Una giornata all’insegna dell’orgoglio identitario lomellino, che non è mai abbastanza. Domenica 29 marzo ho approfittato dell’apertura dei palazzi genovesi dei Rolli, dichiarati nel 2006 Patrimonio dell’umanità Unesco, per vivere da vicino la storia ancora semisconosciuta dei nostri antenati più celebri, la famiglia Lomellini. Dunque, ancora quel saldo filo rosso che unisce lungo i secoli la Lomellina a Genova.
La famiglia patrizia discendente dai conti palatini di Lomello, scavalcando il passo dei Giovi, sbarcò in quella Genova che, intorno al 1096, cominciava a rendersi autonoma dal Sacro Romano Impero come libero Comune partecipando subito dopo alla prima Crociata. Quella prima Crociata legata indirettamente all’abbazia mortarese di Santa Croce: il 14 settembre 1096 papa Urbano II, di rientro dalla Francia dove aveva incitato la cristianità al grido di «Dio lo vuole!», consacrò solennemente un altare (probabilmente quello maggiore) della chiesa del neonato Ordine degli Agostiniani, noti come Mortariensi.
Come abbiamo già spiegato l’anno scorso nel libro Lomellina medievale (Edizioni Lomellibro), patrocinato da Media Lomellina-L’Informatore lomellino, nel 1102 Gandolfo, esponente della famiglia dei conti di Lomello, si trasferì a Genova per sposare la figlia dell’ammiraglio Guglielmo Embrìaco, artefice, tre anni prima, della conquista di Gerusalemme durante la prima Crociata. Lo stesso Gandolfo fu nominato Lomellino, per via della sua origine, mentre dopo di lui la famiglia sarà nota con il cognome Lomellini. Inizia così una storia familiare, e non solo, fatta di politica, commercio, attività marinara e architettura civile: enormi ricchezze arriveranno ai Lomellini, in particolare, grazie alla pesca del corallo nell’isola tunisina di Tabarca.
E nel XVI secolo i Lomellini, anche grazie alla stretta alleanza con gli influenti Doria, iniziarono a costruire numerosi palazzi, simbolo visibile del loro crescente prestigio. Palazzo Nicolosio Lomellino è uno di questi: situato in via Garibaldi (già Strada nuova), nel centro storico di Genova, è fra i 42 palazzi dei Rolli, designati al tempo della Serenissima Repubblica di Genova ad accogliere gli ospiti di alto rango per conto del governo durante le visite di Stato.
Domenica 29 marzo decine di persone di ogni età e di provenienza geografica hanno varcato la sua soglia ammirando sia i mirabili interni affrescati sia il grandioso ninfeo realizzato nel Settecento su disegno di Domenico Parodi. Fu costruito tra il 1559 e il 1565 per volere di Nicolosio Lomellino, esponente di una famiglia in piena ascesa economica e politica. Nel 1609 Lomellino vendette il palazzo alla famiglia Centurione: poi la proprietà passò ai Pallavicini, ai Raggi e ad Andrea Podestà, più volte sindaco di Genova tra il 1866 e il 1895.
A seguire, ho visitato il palazzo costruito intorno al 1567 da Nicolò Lomellini in piazza della Nunziata: fra l’altro, l’immobile è noto, in tempi più recenti, per essere stato acquistato dall’armatore napoletano Achille Lauro.
A fianco del palazzo si trova la basilica della Santissima Annunziata del Vastato.
Nel 1591 i frati francescani vendettero il giuspatronato della cappella maggiore alla ricchissima famiglia dei Lomellini, che si impegnò a pagare e dirigere i lavori in cambio dell’uso della chiesa come cappella di famiglia. Sotto il loro patrocinio si realizzò la maggiore impresa artistico-architettonico-pittorica del Seicento genovese, strutturalmente risolta nel rivestimento di uno scheletro falso medioevale.
Un ringraziamento particolare a Chiara dell’Ufficio stampa e all’ufficio Iat del Comune di Genova per la cortesia e la professionalità. Un plauso alle guide, ai tirocinanti e all’Associazione nazionale carabinieri.

























