La Costituzione della Provincia di Lomellina, 1621

La Congregazione generale delle ventiquattro comunità lomelline prende forma nella rocca di Lomello, il 9 settembre 1621, un giovedì. L’appuntamento è storico, per vari motivi, non ultima la pubblicazione degli Statuti della Lomellina, sorta di “carta costituzionale” che ha come titolo ufficiale Ordines provintiæ lumellinæ. La Lomellina si riunisce per affrontare tematiche di un certo peso: il malgoverno, la cattiva amministrazione delle finanze e la forte pressione fiscale indispensabile a re Filippo IV, salito sul trono spagnolo solo pochi mesi prima (il 31 marzo), per mantenere l’esercito. Gli ordinamenti emanati nel 1621 dalla Congregazione generale della Lomellina costituiscono un significativo esempio dei ripetuti tentativi di moralizzazione del costume politico-amministrativo delle istituzioni preposte ai contadi lombardi e della loro sottomissione al controllo statale.

Dopo la contea di Lomellina di carolingia memoria e prima della Provincia sabauda costituita nel 1713 nel nuovo Regno di Sicilia (poi di Sardegna), questo è un passaggio fondamentale per l’unità politico-amministrativa della terra delle risaie. Manca ancora, come vedremo, l’alta Lomellina (zone di Vigevano e Robbio), che dall’epoca degli Sforza (prima metà Cinquecento) era separata da Mortara in seguito alla creazione del Vigevanasco.

In Lomellina la volontà riformatrice delle comunità si concretizza nell’assemblea convocata d’urgenza da Alessandro Grassi, delegato del Senato di Milano. L’ordine parte il 4 settembre e le ventiquattro comunità sono avvisate lunedì 6 e martedì 7: si tratta, nel dettaglio, di Borgo Franco (oggi Suardi), Breme, Candia, Castelnovetto, Cozzo, Dorno, Frascarolo, Garlasco, Gropello, Langosco, Lomello, Mede, Mortara, Ottobiano, Sartirana, Scaldasole, Tromello, Pieve del Cairo, Rosasco, San Giorgio, Sannazzaro, Sant’Angelo, Valle e Zeme.


L’atmosfera è pesante a causa dell’insolita e perentoria convocazione, e del divieto impartito ai funzionari statali, come pure ai loro sostenitori o parenti, di partecipare all’assemblea e, addirittura, di avvicinarsi a Lomello. I delegati della Congregazione prestano solenne giuramento e aprono i lavori dell’assemblea, che si concluderà venerdì 10 settembre, quando i notai incaricati del verbale trascriveranno le richieste delle comunità. I ventisei provvedimenti approvati riguarderanno la pressione fiscale, le attribuzioni dei funzionari locali, la punizione degli abusi e la gestione del denaro pubblico.

Fra le altre cose, gli Statuti si occupano delle controversie tra abitanti della città e delle campagne, della riscossione dei proventi da parte delle comunità della Lomellina e di altri proventi a opera dei commissari, del controllo dei rendiconti dovuti da tutti i funzionari, della ripartizione degli oneri e dei diritti della Provincia, dell’applicazione delle norme tributarie con pari diritti tra le varie terre, della durata limitata degli uffici pubblici e della rimozione dei funzionari per abusi, della designazione, a Milano, di un sostituto procuratore giovane e preparato. Inoltre, si affrontano i temi dell’elezione di nuovi funzionari, della competenza della Provincia per l’alloggiamento dei reparti militari in transito e della durata biennale delle cariche.

Al giureconsulto Alessandro Maestri spetta assicurare l’attuazione delle decisioni più importanti, da solo o di concerto con altri funzionari, laddove si prevedono ostacoli o resistenze da superare: la gestione delle finanze locali, la sostituzione dei vecchi funzionari, le liti giudiziarie, le spese della Congregazione, l’esecuzione dei provvedimenti emanati. Il prestigio dell’uomo di legge è riconosciuto: Maestri possiede le qualifiche professionali necessarie a svolgere numerosi ruoli delicati, inclusa un’eventuale mediazione presso le autorità. Proprio a lui si deve la pubblicazione degli Ordines provintiæ lumellinæ.

Castello Crivelli a Lomello

«Oggi come ieri, pubblicare le Ordinanze della Lomellina significa affermare che la Lomellina non è solo un territorio tra Lombardia e Piemonte, ma è, soprattutto, un insieme di comunità che condividono gli stessi problemi sociali, economici e giuridici – da valutare e risolvere insieme, attraverso decisioni comuni – esprimendo un’identità unica nella quale riconoscersi, tutti, di fronte a sistemi più ampi: nel XVII secolo Pavia e il ducato di Milano, oggi, lo Stato italiano, domani, forse, l’Europa delle autonomie e dei popoli», scrive l’avvocato Remo Danovi nella riproduzione degli Statuti della Lomellina pubblicata nel 2009.

Conclusi i lavori dell’assemblea, le comunità si ritengono soddisfatte, ma rimangono scontenti i gruppi di interesse più vicini alle oligarchie locali: anche per questa ragione, la Congregazione concede ampi poteri al giureconsulto per attuare le ordinanze emanate, evitare prevedibili tentativi di insabbiamento e resistere a eventuali iniziative giudiziarie avversarie. Maestri non indugia: il 15 settembre 1621 ottiene la conferma del delegato Grassi (per meglio garantire l’esecuzione dei provvedimenti della Congregazione) e, due giorni dopo, intima la consegna della contabilità al ragioniere della provincia.

È la guerra: i vecchi funzionari in carica reagiscono, notificando a loro volta una citazione. Verso la fine del 1621, il Senato di Milano pronuncerà la sentenza, dando atto, in primo luogo, che le parti hanno concluso una transazione alle seguenti condizioni: i provvedimenti emanati dalla Congregazione restano validi e tutti i funzionari, vecchi e nuovi, devono rendere conto della loro gestione avanti al delegato Grassi; i poteri dei membri della Congregazione sono prorogati sino al giorno in cui i rendiconti saranno effettivamente consegnati, ma, in ogni caso, nell’ottobre 1622 dovrà tenersi una nuova Congregazione.

Da ultimo, Maestri e i nuovi funzionari rinunciano al loro mandato. Gli Ordinamenti emanati dalla Congregazione della Lomellina, da un lato, testimoniano l’esistenza di un’élite di proprietari che tende a monopolizzare le cariche e il controllo dell’amministrazione, e, in definitiva, alla sopraffazione dei più deboli; dall’altro, la disponibilità e l’interesse del potere centrale a moderare il malcostume dilagante, rispondendo ai richiami di chi ne denuncia le manifestazioni. «Infine, fanno emergere la possibilità che la nascita delle Congregazioni dei contadi ha dato a ceti emergenti esclusi dall’esercizio del potere di far sentire la propria voce e di protestare contro i soprusi, seppure in un conflitto in cui i contendenti sono pur sempre capitalisti agrari di diverso calibro e i contadini e i diseredati non hanno alcuno spazio», scrive Chiara Porqueddu, ricercatrice al dipartimento di Studi politici e sociali dell’Università degli Studi di Pavia, nel libro del 2009.


Scopri di più da Vivo in Lomellina

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Pubblicato da Umberto De Agostino

Giornalista (quotidiano La Provincia pavese, settimanale L'Informatore lomellino di Mortara e undici periodici comunali) e direttore dell'Ecomuseo del paesaggio lomellino. Già autore per Fratelli Frilli Editori (Il brigante e la mondina, La contessa nera, Manzoni e la spia austriaca).

Lascia un commento