La chiesa di San Pietro in Banchi, fra Genova e Lomellina

Partiamo dalla chiesa, quella di San Pietro in Banchi, situata nel centro storico di Genova, in piazza Banchi, nel quartiere del Molo. È noto per essere l’unico edificio religioso al mondo costruito con i proventi delle attività commerciali sottostanti: curiosa commistione fra sacro e profano nella Repubblica degli affari, delle banche e dei commerci.

La chiesa di San Pietro in Banchi

L’antica chiesa fu fondata nel IX secolo e donata come cella monastica all’abbazia di San Colombano di Bobbio. Nel 1398, durante uno scontro fra guelfi e ghibellini, fu distrutta da un incendio appiccato alle case adiacenti e ai portici dove erano i «banchi» dei banchieri. E ancora oggi una vox populi vuole che negli scantinati dell’edificio attiguo alla chiesa, oggi occupati da una banca, si oda il flebile lamento di un bimbo della famiglia Lomellini morto proprio fra le fiamme.

Nel XV secolo l’edificio ormai in rovina fu demolito e, al suo posto, la famiglia Lomellini fece erigere uno dei suoi palazzi. Arriviamo al 1572, quando si decise la ricostruzione dell’antica chiesa finanziata, insieme alla vicina Loggia dei Mercanti, attraverso l’affitto e la vendita di alcune botteghe e magazzini posti sotto di essa. Questa circostanza obbligò Bernardino Cantone, responsabile degli interventi di rinnovamento urbanistico dell’epoca, a concepire un progetto di massima in cui la chiesa, collocata su una terrazza, rimanesse sopraelevata rispetto al livello della strada. Per avviare la costruzione in quello spazio, il governo della Superba aveva acquistato sia il palazzo dei Lomellini costruito più di un secolo prima sia un’abitazione dei De Marini. I lavori furono portati a termine entro il 1585 da Andrea Ceresola, detto Vannone, e da Giovanni Ponzello, successore del Cantone come architetto camerale.

La chiesa di san Pietro in Banchi diventò così uno dei tre edifici religiosi, con la cattedrale di San Lorenzo e San Bernardo, fatti costruire direttamente dal governo della Repubblica di Genova.

E ora veniamo alle curiosità legate al luogo di culto: dagli angeli dell’altare scolpiti senza veli per far dispetto alla Curia a un misterioso Cristo senza mani. A seguire, al centro della piazza si può notare una mattonella annerita nel punto in cui nel 1630 fu arsa viva la “cagna còrsa”, una donna di nome Caterina ritenuta una strega. Quando qualcuno le negava l’elemosina, Caterina, originaria chiaramente della Corsica, lanciava improperi e maledizioni specialmente a bambini che puntualmente morivano. La furia popolare non faticò a montare e Caterina fu imprigionata e accusata di stregoneria: dopo un processo sommario, fu bruciata sul rogo in piazza Banchi. E si dice che, ardendo viva, la còrsa lanciò un’ultima, terribile maledizione: per non farsi dimenticare, predisse che la pietra su cui bruciava sarebbe rimasta rovinata per sempre, calda e annerita.

Da un fatto fra leggenda e storia a un altro realmente accaduto e documentato. Il 25 febbraio 1682 Alessandro Stradella, celebre compositore bolognese di epoca barocca, stava scendendo la scalinata della chiesa quando improvvisamente fu pugnalato da due sicari morendo sul colpo. Non aveva ancora compiuto trentanove anni. Un movente cominciò a circolare negli ambienti altolocati genovesi: vendetta d’amore.

Alessandro Stradella in un’effigie francese

Ma chi fu il mandante, che comunque non sarà mai individuato? Alcuni parlarono di un nobile veneziano, ma i più coraggiosi si spinsero a fare il nome del patrizio Giovan Battista Lomellini, che sospettava una relazione tra la sorella e il compositore, che le impartiva lezioni di musica. Ci fu un processo, ma il discendente dei conti palatini di Lomello fu prosciolto dall’accusa per insufficienza di prove.

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