Il legame fra la Lomellina e la città di Genova è millenario

Lomellini (o Lomellino) furono una delle principali famiglie aristocratiche genovesi. Guadagnarono grandi ricchezze grazie all’attività commerciale e marinara e, in particolare, grazie alla pesca del corallo nell’isola tunisina di Tabarca.

Gandolfo da Lomello, nipote del conte del Sacro Palazzo di Pavia Luciano, fu il capostipite della famiglia Lomellini di Pegli, in cui s’insediò nel 1102. La fortuna di Gandolfo, detto Lomellino a seguito della sua provenienza, prese avvio dalle nozze con la figlia di Guglielmo Embriaco, ingegnere e ammiraglio che nel 1099 partecipò alla conquista di Gerusalemme. La sua morte, avvenuta nel 1102, lasciò campo aperto al genero, la cui famiglia crescerà d’importanza sia per un’avveduta politica economica sia per lasciti e donazioni.

Alcuni dei suoi rappresentati occuparono cariche significative nella storia della Repubblica di Genova: Leonardo sarà governatore della Corsica prima dal 1369 al 1370 e poi dal 1393 al 1394, e conte feudale dell’isola dal 1401 al 1409. Dogi di Genova saranno Giambattista, eletto il 4 gennaio 1533, Giannotto (10 ottobre 1571), Giacomo (16 giugno 1625), Giambattista (24 luglio 1646), Stefano (29 marzo 1752), Agostino, figlio di Bartolomeo (10 settembre 1760), e Giuseppe (4 febbraio 1777).

Il doge più celebre fu Giovanni Battista (o Giambattista) Lomellini (Genova, 1460 – Genova, 1537, nella foto), 48° doge della Repubblica. Figlio di Gerolamo e di Tobietta Doria, ricoprì dal 1516 importanti incarichi istituzionali per la Repubblica. Per le sue qualità diplomatiche fu scelto come accompagnatore del doge Ottaviano Fregoso nell’incontro con il re di Francia, Francesco I, svoltosi a Milano. Sostenne l’ammiraglio Andrea Doria contro la dominazione francese. Nell’agosto 1530 accolse l’imperatore Carlo V d’Asburgo al suo arrivo al porto di Vado, offrendogli in omaggio le chiavi della città del ponente ligure. Le sue spiccate capacità lo porteranno il 4 gennaio 1533 alla massima carica repubblicana, la quarantottesima: nel suo biennio dogale ricevette ancora, con grande solennità, Carlo V a Rivarolo e ricucì i rapporti commerciali con la Francia. Nel 1537, come ambasciatore e oratore della Repubblica, partecipò a Savona all’incontro con papa Paolo III.

Nel 1528, in seguito alla riforma voluta da Andrea Doria, i Lomellini formarono uno dei ventotto alberghi (consorteria di famiglie nobili, legate da vincoli di sangue o da comuni interessi economici), cui si aggregarono le famiglie Albizia, Allegro, Bonvassalli, Bianchi, Campanari, Campi, de Candia, Chiavari, Costaguta, alcuni rami della famiglia Correggia o Corregio, Fazio, Ferdinandi, Garibaldo, Montenegro, Narice, Nepitelli, da Passano e Delfino da Passano (rami della famiglia dei signori da Passano), Pedralbes, Porro, Romero, Scrigna, Sorba, Sesterii, Tolot e Veneroso. Nel 1530 si unirono anche i Solari di Zoagli e nel 1562 le famiglie Assereto, Castagna e Corso.

Nel XVIII secolo i Lomellini alienarono i patrimoni di Pegli ritirandosi a Genova, dove oggi portano il loro nome una via, diversi palazzi (Villa Lomellini Rostan, palazzo Giacomo Lomellini, palazzo Baldassarre Lomellini o palazzo Campanella, palazzo Lomellini-Dodero, palazzo Filippo Lomellini, palazzo Lomellini-Doria Lamba, palazzo Bartolomeo Lomellini, palazzo Nicolò Lomellini, palazzo Lomellini-Serra e palazzo Podestà o di Nicolosio Lomellini), una scuola media inferiore e un asilo nido.

Palazzo Giacomo Lomellini (da Wikipedia)

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Pubblicato da Umberto De Agostino

Giornalista (quotidiano La Provincia pavese, settimanale L'Informatore lomellino di Mortara e undici periodici comunali) e direttore dell'Ecomuseo del paesaggio lomellino. Già autore per Fratelli Frilli Editori (Il brigante e la mondina, La contessa nera, Manzoni e la spia austriaca).

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