Esporre tre secoli di storia di un piccolo paese lomellino racchiusi in nemmeno cinquanta pagine: il compito non si è rivelato agevole perché lo spazio, per chi usa le parole per lavoro, è sempre tiranno, ma alla fine la necessità di sintesi è stata un vademecum oggettivamente stimolante e fruttuoso.
Il progetto è nato quando il sindaco Giovanni Fassina mi aveva incoraggiato ad avviare una ricerca archivistica senza dubbio originale: stendere l’elenco nudo e crudo dei sindaci del Comune di Ferrera Lomellina, prima, e di Ferrera Erbognone, poi. Dall’archivio storico conservato al pianterreno del palazzo municipale erano emersi nomi e uomini consegnati da secoli a un quasi totale oblio: nomi che, per la maggior parte, si sono estinti sanzionando in questo modo l’inesorabile scorrere del tempo, a cavallo di epoche storiche le più disparate.
Così, da una mera relazione storico-archivistica, siamo saliti sul gradino successivo con l’obiettivo di porre le basi per lo studio di una comunità identitaria come quella di Ferrera Erbognone. Devo ringraziare, oltre al sindaco Fassina, Paola Cantone nella duplice veste di consigliere comunale e di responsabile della biblioteca comunale, che ha avuto la felice intuizione di proporre un opuscolo riassuntivo a beneficio della popolazione.
In queste pagine abbiamo cercato di focalizzarci sulla storia, da quella con la S maiuscola a quella con l’uomo comune al centro, fra vicende anche molto travagliate come le guerre o le agitazioni sindacali nelle risaie. In questo borgo, che alla fine dell’Ottocento toccò la punta massima di 2.400 abitanti, la gran parte della popolazione è stata per secoli impiegata in campagna, dove la coltura del riso ha fatto la parte del leone occupando centinaia di braccianti e di mondariso, locali e forestieri. Il resto del tessuto economico era formato da artigiani e da un consistente ceto di commercianti.
I documenti più antichi dell’archivio storico risalgono al 1728, quando Ferrera Lomellina fa parte del regno di Sardegna, nato dal precedente ducato di Savoia. Il borgo attraversa pacificamente diversi decenni fino al terremoto della fine del XVIII secolo, quando dalle ceneri della Rivoluzione francese emerge vigoroso l’astro del còrso Napoleone Bonaparte. Le autorità locali, in seguito all’occupazione del regno di Sardegna, devono prestare giuramento alle nuove realtà amministrative: Repubblica Cisalpina prima, Regno d’Italia poi. Dopo la caduta di Napoleone e il Congresso di Vienna, anche Ferrera Lomellina può ritornare sotto i Savoia: nel 1818 viene ricostituita la Provincia di Lomellina con capoluogo Mortara.
Nel 1823 inizia il lungo “regno” di Ignazio Strada, benestante che sarà creato “nobiluomo” nel 1848 e che sarà sindaco per quasi tre decenni nell’età del Risorgimento. In questo periodo Ferrera Lomellina attraversa le prime due guerre d’Indipendenza venendo rappresentata, sui vari fronti, da Enrico Strada, figlio di Ignazio.
Nel 1862, un anno dopo l’Unità d’Italia, il paese cambia nome in Ferrera Erbognone. Nella seconda metà del XIX secolo la comunità egemonizzata da proprietari e fittabili assiste alla creazione della Società operaia di mutuo soccorso e dell’asilo infantile, e all’arrivo dell’illuminazione elettrica. L’età giolittiana, per la prima volta, registra l’ingresso in consiglio comunale di una rappresentanza socialista, avanguardia delle profonde trasformazioni sociali e politiche a cavallo di Otto e Novecento. Nel 1912 lo sciopero più celebre, di cui si parlerà anche in Parlamento: di fronte, la mondina Maria Provera e il proprietario Attilio Strada.
Dopo la tragedia della Grande guerra, Ferrera Erbognone viene “conquistata” dalle squadre d’azione del ras fascista Cesare Forni, che però nel 1924 cadrà in disgrazia. Così i fascisti mussoliniani guideranno il paese attraverso gli anni Venti e Trenta fino all’altra immane tragedia della Seconda guerra mondiale.
Nel 1945, dopo la Liberazione, socialisti e comunisti si reinsediano nel municipio che guideranno per più di mezzo secolo. Nel 2004 la svolta con la lista civica “Impegno nuovo per Ferrera”.
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