Un derby tutto interno agli Agostiniani di Mortara e di Avignone, poco meno di mille anni fa, per il controllo di San Nicolò di Capodimonte. L’antica chiesa di architettura romanica si trova nel Comune di Camogli, lungo il sentiero che dalla chiesa parrocchiale di San Rocco conduce verso la costa fino a Punta Chiappa. Panorami mozzafiato, che sono riuscito ad ammirare solamente domenica pomeriggio malgrado una presenza ormai cinquantennale fra i golfi del Tigullio e del Paradiso.
Il sentiero su cui mi sono temerariamente incamminato, metà con gradini di pietra (dicono 500 da San Rocco a San Nicolò) e metà sterrato, è inserito in un meraviglioso contesto ambientale all’interno del Parco del monte di Portofino. Ma, nonostante un sentiero non certo agevole per i sedentari cronici, la curiosità ha prevalso perché desideravo vedere con i miei occhi un edificio antichissimo, dal 1910 inserito nella lista dei monumenti nazionali italiani. Edificio citato anche nel libro Lomellina medievale, cofinanziato da Media Lomellina-L’Informatore Lomellino e pubblicato da Lomellibro Edizioni.
Dopo aver letto le iscrizioni in latino nei due affreschi ai lati dell’ingresso, sono entrato nella piccola ma incantevole navata. Nei pressi dell’altare ho visto un uomo che intratteneva una coppia raccontando la storia della chiesa. Da una signora arrivata nel frattempo, ho scoperto il suo nome: Ciro (su Facebook è poi emerso il cognome: Scognamiglio), appassionato custode di San Nicolò e rispettoso “delle persone che hanno vissuto questo borgo e il suo mare”.
Secondo la tradizione locale, in questa area quasi a strapiombo sul mare fu fondata nel luglio 345 una cappella intitolata a san Romolo, vescovo di Genova. Si crede, invece, che l’attuale chiesa romanica sia stata costruita intorno all’anno 1000: così la pensava don Nicolò Lavarello nelle sue Memorie, scritte un secolo fa attingendo a documenti dell’Archivio di Stato e della biblioteca centrale Berio di Genova. Altre fonti ritengono che l’edificazione del tempio sia datata XII secolo a opera dei Canonici regolari di San Rufo, congregazione fondata nel 1039 ad Avignone: la prima, secondo alcuni, ad adottare la regola di Sant’Agostino. Sempre don Lavarello scrive che San Rufo ebbe il controllo di San Nicolò, considerata una delle più antiche abbazie dell’intera Liguria, dal 1100 al 1444. Secondo lo studio Bozzo, i primi documenti che citano la chiesa risalgono al gennaio 1141: è l’atto del notaio Bonifacio, conservato nella canonica di San Lorenzo in Genova.
Nessuno, però, si preme di citare i Canonici agostiniani di Santa Croce, congregazione fondata a Mortara nel 1080 che ben presto, grazie ai favori concessi da papi e imperatori, arriverà a controllare decine e decine di abbazie, basiliche e priorati fra Lomellina, Pavia, Liguria, Piemonte ed Emilia. Nel libro Sentieri sacri sul monte di Portofino, riportato nel cartello informativo metallico posto all’ingresso di San Nicolò, si legge che fra il 1154 e il 1159 si accende la controversia fra San Rufo e Santa Croce, che rivendica il possesso del priorato a picco sul mare. Papa Adriano IV non prende posizione, al contrario di papa Alessandro III, il senese Rolando Bandinelli, che nel 1172 assegnerà San Nicolò di Capodimonte ai canonici francesi di San Rufo sottraendola ai Mortariensi e ponendo fine a un contenzioso durato più di un decennio.
Lo stesso pontefice, quattro anni prima, aveva ordinato al preposito di Mortara Bonifacio e ai canonici dei priorati liguri di corrispondere alla diocesi di Genova le decime dovute per i terreni delle canoniche messi a coltura per conto di terzi. Nicolao, eletto nel 1172 successore di Bonifacio alla prepositura di Santa Croce, perfeziona nello stesso anno l’annessione dell’ospedale di San Rainerio alla canonica mortariense di San Teodoro di Genova.
A causa delle violente scorrerie dei pirati saraceni l’intero complesso fu abbandonato nel corso del XV secolo, diventando sede dei più diversi usi civili e religiosi. Nel 1870 la chiesa fu riaperta al culto religioso e sottoposta a delicati restauri tra il 1925 e il 1926, fra cui la facciata in pietra viva e decorata con archetti a vista. Durante questi lavori vennero alla luce il rosone di facciata e tracce di affreschi alle pareti, tra cui un graffito risalente al XV secolo che raffigura la Madonna con Bambino sul castello di poppa di una caracca in balìa delle onde e i marinai che le chiedono protezione. L’interno del tempio, a unica navata e con pianta a forma di T, è costituito interamente in pietra nera o ardesia presentando ancora oggi resti di antichi affreschi medievali.
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