Il riferimento è il Piano strategico nazionale delle Aree interne: spopolamento, carenza di servizi, difficoltà di accesso alle infrastrutture digitali, fragilità idrogeologica e distanza dai mercati non sono problemi episodici, ma questioni che richiedono strumenti stabili, risorse coerenti e una visione di lungo periodo. Dalla Lomellina all’Oltrepò collinare e montano, le Aree interne non possono essere considerate margini da assistere, ma territori da valorizzare. Qui l’agricoltura resta il primo motore possibile: produce reddito, cura il paesaggio, mantiene vivi borghi e comunità, alimenta filiere locali, turismo rurale, agriturismo, qualità delle produzioni e nuove forme di multifunzionalità.
«La provincia di Pavia – sottolinea Alberto Lasagna, direttore di Confagricoltura Pavia – deve guardare alle Aree interne come a una parte strategica del proprio futuro agricolo. Dove c’è un’azienda che investe, c’è manutenzione del territorio, prevenzione del dissesto, lavoro e possibilità di ricambio generazionale. Questo vale anche per il patrimonio edilizio rurale: cascine, fabbricati agricoli, stalle, fienili e strutture storiche raccontano l’identità produttiva dei nostri territori e possono diventare una leva di rigenerazione, accoglienza, multifunzionalità e turismo rurale. Ma questo ruolo va riconosciuto e sostenuto con strumenti adeguati: accesso al credito, infrastrutture, servizi, semplificazione, connessioni digitali e politiche capaci di valorizzare chi resta, produce e custodisce il territorio».
La Lomellina è uno degli ambiti in cui questa sfida assume un rilievo particolare. Il Gruppo d’azione locale (Gal) Risorsa Lomellina ha lavorato con Comuni e Provincia per accompagnare la costruzione della strategia territoriale partendo dalle opportunità offerte dai fondi regionali ed europei. «Il nostro compito – spiega Stefano Leva, presidente del Gal Risorsa Lomellina – non è decidere al posto del territorio, ma aiutare Comuni, enti e comunità a trasformare bisogni e idee in progetti coerenti con le fonti di finanziamento. Sono emerse proposte legate alla formazione, alla scuola e alla possibilità di trattenere giovani e competenze. L’obiettivo è semplice, ma decisivo: dimostrare che si può ancora vivere e lavorare in Lomellina, costruendo un’alternativa reale alla fuga verso le metropoli». Il punto è contrastare una tendenza già in atto: non più solo pendolarismo, ma spopolamento e così formazione, identità territoriale, qualità della vita, opportunità culturali, sportive e aggregative diventano elementi centrali. La fragilità non è soltanto sociale o territoriale, ma anche istituzionale: i Comuni più piccoli faticano a sostenere da soli processi complessi e hanno bisogno di rete, competenze e capacità di progettazione.
In questo quadro l’agricoltura resta un pilastro, ma non può essere data per scontata. «Mercati instabili, appesantimenti organizzativi e difficoltà di reddito rendono più fragile anche ciò che un tempo appariva una certezza – conclude Leva – La rigenerazione delle Aree interne passa dalla capacità di rafforzare le imprese agricole, sostenere filiere locali, recuperare il patrimonio rurale, investire in infrastrutture, capitale umano e semplificazione».
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