Dieci cose dell’Italia che scioccano i viaggiatori stranieri

famI “soliti luoghi comuni” o verità innegabili sul nostro Paese?

Il popolo di Internet si è già diviso di fronte alla lista di “cose dell’Italia che scioccano i viaggiatori stranieri” stilata da Business Insider. Noi ve la presentiamo senza schierarci e con quel pizzico di autoironia che è una delle migliori qualità del popolo italiano.

Cliccate: http://www.turismo.it/oltreconfine/multimedia/art/10-cose-dellitalia-che-scioccano-i-viaggiatori-stranieri-id-8233

La lumaca butta fuori le corna a Tromello

Ami TromelloS’intitola “Lümaga, lümaga, tra fora i còran” la nuova “storia lomellina di corni, cornini e cornetti” del gruppo teatrale Associazione maggengo italiano (Ami). La commedia sarà messa in scena venerdì 8 maggio, alle 21, sul palco del teatro-oratorio San Luigi di Tromello. Repliche previste il 9, 10, 15 e 16 maggio.

Il pubblico tornerà ad applaudire Alfio Castiglione, che è anche l’autore della commedia, nei panni di Berto il bracconiere, Daniele Cristiani (Gina la Chiavato), Pierangelo Colombani (Pinota), Gabriele Ferrari (Angiòla), Antonio Castoldi (il signor Battista, lo “Zufolo d’oro”), Antonio Rossi Borghesano (il campagnòn, cioè la guardia campestre), Fabio Prigioni (Gaspare), Stefano Simini (Rachele e Pino), Claudio Giorgi (Tori la Tromba), Adam Tondelli (Virosia), Massimiliano Tondelli (Pipìn al Mot) e il gruppo di monellacci Martina, Giulia, Stefano, Giovanni, Chiara, Giovanni Geo, Chiarabà, Giosà e Camilla. Suggeritrice Rosella Cappa, costumista Rosy Andreoli, truccatrice Marisa Dondi, “buttafuori” Mariuccia Vicario, tecnico luci e audio Diego Brischigiaro, scenografie Giancarlo Bindolini e montatori i fratelli Tondelli.

Nelle varie serate non mancherà il ricordo di Carlo Grigioni, fondatore della compagna morto due anni fa.

Prenotazioni al Caffè della Torre di piazza Campeggi (327.0283989).

La linea Casale-Mortara riapre, ma l’unica stazione attiva sarà Candia

trenoCandia Lomellina sarà l’unica fermata lungo la linea ferroviaria Mortara-Casale, che dovrebbe riaprire in autunno. Le Regioni Lombardia e Piemonte, Rete ferroviaria italiana e Trenord hanno deciso che i treni effettueranno solo tre fermate: Mortara, Candia e Casale Monferrato. Le stazioni di Castello d’Agogna, Zeme e Cozzo, attive fino a tre anni fa, rimarranno chiuse.

Lo conferma il sindaco di Candia, Stefano Tonetti, che ha partecipato a un incontro operativo a Milano con il collega di Mortara, Marco Facchinotti, e l’assessore di Casale Monferrato, Luca Gioanola. «Ci è stato spiegato – commenta – che c’è ancora qualche incertezza sulla riattivazione della stazione di Castello d’Agogna, ma senza dubbio non riapriranno più quelle di Zeme, troppo distante dal centro abitato, e di Cozzo, paese con un numero di abitanti ritenuto troppo esiguo». Di conseguenza, i pendolari della Lomellina occidentale, che oggi si servono dei pullman sostituivi della casalese Autoticino-Stat, dovranno raggiungere la stazione di Candia per arrivare a Mortara o a Casale Monferrato.

