Deroga al deflusso nei fiumi? Solo Pavia ne fa a meno

Pavia è l’unica provincia nell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po a non aver mai richiesto deroghe al deflusso minimo vitale. Lo si deduce dai documenti discussi ieri nella riunione dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici del Distretto idrografico del fiume Po tenutasi mercoledì 6 agosto a Parma.

Dal 27 maggio al 4 agosto diverse province del Nordovest e dell’Emilia-Romagna hanno chiesto una deroga a scopo principalmente irriguo e, in misura minore, potabile. Per quanto riguarda Ticino e Sesia, due fiumi che delimitano la Lomellina e da cui partono diversi canali artificiali, Vercelli ha avanzato una richiesta lo scorso 10 luglio per il Sesia e Novara e Varese lo scorso 28 luglio per il Ticino. Da tempo gli agricoltori lomellini invocano una deroga alle normative che impongono di garantire un deflusso minimo vitale a beneficio dei pesci e della flora fluviale: oggi il deflusso è pari a 16 metri cubi al secondo.

Fra l’altro, l’ufficio zonale di Vigevano del consorzio irriguo Est Sesia, competente per Lomellina e Novarese, ha inviato una nota agli agricoltori che ha suscitato non pochi malumori. «A seguito delle indicazioni pervenute dalle Regioni – si legge nella nota – è stato richiesto di essere aderenti ai rilasci previsti nel fiume Ticino, con conseguenti possibili flessioni delle portate irrigue verso il Naviglio Langosco. Si valuteranno successivamente eventuali accorgimenti alle bocche di derivazione solo in caso di necessità». La nota riguarda i risicoltori della Lomellina nord-est: il Naviglio Langosco, alimentato proprio dal Ticino, scendendo dal Novarese bagna i terreni di Cassolnovo, Vigevano, dove sovrappassa il torrente Terdoppio, Gambolò e Tromello.

E non mancano i problemi nemmeno nella Lomellina centrale, dove Est Sesia sta gestendo le turnazioni dell’acqua lungo il canale Quintino Sella e i suoi diramatori. Lo stesso consorzio si dice «consapevole del momento di criticità delle colture e delle difficoltà riscontrate con le portate disponibili».

«Siamo sull’orlo del baratro – commenta il mortarese Luigi Ferraris, titolare di Cascina Alberona – Almeno nel 2022, anno della grande siccità, avevamo capito all’inizio della stagione quali terreni avremmo abbandonato, ma oggi dobbiamo sperare che l’acqua arrivi per pochi giorni grazie alle turnazioni. Le piantine di riso, in questo modo, sono sottoposte a un grande stress e il raccolto rimarrà in bilico fino all’ultimo giorno».


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