Tutto torna: da Lomello a Genova e alla Sardegna meridionale passando per Torino

U pàize è un enclave ligure in Sardegna: conserva lingua e cultura dei fondatori, le famiglie di pescatori originarie di Pegli e provenienti dall’isola tunisina di Tabarka, dove risiedevano dal XVI secolo e raccoglievano il corallo per conto della nobile famiglia Lomellini di Pegli. Famiglia originatasi dai conti di Lomello, di origine longobarda.

La targa che testimonia il legame fra Genova e Isola di San Pietro

Nel 1738 i tabarchini ottennero dal re di Sardegna Carlo Emanuele III il permesso di colonizzare l’isola di san Pietro, Uìza de San Pè, disabitata e detta “degli sparvieri” sin dai tempi dell’insediamento fenicio (VIII secolo a.C.), cui seguirono quello punico, con tempio e necropoli, e quello romano. Da queste antiche vicende deriva l’uso di chiamare “tabarchini” (oltre che carlofortini e carolini) gli abitanti dell’isola di San Pietro e “tabarchino” la loro lingua, conservativa variante locale di quella parlata a Genova e a Pegli. Gli stessi pescatori, quarant’anni dopo, avrebbero fondato anche Calasetta sulla prospiciente isola di sant’Antioco, dove il legame con Pegli è oggi altrettanto forte e duraturo.

Targa in ceramica posizionata in piazza Pegli, a Caasetta

Carloforte, tuttora strettamente legato a Pegli e a Genova, è l’unico centro dell’isola, con 6.000 abitanti. La sua parlata, antica, genuina, impossibile da sentire lontano da qui, è il tabarchino, assimilabile alla lingua in uso tra i pegliesi nel XVI secolo, antenati diretti dei carlofortini. Alla matrice originaria, nel corso della storia, si sono aggiunti prestiti dall’arabo, dal siciliano e dal francese.

Intessuta delle vicende di un passato travagliato, plasmata da una speciale nostalgia, questa lingua è parlata correntemente e non soltanto tra cittadini, ma anche nei rapporti con le istituzioni locali. Durante i matrimoni civili gli sposi non di rado la usano per pronunciare la formula per il fatidico . I bambini imparano a tutt’oggi le filastrocche tabarchine e fin dai primi anni di scuola trovano ad attenderli sui banchi un sillabario e un sussidiario in questa lingua, realizzati per loro dalla scuola del paese. Il Festival della canzone tabarchina è seguito quanto e più delle analoghe manifestazioni nazionali, e trova ampio spazio nelle radio e nelle televisioni locali. A studiosi isolani, animati da grande passione, si deve la messa a punto di una accurata grammatica e di un vocabolario tabarchino in costante aggiornamento: nelle sue pagine può dirsi riportata in sillabe l’identità stessa dei carlofortini.

Nel corso del tempo la più ampia scolarizzazione, i legami strettissimi con ambienti estranei all’isola, la maggiore facilità degli spostamenti e la diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione hanno toccato in modo significativo l’integrità di una lingua che, sino a pochi decenni fa, poteva dire di essersi conservata fedele a se stessa in modo davvero singolare. E d’altra parte, proprio la capacità di reinventarsi adattandosi a circostanze e mondi del tutto nuovi è il segno più evidente della vitalità di questa lingua.

Vitalità riconfermata dall’istituzione di un Polo linguistico, il cui impegno nella salvaguardia e nella diffusione del Tabarchino, ha portato a importanti realizzazioni negli ultimi anni mettendosi in luce come il principale riferimento per l’apprendimento della lingua locale e per la traduzione.

Polo Linguistico Tabarchino
c/o Biblioteca comunale
ExMe, Centro comunale polivalente
Via XX Settembre 44 – 09014 Carloforte (SU)

https://www.tabarchin.it

Ufficio del Turismo

Piazza Carlo Emanuele III,
09014 Carloforte SU
Tel: 0781 854009

info@carloforteturismo.it


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Pubblicato da Umberto De Agostino

Giornalista (quotidiano La Provincia pavese, settimanale L'Informatore lomellino di Mortara e undici periodici comunali) e direttore dell'Ecomuseo del paesaggio lomellino. Già autore per Fratelli Frilli Editori (Il brigante e la mondina, La contessa nera, Manzoni e la spia austriaca).

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