A Semiana i fascisti «si ammazzano fra loro»

Il 22 luglio 1921, un venerdì, lo squadrista Ettore Casiraghi sta cenando seduto al tavolo della cucina del castello di Semiana quando è raggiunto da un colpo di moschetto e da due revolverate alla schiena e alla testa. Il pretore di Mede invierà una nota al protocollo del Comune di Semiana, che riporta la deposizione del conte Carminati di Brambilla secondo cui lo scontro a fuoco sarebbe scaturito dopo una lite legata alla qualità del cibo.

L’ardito, che è identificato con il cognome di Caseraghi e con il ruolo di «guardia del conte Brambilla», si presenta al castello intorno alle 19 e si accinge a cenare. Appena infilato il cucchiaio in bocca, si lamenta del vitto infuriandosi contro il cuoco. Secondo l’autorità giudiziaria, Casiraghi avrebbe esploso alcuni colpi di arma da fuoco «cercando di colpire inspecialmente [sic] il signor Mattavelli Antonio». Per difendersi, il fratello della contessa Giulia Mattavelli, compagna del conte Carminati di Brambilla avrebbe usato il moschetto colpendo mortalmente Casiraghi.

Semiana, via al Castello

«Questo è tutto quello che mi dice il signor conte Cesare Carminate [sic] di Brambilla pregandomi di avvertire la forza pubblica», scrive il pretore.

Con una notevole dose di coraggio il settimanale mortarese Il Proletario ribalta la versione fornita dal nobile al pretore individuando negli autori dell’omicidio Antonio Mattavelli, fratello della contessa, e Gaetano Casiraghi, anch’essi squadristi al soldo di Carminati noti per le loro «gesta feroci contro i lavoratori». Subito dopo il delitto, i due fascisti si danno alla fuga abbandonando Semiana e lo stesso farà il conte: «Per questo non si esclude una sua complicità nel fatto».

Si muove il capitano dei carabinieri di Mede, che si convince della colpevolezza dei due latitanti e di Carminati, ma il vice pretore ne respinge la tesi come priva di logica e non attendibile. Il 20 agosto successivo Antonio Mattavelli finirà in manette a Bologna, ma, qualche settimana più tardi, sarà scagionato e farà ritorno a Semiana in completa libertà. Il Proletario, il 26 agosto, aveva profetizzato: «Sono certe due cose. O si avrà il processo e allora si vedrà la più scandalosa delle assoluzioni o una condanna minima perché sarà accordata la legittima difesa; oppure il processo non si farà e l’assassino del Casiraghi verrà rimesso in libertà dietro cauzione versata dai… generosi protettori». Le circostanze dell’omicidio sono poco chiare, ma da subito le voci più svariate si rincorrono. In paese si vocifera che Casiraghi avesse tentato di ricattare i conti «pretendendo una forte somma, pena lo svelamento di segreti compromettenti».

Giulia Mattavelli negli anni Trenta del Novecento

Secondo il settimanale socialista, si era sentito più volte lo squadrista alzare la voce con il conte, con il colonnello Magnaghi, «amico di casa Brambilla», e con altri fascisti. Secondo Pansa, Casiraghi voleva svelare gli autori del delitto Salvadeo, il lattaio trucidato a Tromello nell’aprile precedente: «In Lomellina si mormorava che gli assassini fossero partiti dal castello di Semiana».

Leggendo l’Avanti!, poi, si scopre che lo squadrista stava per rivolgere il proprio temperamento «violento e invadente» contro lo stesso conte, che avrebbe reagito licenziandolo: «Licenziamento, però, che non fu effettuato godendo il Casiraghi la protezione dell’amante del conte Brambilla».

A detta di Giampolo Pansa, invece, Casiraghi si sarebbe invaghito della contessa, che, al contrario, non lo avrebbe avuto in simpatia. Secondo ancora un’altra voce, lo squadrista assassinato avrebbe voluto rivelare la vita sfrenata condotta dai conti e dai loro ospiti: orge a base di alcol e cocaina, congiure politiche, pianificazioni di spedizioni punitive e di bastonature, elezioni manipolate. La richiesta per tacere sarebbe stata elevata: un milione di lire. E questa richiesta si sarebbe trasformata nella sua condanna a morte.

L’omicidio di Casiraghi suscita grande impressione in paese. I socialisti non nascondono di tirare un sospiro di sollievo: «A onor del vero, la vittima è tutt’altro che rimpianta dalla popolazione di Semiana». L’assassinio dello squadrista nel castello dei Carminati avrà un’eco a livello nazionale nel 1924, quando Benito Mussolini andrà a deporre al processo contro Albino Volpi, lo squadrista accusato di aver ucciso l’operaio milanese Inversetti. «Il colpevole non è Volpi, bensì un giovane ardito milanese, che confessò il delitto nella redazione del Popolo d’Italia. La giustizia non potrà più perseguirlo perché egli si è fatto giustizia da sé», è il nocciolo della deposizione di Mussolini riportata dall’ Avanti! il 24 giugno.

Dunque, per il presidente del Consiglio sarebbe Casiraghi l’ardito che si è tolto la vita. In questo modo Volpi, che a Roma il 10 giugno precedente aveva rapito il deputato Giacomo Matteotti, segretario del Partito socialista unitario, insieme con Amerigo Dumini, Giuseppe Viola, Amleto Poveromo e Augusto Malacria, sarà scagionato al processo Inversetti dal capo del fascismo in persona. I dubbi, però, si rincorrono e, per molti, la versione di Mussolini non sta in piedi. «Ma poi il Casiraghi si è proprio suicidato?», s’interroga l’Avanti! in coda all’articolo che riporta la deposizione del duce in tribunale.

Il giornale ricorda che lo squadrista fu raggiunto da una scarica di pallini alla nuca e che, di conseguenza, difficilmente si potrebbe parlare di suicidio. Inoltre, secondo un’altra ipotesi, Casiraghi sarebbe stato ucciso in un’altra stanza del castello e, solo in un secondo momento, trasportato in cucina dagli assassini e da alcuni complici. Secondo l’Avanti! si aprì l’inchiesta e partirono le indagini: si parlò anche di un processo contro «persone altolocate», ma poi non se ne fece nulla.


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Pubblicato da Umberto De Agostino

Giornalista (quotidiano La Provincia pavese, settimanale L'Informatore lomellino di Mortara e undici periodici comunali) e direttore dell'Ecomuseo del paesaggio lomellino. Già autore per Fratelli Frilli Editori (Il brigante e la mondina, La contessa nera, Manzoni e la spia austriaca).

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