la cipolla rossa, vanto gastronomico di Breme che da qualche anno si può fregiare del marchio Denominazione comunale d’origine (Deco).

Mafalda Brando aprì la trattoria di via Po nel 1967. In questo mezzo secolo la cuoca di Breme ha cucinato migliaia di menu a base di prodotti tipici lomellini, fra cui la cipolla rossa coltivata da secoli negli orti del paese e disponibile ogni anno dal 15 giugno a settembre. In cucina Mafalda è affiancata dalla figlia Assunta Botta e dal nipote Luca Ronchi.

Video da La Provincia pavese:
http://video.gelocal.it/laprovinciapavese/locale/trippa-e-fagioli-alla-contadina/66970/67386

Albertone specchio degli italiani

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Alberto Sordi impersona “Il vigile” (1960)

L’italiano, che non può ricordare la grandezza dell’impero romano se non con un’immagine da cartolina Liebig, cioè ridendo di una faccenda quasi incredibile, ha percorso il lungo tempo seguito al crollo della più grandiosa costruzione civica mai vista sotto il sole in compagnia della potenza crescente della Chiesa e avendo sotto braccio i codici della lex romana e la lingua universale del latino.Continua a leggere “Albertone specchio degli italiani”

Salò rinasce (con una via) in Lomellina

salMede potrebbe avere una via intitolata a Salò. La proposta è stata avanzata alla commissione comunale Toponomastica dal vice sindaco Guido Bertassi e dai consiglieri Simone Annibale Ferraris e Walter Carena, rappresentanti di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale nella maggioranza del sindaco Giorgio Guardamagna (Lega Nord). Ma la sezione dell’Anpi di Mede-Pieve del Cairo insorge con il vice presidente Enrico Crotti. «Questa proposta mi fa paura – dice Crotti, ex vice sindaco alla fine degli anni Novanta – Se i proponenti avessero voluto scegliere una località turistica del lago di Garda, avrebbero potuto indicare Riviera o Gardone: invece credo proprio che vogliano rivalutare i disvalori della Repubblica sociale. Il sindaco Guardamagna ha pagato pegno mercanteggiando i voti dell’estrema destra portatigli da Ferraris alle ultime elezioni con queste iniziative antidemocratiche».Continua a leggere “Salò rinasce (con una via) in Lomellina”

La questione dell’identità linguistica

scansione0001Fino a non molti anni fa la stragrande maggioranza degli studiosi e degli addetti ai lavori era convinta che non vi fosse alcun motivo di temere un influsso eccessivo dell’inglese sull’italiano. Ci si appellava alle normali vicende di ciascuna lingua, che vedono nello scambio reciproco di vocaboli con altre lingue un fenomeno non solo inevitabile, ma del tutto positivo. Qualcuno all’inizio degli anni Duemila cominciò però a far notare che il flusso di anglicismi stava assumendo in italiano proporzioni abnormi, sconosciute ad altre lingue europee. Per di più appariva chiaro un principio di colonizzazione lin­guistica strisciante, che prevedeva l’arretramento dell’italiano in favore dell’inglese in diversi campi del sapere.Continua a leggere “La questione dell’identità linguistica”

Le università preda dell’anglo-pedagoghese

studenti-grandeIl sito si chiama Roars, Return on academic ReSearch. Discute di università, istruzione, ricerca e delle politiche connesse. Ospita anche una sezione di scritti in lingua inglese. Eppure proprio Roars pubblica un breve articolo intitolato “Talis, Byod, Iea Pirls! Ed ecco a voi, Siore e Siori, la neolingua del Miur”, che se la prende con i termini astrusi e “l’anglo-pedagoghese” impiegato nel recente Piano per la formazione dei docenti.

Pesco tre esempi dalla lista pubblicata al termine dell’articolo.

Primo esempio: la flipped classroom. Non si tratta, come si potrebbe immaginare, di un’aula piena di studenti flippati, ma della classe ribaltata, o capovolta, di cui parlaTullio De Mauro. È un’idea che scardina la tradizionale sequenza didattica costituita da ascolto passivo della lezione, studio individuale a casa e interrogazione. Con il nuovo metodo, invece, in classe si lavora in gruppo, si risolvono problemi, si sperimenta e si esercita il pensiero critico. Di tutto ciò parla anche una vivace pagina Facebook, intitolata (appunto) Classe capovolta. È una rivoluzione che potrebbe cambiare molte cose, e che è già in atto in diverse scuole. Ma nel documento ministeriale è citata solo di sfuggita (pagina 30), e in coda a un elenco eterogeneo di altri termini anglo-pedagoghesi: project-based learning,cooperative learning, peer teaching e peer tutoring, mentoring, learning by doing.

Ed eccoci al secondo esempio: il learning by doing. È l’imparare facendo, delineato già agli inizi del novecento da Maria Montessori. All’estero se ne ricordano ma noi, sembra, ce ne siamo dimenticati, tanto da dover prendere a prestito il modo di dire inglese come se si trattasse di un’idea del tutto nuova per la scuola, ed esotica.

Tra l’altro: negli Stati Uniti ci sono 1.140 scuole Montessori, in Germania ce ne sono 1.140 e nel Regno Unito ce ne sono 800. In Italia sono solo 137. Imparare facendo, a scuola, sarebbe meraviglioso. Ed è possibile. Nel piano, però, il termine è usato in un’accezione diversa, disloca la dimensione del “fare” fuori delle aule e indica l’alternanza scuola-lavoro.

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Le peripezie di Fra’ Cipolla nella patria della “rossa”

breme-tea-page-001Attori amatoriali di tutte le età, dai 14 agli 81 anni, sul palco con “Teatro in Laumellum”. La compagnia teatrale di Lomello replicherà a Breme la celebre novella “Fra’ Cipolla”, inserita nel Decamerone di Giovanni Boccaccio. Lo spettacolo è in agenda domenica 27 novembre, alle 21, nella sala polifunzionale di via Po.
Celeberrima la figura del frate, che nel 1984 Alberto Sordi interpretò nel film “Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno” di Mario Monicelli: a Breme prenderà le forme di Mario Milanesi. Poi il numeroso cast che va dall’adolescente Hysni Laci (Arcibaldo) al veterano Giuseppe Berri, 81 anni, che anni fa aveva tradotto i versi più celebri dell’Inferno dantesco in dialetto lomellino e che ora si cala nei panni di Potu, il ciarlatano del paese. Sotto i riflettori anche Alex Mor Stabilini (Guccio Porco, servo di Fra’ Cipolla), Cristiano Donato (il signorotto locale Ser Ciappelletto), Umberto De Agostino (la locandiera scostumata Cleopatra), Elisa Gnan (Guendalina, amante di Ser Ciappelletto), Agnese Di Girolamo (Adelina, amica di Guendalina), Mario Galli (moglie di Potu), Maria Luigina Trigo, Elena Menegato e Silvana Baselio (le devote Nina, Pinta e Santa), Marta Chiodi e Francesca Chiodi (le ragazzotte Rosita e Giuseppina), Sara Tardani e Hysni Laci (i ragazzi del paese) e Luca Zaninello (dottor Purgoni).