Delle due pievi campestri, una sola rimarrà

Le due pievi distano circa un miglio dall’abitato di Mortara e sorgono a breve distanza l’una dall’altra, ai margini della strada romana che congiunge Pavia e il valico del Piccolo San Bernardo: quella che sarà meglio nota come Via Francigena.

L’esterno dell’abbazia di Sant’Albino

Per circa quattro secoli le chiese di San Pietro e di Sant’Eusebio, con la foresteria sorta accanto a quest’ultima, accoglieranno anonimi pellegrini d’ogni nazione transalpina e autorità del mondo politico e religioso del tempo: Leone, futuro pontefice e santo, inviato in Gallia da Galla Placidia per cercare di rappacificare il generale Ezio e il prefetto del pretorio Albino (440), sant’Epifanio (494), san Giocondo d’Aosta (501), Emiliano, vescovo di Vercelli (505), san Cesario, vescovo di Arles (513), Riccardo, ex re del Kent destinato a spegnersi a Lucca (522), papa Stefano II (574) e papa Paolo I (757).

Il destino, però, non sarà benevolo per una delle due chiese pievane: quella di San Pietro sarà gradualmente abbandonata e, nel volgere di qualche secolo, ne scompariranno anche le ultime vestigia. Quella di Sant’Eusebio, invece, entrerà nella storia italiana ed europea per iniziativa di Albino Alcuino di York, consigliere di Carlo Magno nato nel 735 nel regno anglosassone di Northumbria e morto a Tours nell’804.

Dal libro Lomellina medievale, edito da Lomellibro di Zeme

Info: 333.4399880, lomellibro@gmail.com, info@lomellibro.it


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Pubblicato da Umberto De Agostino

Giornalista (quotidiano La Provincia pavese, settimanale L'Informatore lomellino di Mortara e undici periodici comunali) e direttore dell'Ecomuseo del paesaggio lomellino. Già autore per Fratelli Frilli Editori (Il brigante e la mondina, La contessa nera, Manzoni e la spia austriaca).

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