Il mortarese Mangiagalli, “inventore” della sanità milanese

L’intervista impossibile uscita nel libro di Umberto De Agostino Ritratti lomellini lungo duemila anni (Casa editrice-libreria Lomellibro).

Luigi Mangiagalli nasce a Mortara il 16 giugno 1850 e muore a Milano il 3 luglio 1928. A Milano fondò la clinica ostetrico-ginecologica di via della Commenda, che oggi porta il suo nome.

    Prima parte

    Luigi Mangiagalli

    Luigi, lei si è diviso fra medicina, ricerca, mondo accademico, amministrazione pubblica e politica: com’è riuscito a far convivere queste attività?
    «Vede, io sono nato a Mortara in una famiglia di mercanti e di proprietari terrieri: mio padre Angelo e mia madre Teodolinda Falzoni mi fecero completare i primi studi nella città natale e poi mi accompagnarono alla laurea in Medicina e Chirurgia all’Università di Pavia, conseguita il 25 luglio 1873. Da allora, molti mi riconoscono una capacità di lavoro fuori dal comune: vengo etichettato “uomo senza requie”. Alle competenze cliniche ho sempre unito abilità di negoziazione, capacità progettuale e padronanza di diverse lingue straniere che mi hanno consentito di costruire progetti, sia come sindaco sia come clinico, conformi alle esperienze europee».
    Quali sono stati i primi passi nel mondo della sanità?
    «Ho iniziato la mia esperienza clinica all’ospedale di Vigevano, dove ho prestato servizio per circa un anno. Allo stesso tempo, nel 1873, ho dato alle stampe la mia prima ricerca: prima di una lunga serie. Poi mi sono perfezionato in Ginecologia ottenendo la cattedra universitaria prima a Sassari, poi a Catania e a Pavia, che ho lasciato nel 1888 per trasferirmi a Milano e assumere la carica di direttore della Maternità di Santa Caterina alla Ruota. Salvai la struttura dal fallimento convincendo Provincia e Comune a rinnovare i contributi pubblici e alcuni benefattori privati a partecipare al finanziamento. La Maternità di Santa Caterina sarebbe diventato il Comparto ginecologico dell’Ospedale Maggiore di Milano, con compiti di formazione di medici e di levatrici».
    Lei fu il promotore degli Istituti clinici di perfezionamento, struttura all’avanguardia per l’epoca.
    «Li avevo pensati per la formazione dei medici sul piano pratico: inaugurati tra il 1906 e il 1910, erano costituiti dalla clinica del lavoro e dalla clinica ostetrico-ginecologica, cui si aggiungerà la clinica pediatrica “Emilio De Marchi”, finanziata da Adelina De Marchi nel 1909 e inaugurata nel 1915. Inizialmente gli Icp furono accorpati all’Università di Pavia e per un breve periodo, dal 1921 al 1923, pensai alla creazione di un grande centro di studi medici a due teste, Milano e Pavia. Progetto poi decaduto per il passo indietro di Pavia».
    Quale fu il suo percorso politico?
    «Nel 1902 sono stato eletto deputato per i radical-democratici nel collegio IV di Milano: sarei rimasto alla Camera fino al 1904. Il mio programma era unire borghesia e popolo, sostenere la necessità di una legislazione sociale che tutelasse il lavoro e ripudiare la politica coloniale, che ritenevo una follia. Fui sconfitto da un candidato cattolico, ma nel 1905 re Vittorio Emanuele III mi nominò senatore: sarei rimasto a palazzo Madama fino al 1928».
    Poi il suo orientamento politico cambiò…
    «Avrebbe prevalso il mio sentimento patriottico: mi sono avvicinato alla Destra sostenendo i nazionalisti nella Grande guerra e l’annessione di Fiume e della Dalmazia all’Italia. Nel dicembre 1922 sono stato eletto sindaco di Milano sostenuto da una coalizione che comprendeva ventitré fascisti, quindici liberali, otto popolari e quattro nazionalisti. Da allora fino al 1926, non lo nego, il regime fascista avrebbe sostenuto i miei progetti in ambito sanitario e accademico. Non sarebbero mancate le incomprensioni, ma succede in politica…».


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    Pubblicato da Umberto De Agostino

    Giornalista (quotidiano La Provincia pavese, settimanale L'Informatore lomellino di Mortara e undici periodici comunali) e direttore dell'Ecomuseo del paesaggio lomellino. Già autore per Fratelli Frilli Editori (Il brigante e la mondina, La contessa nera, Manzoni e la spia austriaca).

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