Un altro dato tecnico emerso nella riunione milanese è il numero delle corse. «Ci saranno – aggiunge Tonetti – sette corse di andata e altrettante di ritorno fra Casale e Mortara, mentre il Comune di Casale ha chiesto una corsa diretta per Milano Porta Genova in modo da privilegiare i pendolari che si recano a Milano per lavoro o per studi universitari». Non ancora definiti i costi dettagliati dell’operazione. Gli amministratori lomellini e casalesi hanno solo saputo il costo di gestione annuo (1,5 milioni di euro), che si va ad affiancare a quello di attivazione una tantum (800mila euro). In un primo tempo, la Lomellina e la città di Casale Monferrato avevano prospettato una riapertura morbida con quattro corse giornaliere in vista di Expo 2015, ma lo studio di Trenord sembra aver allungato, sia pur di poco, i tempi.

Laumellum – La grande festa longobarda

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Tu che m’hai preso il cuor

Valle Franchini

Secondo voi Expo 2015 ha dimenticato le valli Staffora e Curone?

Dilemma: Vespa o automobile?

Le previsioni meteo davano pioggia in Oltrepò Pavese. E purtroppo, anche mettendo il naso fuori dalla finestra, intorno alle 10 il cielo non lascia presagire nulla di buono. Nuvoloni blu scuro tendente al nero mi costringono a optare per il mezzo a quattro ruote.

Meta: Varzi. Ossia, per un lomellino purosangue come me impregnato di risaia e di pianura, alta montagna, con annessi e connessi. Ma l’invito dell’amico e collega Mattia Tanzi è impossibile da rifiutare perché ogni Primo Maggio il capoluogo dell’alto Oltrepò si veste a festa.

Parto in direzione ponte della Gerola, passo il Po, arrivo a Voghera e prendo per la valle Staffora. Fin qui tutto tranquillo, ma già fra Bagnaria, capitale delle ciliegie, a Varzi s’intuisce che parcheggiare nella cittadina non sarà come bere un bicchier d’acqua.

Io sono stato a Varzi due o tre volte in vita mia. Così inizio a tempestare Mattia di telefonate. «Ti consiglio vicino all’ospedale», mi suggerisce. Con fatica riesco a parcheggiare in una strada in salita e, prima di scendere, tiro il freno a mano. Operazione abituale solo quando sono nel Tigullio…

Una volta in centro, Mattia, re (giornalisticamente parlando) dell’alta montagna, m’introduce nel borgo antico, fatto ancora di pietra e di vicoli che sembrano carruggi liguri. In una cantina un produttore di salami sta lavorando in diretta. La tecnologia prevede che le operazioni siano trasmesse su uno schermo posizionato all’esterno, a beneficio dei passanti. Antico e presente fusi a “Varzi in fiera”.

Verso le 13 si presenta la necessità di rifocillarsi. In città gli agriturismi sono pieni e Mattia ha un’intuizione: «Ti porto io in un ristorante stupendo». «Ma è lontano? E bisogna arrampicarsi molto?», replico timoroso. «Ma no, circa venti minuti».

2Dopo migliaia di tornanti in salita fra i boschi, a bordo della sua 500 fiammante, arriviamo in
località Scaparina, Ceci di Bobbio, per la precisione 1.108 metri sul livello del mare. «Qui siamo esattamente al confine fra le province di Pavia e di Piacenza, e i Comuni di Menconico e di Bobbio – spiega il mio Virgilio oltrepadano – E i ristoratori sono fortunati, perché di loro scrivono sia La Provincia pavese sia La Libertà di Piacenza». Il posto dell’alta val Trebbia, mi viene spiegato, è frequentato soprattutto dalle comitive di motociclisti di tutto il Nordovest, che si fermano qui per una rigenerante merenda.

Entriamo e Mattia viene accolto calorosamente da Giuseppe Monfasani, fondatore del ristorante, e dalla figlia Daiana, oggi titolare con il fratello Alessandro. Di loro Mattia ha scritto più volte sulla Provincia pavese (http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2015/04/12/news/l-istrice-torna-dopo-anni-nell-alto-oltrepo-1.11225502?ref=search; http://ricerca.gelocal.it/laprovinciapavese/archivio/laprovinciapavese/2010/06/09/PT3PO_PT303.html).

