Lomello, Genova Pegli, Tabarca, Carloforte-Calasetta

A 800 km da Genova i giovani parlano genovese: qui il dialetto resiste e lo si impara anche a scuola

Articolo di Silvia Isola su Il Secolo XIX

Edizione in rete, 2 agosto 2026 (con video nel link a piè di pagina)

Calasetta – Fa un certo effetto vedere due giovani di neanche trent’anni dialogare normalmente in genovese tra loro, come se fosse la cosa più normale del mondo. Per Lorenzo e Davide Vigo, del resto, è proprio così tanto che prima di iniziare l’intervista video sembrano stupiti: “Ma dobbiamo parlare italiano?”. Per loro il dialetto tabarchino è la lingua principale, quella con cui sono cresciuti e quella che abitualmente utilizzano per parlare con la loro famiglia e coi loro coetanei che ancora vivono nello splendido paese tutto bianco di Calasetta.

Siamo a 811 km da Genova, nel sud della Sardegna, su un’altra piccola isoletta, quella di Sant’Antioco. Da qui salpa il battellino per l’isola di San Pietro dove si trova la ben più nota Carloforte, una vera e propria roccaforte di pegliesi che qui sono arrivati nel 1738. La storia parte ancora più lontano nel tempo, quando durante il Cinquecento la famiglia dei Lomellini ottenne in concessione dal bey di Tunisi la piccola isola di Tabarca e qui si insediò una vera e propria colonia che da Pegli su questo isolotto si trasferì per praticare la pesca e il commercio del corallo. La vita non fu per loro sempre tranquilla, anzi: a causa delle scorrerie dei pirati, venne chiesto al re di Sardegna Carlo Emanuele III la possibilità di insediarsi in queste isole ancora non abitate adiacenti alle coste sarde. E così nacquero due insediamenti, dove ancora oggi, camminando per i loro vicoli, si sentono ancora i bimbi scherzare in genovese, dove i nomi delle vie ricordano quelli del capoluogo ligure, dove alle finestre sventolano le bandiere di Genoa e Sampdoria. 

Tra il profumo di salsedine e le reti dei pescatori, il tempo sembra essersi fermato, dando una fotografia di una Sardegna che qui sembra ancora godere dei ritmi e dello stile di vita degli anni Ottanta. Oggi queste due comunità vivono di turismo, ma anche e soprattutto di un’eccellenza del territorio, quella del tonno rosso. Ed è grazie al tonno che ci si può imbattere quasi per caso in un locale, il cui nome – “U Manganzin” – fa sentire subito a casa chi arriva da Genova già dalla porta. Enoteca, wine bar, negozio di alimentari: difficile dare una definizione a questo luogo. Qui, infatti, si possono acquistare i prodotti del territorio, ma anche degustarli accompagnati da un bicchiere di vino delle cantine nei dintorni. A illustrarli sono loro, Lorenzo e Davide, nati e cresciuti a Calasetta.

“Fin da bambini, nostro papà ci ha sempre parlato in genovese tabarchino”, raccontano. “Ne siamo molto orgogliosi e sicuramente faremo il possibile per tenere viva la tradizione”. Anche qui, infatti, si sta un po’ affievolendo nei giovanissimi la capacità di parlarlo. “Alcuni dei nostri coetanei dicono che lo capiscono, ma che non sanno fare un discorso per intero. Noi abbiamo avuto la fortuna di impararlo in classe, grazie alle maestre che erano della zona e che ci hanno insegnato alcune parole, gli accenti e la cadenza, anche se poi la scuola migliore è in casa o ascoltando gli anziani in paese”. Ad ascoltarli con attenzione, si percepiscono le differenze che a questa latitudine sono state tramandate nel tempo, contaminate dalla pronuncia sarda.

“Quando siamo andati a Genova qualche anno fa, ci siamo accorti come ad esempio la “a” lì fosse più aperta. E quello che per noi è u mä per loro è o mâ: ma ci capiamo comunque alla perfezione, anche quando qui vengono a trovarci dei genovesi”.

https://www.ilsecoloxix.it/genova/news/calasetta-dialetto-genovese-giovani-sardegna-oj0mx9nc/?fbclid=IwY2xjawTb8GpleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeemKwiUooj-xeVATeMENGRJT7mgyynMGwswYn_Uxux-DwdSa1jxIOBAvyzDU_aem_pH_6OCixDWpOjwXolaRZkA

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