Cari Usa, su Colombo siete impazziti?

Colombo monumento
La scritta in italiano sul monumento a Colombo eretto nel 1892 dagli italo-americani (largo Colombo, Nuova York), da me fotografata nell’agosto 2009

La prossima vittima della foga che in questa estate americana ha travolto statue e monumenti confederati in tutto il Paese potrebbe essere Cristoforo Colombo, il navigatore genovese che alla guida delle tre caravelle scoprì le Americhe nel 1492. Simbolo per gli italo-americani, l’esploratore è considerato una figura controversa per il trattamento riservato ai nativi americani al momento dello sbarco nel nuovo continente ed è diventato l’obiettivo di manifestazioni e petizioni contro «i simboli d’odio e di divisione razziale» (a Chicago hanno coinvolto Italo Balbo), che vanno avanti da due anni e che si sono intensificate nelle ore successive ai tragici scontri di Charlottesville, in Virginia, dove tre persone hanno perso la vita durante una manifestazione di suprematisti bianchi.

Le proteste contro il navigatore genovese sono esplose negli ultimi giorni. A Baltimora, in Maryland, una statua di Colombo eretta nel 1792 è stata distrutta a martellate. A Detroit, in Michigan, i manifestanti contro il suprematismo bianco hanno avvolto il monumento del 1910 all’esploratore in un drappo nero che, con l’ausilio di un pugno del black power, chiedeva: «Reclamiamo la nostra storia». A Houston, in Texas, una statua donata alla città dalla comunità italoamericana nel 1992, nel cinquecentenario della scoperta delle Americhe, è stata imbrattata di vernice rosso sangue. A Oberlin, in Ohio, il consiglio comunale ha approvato una risoluzione che abolisce il Columbus Day – il secondo lunedì d’ottobre, quest’anno il 9, festa nazionale negli Stati Uniti – sostituendolo con l’Indigenous People Day, la festa delle popolazioni indigene. Statue di Colombo sono sotto accusa anche a Lancaster (Pennsylvania), a Columbus (Ohio) e a San Jose (California), dove già nel 2001 un uomo provò a distruggere con un martello il monumento all’esploratore eretto in municipio, urlando «assassino». L’uomo fu arrestato e condannato a pagare 66 mila dollari per restaurare la statua.

A New York, invece, il destino della statua alta 23 metri che domina Columbus Circle è in mano a una commissione istituita dal sindaco — di origine italiana — Bill de Blasio. A trascinare il monumento nella bufera è stata una dichiarazione della presidentessa del consiglio comunale Melissa Mark-Viverito, che l’ha inserita nella lista dei simboli da valutare. «Li incoraggerò a decidere anche su quella», ha risposto Mark-Viverito ai giornalisti, parlando della statua donata alla città dagli italo-americani nel 1892. «Nei Caraibi — in particolare a Portorico, da dove vengo — si sta discutendo del fatto che non dovrebbero esistere monumenti a Cristoforo Colombo, considerando cosa significa per la popolazione nativa: l’oppressione e tutto quello che ha portato con sé».

Già nel 2013, nonostante le critiche, il sindaco de Blasio decise di partecipare alla parata del Columbus Day — «Ormai più una festa della comunità italoamericana che una celebrazione del personaggio», nota il New York Post— prendendo tuttavia le distanze dal navigatore. «È una figura controversa», disse all’epoca. «Ci sono diversi aspetti preoccupanti nella sua storia». Proprio per trovare una risposta a questo dibattito, de Blasio formerà nei prossimi giorni una task force, i cui membri dovranno stabilire in tre mesi gli «standard universali» per la commemorazione di individui da parte della città e determinare quali monumenti dovranno essere rimossi. «Prenderò decisioni sulle basi delle loro raccomandazioni», ha affermato il sindaco. «Valuteremo ogni monumento che possa in ogni modo suggerire odio, divisione, razzismo, antisemitismo o qualsiasi altro messaggio che sia contrario ai valori della città di New York».

Per salvare la statua di Columbus Circle, però, si è prontamente mossa la comunità italoamericana, che si è radunata nell’angolo sudoccidentale di Central Park per combattere — «come mai fatto finora» — e scongiurare la rimozione. «La comunità si mobiliterà e farà tutto il possibile per evitarla. Sarebbe uno schiaffo in faccia alla comunità italoamericana e non lo tollereremo», ha affermato John Fratta, a capo della commissione statale per la giustizia sociale, mentre il repubblicano Andrew Raia si dice pronto ad approvare una legge ad Albany – capitale dello Stato di New York e sede del parlamento locale – per bloccare ogni tentativo della città.

Le dichiarazioni della speaker Mark-Vivarito sono state contestate anche dal consigliere comunale Ron Castorina, che rappresenta il distretto — molto italoamericano — di Long Island. «È difficile giudicare Cristoforo Colombo, un uomo vissuto nel 1400, e utilizzare i principi odierni per stabilire che tipo di uomo fosse», ha affermato Castorina, appoggiato dai membri dell’Order Sons of Italy in America, la più antica organizzazione italoamericana, che rappresenta oltre 26 milioni di persone. «Quella statua ricorda gli italo-americani che hanno contribuito a costruire questa città», ha proseguito, sostenendo che molte delle vittime attribuite a Colombo fossero dovute alle malattie importate dall’Europa e alle quali le popolazioni indigene non erano immuni. «Gli immigrati italiani hanno costruito questa città, e quella statua è il loro regalo a New York».