Sul camino della Scaparina
Sul camino della Scaparina

Il ristoratore si avvicina al tavolo e racconta: «Da noi sono tornati i lupi. Ne avevo uno a pochi metri da me. Ma per i pollai non sono così pericolosi come le volpi».

Prima che arrivi l’antipasto, mi guardo intorno. L’atmosfera è familiare, rincuorante. Sulle mensole campeggiano sveglie, fisarmoniche e radio: tutto d’annata. Vicino al camino la famiglia Monfasani ha rievocato il sacrificio dei giovani locali che esattamente un secolo fa partirono per combattere gli austroungarici.

Dopo l’abbondante antipasto, Mattia ed io attacchiamo i primi piatti: tortelli con ricotta e tagliatelle con ragù di carne. Entrambi con pasta fatta in casa. Per finire, tagliata e torta di mele. Dopo i saluti e i ringraziamenti ritorniamo a valle.

Questa volta scendiamo da Pregola. D’obbligo una fotografia alla suggestiva chiesa di Sant’Agata Vergine e Martire, affiancata dal castello dei Malaspina. Qui siamo nel punto più meridionale della Lombardia: di fronte a noi si staglia la cima più alta, il monte Lesima (1.724 metri sul livello del mare).

La chiesa di Pregola
La chiesa di Pregola

Lungo il tragitto Mattia mi parla del punto d’incontro, poco distante, fra le Quattro Province (Pavia, Alessandria, Piacenza e Genova), dei politici locali, che «da queste montagne controllavano l’intera provincia», della sua casa di famiglia a Casanova Staffora. «Stasera, dopo un pisolino, vado a mangiare lì: sono ospite del mio migliore amico – mi confida – Io sono ancora residente qui, malgrado abbia vissuto a Voghera e oggi a Pavia. Sono innamorato di queste valli. Non sono affascinanti?».

A Varzi facciamo un’ultima tappa all’agriturismo “La Sorgente”, lungo la strada che porta in provincia di Alessandria. Mentre alcuni gruppi stanno lasciando la sala ristorante, ci accolgono Debora Draghi e il suo promesso sposo Daniele. Mattia sarà testimone di nozze. «Posso organizzare io l’addio al celibato?», chiede a Debora senza peli sulla lingua. Un motivo di riservatezza mi vieta di pubblicare la risposta.

Debora e Daniele, futuri sposi
Debora e Daniele, futuri sposi

Verso le 17, prima di salutare, per tornare in Lomellina Debora mi consiglia di utilizzare la strada che porta in val Curone. «Vai a Fabbrica e di lì scendi a Tortona: se a quest’ora passi dalla valle Staffora, rischi di trovare una coda lunghissima verso Voghera».

Mattia mi accompagna all’automobile. «La prossima volta devi venire nel tardo pomeriggio: ti porto a mangiare in un altro bel posto». Non ho dubbi e accetto sin d’ora.

Risalgo in auto, passo il ponte sullo Staffora e mi avvio verso il versante parallelo. Anche qui una valle incantevole. I paesi scorrono lenti, mentre dal cd il mio amico Gigi Franchini canta “Ho un sassolino nella scarpa” e “Ma le gambe”: Fabbrica, Gremiasco, San Sebastiano, dove c’è il bivio per la val Borbera, Brignano Frascata, dove spicca uno degli antichi fortilizi del contado di Tortona, che fu assegnato ai Pavesi dopo la sua seconda distruzione (1164). Più a valle Volpedo e Monleale, regni delle pesche e delle fragole, Castellar Guidobono e Viguzzolo.

La val Curone
La val Curone

Aveva ragione Debora: coda evitata. La circonvallazione di Tortona mi conduce verso l’ex statale 211 della Lomellina. Ripasso il Po, questa volta a Pieve del Cairo, e sono di nuovo in Lomellina.

Con un pensiero: quanti dei milioni di visitatori cinesi, giapponesi e americani di Expo 2015 si faranno accompagnare nelle prossime settimane nelle valli Staffora e Curone? Nel caso, chiamino Mattia… (u.d.a.)

