Pavia, grazie alle risaie di Lomellina e Pavese e ai loro 80mila ettari, riconquista il primato fra le province risicole d’Italia e d’Europa dopo la drastica riduzione delle superfici causata dalla siccità del 2022. Il dato diffuso dall’Ente nazionale risi è inserito nella tabella sulle superfici coltivate a riso nell’anno in corso e ricavate dalle denunce dei 3.500 risicoltori italiani.
Gli ettari non si discostano dall’ultimo sondaggio fra 2.610 risicoltori raccolto nel luglio scorso: le risaie italiane aumentano di 15.900 ettari passando dai 210.200 del 2023 agli attuali 226.100. Per la Lomellina e il Pavese, facendo le debite proporzioni, si tratterebbe di un incremento di circa 5mila ettari, considerato che nel 2023 avevano coltivato 70mila ettari a risaia sui 210mila nazionali.
Analizzando le varie categorie merceologiche, si registra un balzo del Baldo, un Lungo A usato per i risotti, che passa da 6.300 a 18.200 ettari: aumento considerevole anche per il Ribe-Loto, che sale da 30mila a 44mila ettari. Nel contempo, rischia la scomparsa il Roma, altro storico Lungo A che si riduce da 11.800 a 200 ettari. In calo anche altri due risi da risotto Lungo A come Carnaroli (da 24.500 a 22.800) e Arborio (da 20mila a 16mila), e il Lungo B da esportazione (da 49mila a 45.300). Buono il risultato ottenuto dai risi Medi come Vialone nano, Padano e similari, che salgono nel complesso da 3.100 a 7.500 ettari, e dai Tondi generici (da 34mila a 42.300 ettari).
Per i produttori parla Marta Sempio, presidente di Confagricoltura Pavia e imprenditrice agricola fra Lomellina (fra cui cascina Tessèra di Valeggio Lomellina) e Piemonte. «A questo punto – spiega Sempio – Pavia, prima provincia italiana ed europea, deve ricoprire un ruolo significativo nei vari organismi di rappresentanza del settore risicolo. È chiaro a tutti che il dato delle superfici 2023, soprattutto in provincia di Pavia, era stato condizionato dalla siccità del 2022, che aveva portato molti imprenditori a rivedere le scelte a favore di colture invernali alla luce dei danni produttivi patiti con l’evento siccitoso».

Questo il commento dei trasformatori che fanno capo all’Associazione industrie risiere italiane (Airi), con sede a Pavia. «Confermati i dati delle denunce di superficie per il 2024 – spiegano gli industriali guidati dal presidente Mario Francese – Ciò significa che c’è fiducia da parte degli agricoltori per il riso, testimoniata da un aumento di quasi 16mila ettari rispetto all’anno precedente. Rileviamo l’aumento dei Tondi e quello significativo del gruppo Ribe con potenziali effetti sulla commercializzazione a prezzi adeguati. Aumento anche del gruppo Baldo, che va a compensare la scomparsa del tipo Roma. Infine, preoccupa la riduzione del tipo Arborio e del Lungo B. Consapevoli del fatto che la programmazione è più difficile a fronte dei profondi cambiamenti in corso, sia dal punto di vista climatico sia politico-economico, l’industria ha comunque necessità di aumentare le possibilità di approvvigionamento con una pianificazione coerente con le richieste dei consumatori, in una situazione comunitaria sempre deficitaria».
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