Due pagine esaustive uscite oggi, 20 novembre, sul settimanale L’Informatore lomellino di Mortara
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Libro disponibile in rete, da Lomellibro di Zeme e Le Mille e una pagina di Mortara
Pianura ferace fra Po, Ticino e Sesia. Non più Lombardia, non ancora Piemonte
Le due pievi distano circa un miglio dall’abitato di Mortara e sorgono a breve distanza l’una dall’altra, ai margini della strada romana che congiunge Pavia e il valico del Piccolo San Bernardo: quella che sarà meglio nota come Via Francigena.
Per circa quattro secoli le chiese di San Pietro e di Sant’Eusebio, con la foresteria sorta accanto a quest’ultima, accoglieranno anonimi pellegrini d’ogni nazione transalpina e autorità del mondo politico e religioso del tempo: Leone, futuro pontefice e santo, inviato in Gallia da Galla Placidia per cercare di rappacificare il generale Ezio e il prefetto del pretorio Albino (440), sant’Epifanio (494), san Giocondo d’Aosta (501), Emiliano, vescovo di Vercelli (505), san Cesario, vescovo di Arles (513), Riccardo, ex re del Kent destinato a spegnersi a Lucca (522), papa Stefano II (574) e papa Paolo I (757).
Il destino, però, non sarà benevolo per una delle due chiese pievane: quella di San Pietro sarà gradualmente abbandonata e, nel volgere di qualche secolo, ne scompariranno anche le ultime vestigia. Quella di Sant’Eusebio, invece, entrerà nella storia italiana ed europea per iniziativa di Albino Alcuino di York, consigliere di Carlo Magno nato nel 735 nel regno anglosassone di Northumbria e morto a Tours nell’804.
Dal libro Lomellina medievale, edito da Lomellibro di Zeme
Info: 333.4399880, lomellibro@gmail.com, info@lomellibro.it
Lomellina medievale. Le abbazie di Mortara e Breme, i conti Palatini di Lomello e i Lomellini, potenti dogi di Genova Copertina flessibile – 20 novembre 2024
di Umberto De Agostino (Autore)
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La Lomellina, oggi patria del riso europeo fra Lombardia e Piemonte, raccontata attraverso il Medio Evo, fra Crociate e Via Francigena. Da Lomello, centro fondato dai Liguri, sviluppatosi con i Romani e divenuto seconda capitale del Regno longobardo dopo Pavia, si passa alla contea di Lomello inserita nel Sacro Romano Impero e alle potenti abbazie di Santa Croce, a Mortara, e di San Pietro, a Breme. Senza dimenticare l’abbazia mortarese di Sant’Albino, nota per la leggenda di Amico e Amelio, paladini di Carlo Magno. Un ruolo non secondario fu ricoperto dal monachesimo: decine di abbazie e monasteri sparsi in tutta la pianura fra Po, Ticino e Sesia. L’affascinante percorso lungo i secoli termina con la famiglia patrizia genovese Lomellini, discendente dei conti di Lomello: nel Mediterraneo spiccano la redditizia isola di Tabarca e i successivi insediamenti di Carloforte e Calasetta, nella Sardegna sudoccidentale, conservatisi fino a oggi.
Nel 990 Sigerico, arcivescovo di Canterbury, si reca a Roma per ricevere il pallio, simbolo della dignità arcivescovile, dalle mani di da papa Giovanni XV.
Nel viaggio di ritorno attraversa la Lomellina: la XLII tappa sarà Tremel, oggi Tromello, fra Pavia e Mortara, dove si fermerà a pregare all’abbazia di Sant’Albino sulla tomba dei paladini carolingi Amico e Amelio.
Le ottanta tappe tra Roma e l’imbarco per l’Inghilterra, nei pressi di Calais, saranno note come Itinerario di Sigerico e, nei secoli successivi, Via Francigena.
Dal libro Lomellina medievale, edito da Lomellibro, via Sant’ Alessandro, 20 – Zeme (PV)
Info: 333.4399880, lomellibro@gmail.com o info@lomellibro.it
L’importanza di Lomello, cari lettori, tra la fine della Repubblica e l’inizio dell’Impero romano era massima. Stiamo parlando di un borgo nato e sviluppatosi in un punto strategicamente rilevante: sul dosso oggi occupato dalla basilica di Santa Maria Maggiore e lungo l’antica pista delle Gallie, tracciato che dai passi nelle Alpi Cozie (Monginevro, Grande e Piccolo San Bernardo) e da Torino arriva a Cozzo, a Lomello, a Dorno e a Pavia, il cui ultimo tratto Gropello Cairoli-Pavia sarà inserito nella medievale Via Francisca (Francigena), su cui ritorneremo in virtù del grande interesse che riveste per il nostro racconto.
Ci troviamo di fronte all’“antenata” della Pavia-Dorno-Lomello-Cozzo, che nei secoli a venire sarà detta Strada Regina (o Regia), Strada Pavese o Strada Romea. Il tracciato non presenta ancora la massicciata e la lastricatura in pietra tipiche delle arterie consolari, ma da Pavia è comunque la pista rettilinea più breve verso le Gallie, che lascia ai lati dossi e avvallamenti, e traversa i torrenti Terdoppio, Arbogna-Erbognone e Agogna.
Dal libro Lomellina medievale (Edizioni Lomellibro)
Questo libro è un cerchio che parte dai liguri e si chiude con i liguri.
Dunque, vi chiederete voi, perché il titolo è Lomellina medievale e non Liguria medievale? Perché la Lomellina preromana, prima che le legioni della Città eterna conquistassero la ferace terra fra Po, Ticino e Sesia, era abitata da una tribù ligure denominata Levi. Stiamo parlando di una delle più antiche popolazioni italiche: secondo alcuni studiosi, sarebbe un popolo indoeuropeo arrivato nell’attuale Nordovest e nell’alta Toscana verso la metà del terzo millennio avanti Cristo, secondo altri sarebbe addirittura un antichissimo popolo pre-indoeuropeo, al pari dei baschi tanto per intenderci. Le più profonde radici della Lomellina sono dunque da ricercarsi in questa dimensione storica e anche linguistica, considerato che diversi termini del dialetto lomellino collimano ancora oggi, malgrado la netta predominanza del latino, con quelli parlati lungo le coste del mar Ligure.
Lomellina medievale si può richiedere alla casa editrice Lomellibro
via Sant’ Alessandro, 20 – 27030 Zeme (PV)
333.4399880 – lomellibro@gmail.com – info@lomellibro.it
Pavia, grazie alle risaie di Lomellina e Pavese e ai loro 80mila ettari, riconquista il primato fra le province risicole d’Italia e d’Europa dopo la drastica riduzione delle superfici causata dalla siccità del 2022. Il dato diffuso dall’Ente nazionale risi è inserito nella tabella sulle superfici coltivate a riso nell’anno in corso e ricavate dalle denunce dei 3.500 risicoltori italiani.
Gli ettari non si discostano dall’ultimo sondaggio fra 2.610 risicoltori raccolto nel luglio scorso: le risaie italiane aumentano di 15.900 ettari passando dai 210.200 del 2023 agli attuali 226.100. Per la Lomellina e il Pavese, facendo le debite proporzioni, si tratterebbe di un incremento di circa 5mila ettari, considerato che nel 2023 avevano coltivato 70mila ettari a risaia sui 210mila nazionali.
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