Per provare la cucina dell’alta montagna:

Riso e vino (e non solo) protagonisti a Expo con Coldiretti

exUna giornata speciale, per scoprire (e gustare) le eccellenze enogastronomiche del territorio pavese sullo splendido roof garden di Coldiretti all’interno del Padiglione Italia. Domenica, dalle 10 alle 19, nello spazio di Coldiretti all’interno dell’Esposizione Universale di Milano ci saranno degustazioni e assaggi con i prodotti tipici pavesi, raccontati al mondo dalle aziende agricole di Coldiretti Pavia. Riso e vino, ma anche formaggi e salumi. E poi gelatine di vino e salame d’oca: protagonisti della giornata in programma al Padiglione Coldiretti saranno le più importanti eccellenze agroalimentari della provincia di Pavia, accompagnate dalle migliori etichette dell’Oltrepò Pavese.

«Con questa giornata dedicata a Pavia e con tutti gli eventi organizzati da Coldiretti durante i sei mesi di Expo racconteremo la bellezza della terra e dei nostri territori portando a Expo la specificità dei prodotti e il legame stretto e diretto tra l’agricoltore e la società», spiega Wilma Pirola, presidente di Coldiretti Pavia.

Soltanto in Lombardia, per esempio, ci sono 246 prodotti tradizionali, ventisette vini Doc e Docg e trentun prodotti Dop e Igp. Prodotti valorizzati ogni giorno da Coldiretti nei 111 mercati e nelle 548 fattorie di Campagna Amica.

Ecco il programma di “Ti aspettiamo a Expo”, la prima giornata di Coldiretti Pavia all’Esposizione Universale di Milano in programma domenica:

ore 10-12: I colori del Pinot: blanc, rosè, noir – In viaggio con i produttori dell’Oltrepò Pavese alla scoperta di un grande vitigno e delle sue declinazioni.
ore 12.30: Degustazione a buffet – Un racconto dei  prodotti gastronomici d’eccellenza del territorio pavese, accompagnati dalle migliori etichette dei vini d’Oltrepò (menù curato dallo chef Carlo Bresciani, ingresso su invito).
ore 15-17: Non solo vino… le gelatine divine – Scopriamo i formaggi tipici del nostro territorio, impreziositi dalle gelatine prodotte con i vini dell’Oltrepò Pavese.
ore 17-19: Aperitipico – I salumi dell’Oltrepò Pavese e il salame d’oca di Mortara mano nella mano con l’Oltrepò Pavese metodo classico Docg.
ore 19.30: Degustazione a buffet – Un racconto dei prodotti gastronomici d’eccellenza del territorio pavese, accompagnati dalle migliori etichette dei vini d’Oltrepò (menù curato dallo chef Carlo Bresciani, ingresso su invito).

Confagricoltura presenta i capolavori dell’agricoltura a Expo 2015

confConfagricoltura sarà presente a Expo 2015 da oggi al 31 ottobre per far conoscere al mondo il suo modello di agricoltura e portare un contributo concreto al grande tema dell’Esposizione, “Nutrire il Pianeta. Energia per la vita”. La presenza con i propri “capolavori” sul Cubo Edicola-Mercati all’interno di Palazzo Italia, gli eventi all’Auditorium, il fuori Expo nella “Vigna di Leonardo”.

Immaginate un kiwi, un ranuncolo, una spiga di grano, una goccia di latte, il perlage di uno spumante ingranditi centinaia di volte oltre la capacità della vista umana. Quello che ci appare sono vere e proprie opere d’arte, che compongono il grande patrimonio culturale e artistico rappresentato dai prodotti dell’agricoltura. Ventinove filmati realizzati con tecnologie all’avanguardia, ognuno dedicato a un prodotto della terra, si alterneranno su una delle grandi pareti del Cubo Edicola-Mercati posto all’ingresso di Palazzo Italia, su cui farà mostra di sé il logo di Confagricoltura. Vere e proprie opere d’arte, “firmate” dagli agricoltori, assimilabili ai grandi marchi del Made in Italy.