Andrea Marinelli

Riso e biologia molecolare

Risaia Strambi
Risaia lomellina (foto di Leonetto Strambi)

Il Centro ricerche dell’Ente nazionale risi, a Castello d’Agogna, individua eventuali contaminazioni transgeniche e supporta l’attività di selezione di risi resistenti al brusone, una delle malattie più frequenti in risaia. Sono le attività del laboratorio di biologia molecolare, che possono aiutare il risicoltore e allo stesso tempo tutelare il consumatore. Continua a leggere “Riso e biologia molecolare”

«Ma Mosè ha posato per Michelangelo?»

MichelangeloIl podio in questa bizzarra e inconsueta classifica delle domande che i turisti rivolgono alle guide spetta senz’altro a un australiano: «Ma voi degli antichi romani che ne avete fatto? Noi gli aborigeni li abbiamo messi nelle riserve: qui da voi dove sono?». Archeologi e storici dell’arte, appassionati della città e del loro lavoro, coloro che in questa calda estate hanno condotto i gruppi di stranieri a visitare i monumenti simbolo della Capitale, raccontano con ironia quanto di assurdo è loro domandato, anche se non nascondono amarezza: cercano di far capire la storia dei nostri capolavori, troppo spesso invano.

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E i francesi che s’incazzano…

Comunque vadano a finire le attuali gravi controversie franco-italiane, la Libia, i migranti, i cantieri e il cuoco bolognese licenziato in Borgogna perché si rifiutava di stracuocere le tagliatelle, una guerra è improbabile. Come molti stranieri, e forse anche più di altri, i francesi non hanno grande considerazione per l’Italia, ma adorano gli italiani.
Perché il Paese sarà pure inaffidabile, inefficiente, inattendibile e ogni altro aggettivo che cominci per «in», ma è pur sempre quello che esporta gli oggetti più belli, le macchine più veloci, il cibo più buono, i vestiti più eleganti e Monica Bellucci. Continua a leggere “E i francesi che s’incazzano…”

Cappella Sistina e orologi a cucù

«In Italia, per trent’anni, sotto i Borgia ci furono guerre, terrore, omicidi, carneficine, ma vennero fuori Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera non ci fu che amore fraterno, ma in cinquecento anni di quieto vivere e di pace che cosa ne è venuto fuori? L’orologio a cucù…»

Orson Welles
“Il terzo uomo” (1949)

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«Quando il film uscì, gli svizzeri mi fecero notare molto gentilmente che loro non hanno mai creato gli orologi a cucù»

Orson Welles (1993)

In effetti gli orologi a cucù ebbero origine in Germania, nella Foresta Nera. La famosa frase sugli orologi a cucù fu inserita da Welles, come disse Graham Greene, sceneggiatore del film e poi autore di un romanzo con lo stesso titolo: «Dirò, fra parentesi, che quella battuta del dialogo poi diventata popolare, che allude agli orologi a cucù svizzeri, fu inserita nel copione dallo stesso Welles».

Sette milioni di euro per la Lomellina

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Un canale irriguo in Lomellina (foto Paola Cariati)

Il progetto “Crescere nella bellezza”, presentato dal Gruppo d’azione locale Lomellina, muove i primi passi: l’obiettivo finale è distribuire sette milioni di euro al mondo agricolo lomellino. I soci pubblici e privati della nuova società consortile a responsabilità limitata hanno votato il nuovo consiglio d’amministrazione, che rispetto al passato non potrà essere composto da amministratori comunali. Continua a leggere “Sette milioni di euro per la Lomellina”

Il filo di Arianna fra il mais di Piòvera

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La pianura fra Tortona e il Po è piena di campi di mais, ma quello del castello di Piòvera presenta una particolarità: al suo interno, è stato ricavato un labirinto di mais biologico. Tre chilometri di percorsi inestricabili fra le piante di mais, cui il conte Nicolò Calvi di Bèrgolo e il figlio Alessandro, proprietari del castello, hanno dato il nome di “Mano d’artista”. Nome non casuale, considerato che il percorso assomiglia appunto alla forma di una mano. Continua a leggere “Il filo di Arianna fra il mais di Piòvera”

Una Igp per il riso lombardo-piemontese

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Posata a Mortara a prima pietra del progetto “Igp Riso Valle del Po”. Giovedì 6 luglio, all’auditorium di viale Dante, Gianni Fava, assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia, e Mario Francese, presidente dell’Associazione industrie risiere italiane (Airi) e amministratore delegato dalla Curti Riso di Valle Lomellina, hanno confermato la loro disponibilità a valutare il progetto del gruppo spontaneo “Rice up”, coordinato dal mediatore pavese Paolo Ghisoni. Continua a leggere “Una Igp per il riso lombardo-piemontese”