«La valorizzazione dello stile italiano, il connubio tra agricoltura, cultura e arte come parte di un universo unico: questo il messaggio che accompagnerà Confagricoltura verso Expo, l’attraverserà per diventare eredità immateriale e lascito al mondo dell’Esposizione universale in Italia – commenta il presidente di Confagricoltura Mario Guidi, evidenziando il carattere distintivo dei nostri prodotti agricoli, frutto del genio e dell’ingegno che ha reso famoso il Made in Italy nel mondo – Prodotti di “lusso”, ma accessibili e “democratici”, che garantiranno il loro prezioso contributo per nutrire il Pianeta».

Molte le attività in programma a disposizione delle imprese associate, che potranno utilizzare la vetrina di Expo per rafforzare il posizionamento strategico, per consolidare e sviluppare l’attività di internazionalizzazione. Senza tralasciare la promozione del territorio, attraverso la proposta ai visitatori di pacchetti turistici ed eno-gastronomici e la valorizzazione del Made in Italy, con eventi che leghino il settore agricolo agli altri che fanno grande il nostro Paese, dalla moda al design, dall’arte alla cultura.

All’interno di Expo, Confagricoltura organizzerà una serie di eventi nell’Auditorium, con l’obiettivo di stimolare il dibattito a livello internazionale sui grandi temi di Expo: il 29 maggio l’assemblea di Confagricoltura e il convegno dell’Impresa familiare/Sindacato Pensionati, il 26 giugno il convegno di Eban, 16 luglio il convegno sulle biotecnologie e quello dei Giovani di Confagricoltura, il 24 settembre l’incontro su Ambiente e sostenibilità, il 16 ottobre il Forum Agriturist, il 18 ottobre il G140.

Fuori Expo, Confagricoltura sarà presente in uno spazio nel centro di Milano, la Vigna di Leonardo, location di particolare suggestione, legata al grande genio di Leonardo da Vinci. È in questa casa, oggi di proprietà della famiglia Atellani, che Leonardo custodiva la sua preziosa vigna, che gli era stata regalata da Ludovico il Moro. La vigna, rimasta integra fino al Novecento e poi distrutta durante la Prima guerra mondiale, è stata riportata in vita grazie alla Fondazione Portaluppi, a una task force di studiosi guidati da Attilio Scienza e Luca Maroni e a un progetto sostenuto da Comune di Milano e da Confagricoltura. Il Palazzo degli Atellani e il suo giardino saranno la casa di Confagricoltura fuori Expo. Qui si organizzeranno visite, incontri B2B (sono già in programma incoming nei settori vitivinicolo, florovivaistico e agroalimentare), convegni, serate a tema, degustazioni e molto altro ancora. Confagricoltura avrà a disposizione, all’interno della caffetteria, uno spazio per l’esposizione e la vendita dei prodotti delle aziende associate.

Confagricoltura ha inoltre firmato un Protocollo d’intesa, per il semestre di Expo 2015, con il Parco Tecnologico Padano, polo di eccellenza per l’innovazione nell’agroalimentare, che opera in stretto contatto con Università, centri di ricerca, enti di controllo e imprese. Nella sua sede, a pochi chilometri dall’Esposizione, si organizzeranno seminari sulle varie filiere, si studieranno le tendenze dei mercati internazionali e si potranno effettuare visite e prove in campo con il coinvolgimento di aziende agricole.

«Sul dopo Expo – conclude Guidi – Confagricoltura crede molto, perché l’Esposizione avrà avuto successo se sarà stata in grado di trasmettere al mondo una nuova concezione di agricoltura, patrimonio di valori e tradizioni, ma fortemente orientata all’innovazione. Un’agricoltura che può e deve avere un ruolo centrale nell’economia mondiale. Per “nutrire” il pianeta, non solo da un punto di vista alimentare, ma anche culturale».