Alessandria si difende dalle zanzare lomelline

I trattamenti scatteranno da dieci minuti prima a 50 minuti dopo il tramonto calare del sole, la finestra temporale corrispondente allo spostamento delle zanzare, su un arco complessivo di 27 chilometri: si va dal tratto collinare fra Betania e Valmadonna, lungo la statale 494 Vigevanese da Valenza ad Alessandria, fino a Pietra Marazzi, Montecastello, Rivarone, Lobbi, Castelceriolo e Alluvioni Piovera, a est della città del basso Piemonte. Tutte zone difese da un estratto vegetale del crisantemo, prodotto registrato al ministero della Salute e privo di sostanze chimiche che funge da repellente. Il programma regionale è collegato a un piano straordinario sviluppato con l’entomologo Asghar Talbalaghi, Amag Reti idriche e la società Controllo infestazioni ambientali.

Secondo lo stesso entomologo, già dopo gli interventi del 2025 il calo delle zanzare si è attestato tra il 50 e il 60%. In particolare, è stato riscontrato un crollo della zanzara comune, Culex pipiens, dal 2024 al 2025: da 215 esemplari a 15, oltre il 90% in meno. La zanzara Caspius, per esempio, spesso presente nella zona di Valle San Bartolomeo è calata del 60%: rispetto a nove anni fa, inoltre, la zanzara tigre si è rimpicciolita del 12%.

«L’impegno profuso dal Comune di Alessandria – sottolinea l’assessore all’Ambiente Daniele Coloris – dimostra come le azioni preventive svolte in inverno e primavera continuino a produrre risultati positivi: perciò invitiamo i cittadini a contribuire alla prevenzione nelle aree private e nei cortili delle abitazioni. Fondamentale è stato il lavoro della squadra di Talbalaghi e la collaborazione con Ipla e con gli altri Comuni. Se oggi la cittadinanza ha la percezione che ci siano meno zanzare, non è un caso: è il risultato di un lavoro costante, programmato e basato su solide evidenze scientifiche».

Oltre alla barriera, l’anno scorso il progetto ha affiancato ai tradizionali trattamenti una serie di attività innovative di ricerca, monitoraggio e sperimentazione. Gli interventi hanno interessato tutte le fasi del ciclo biologico delle zanzare con trattamenti invernali contro gli esemplari svernanti, monitoraggi della rete fognaria attraverso trappole, sonde ambientali e microtelecamere, e trattamenti larvicidi. Tra le innovazioni figura anche la sperimentazione dei “TombiniNet”, reti applicate ai tombini per limitare la proliferazione degli insetti nelle aree private. Secondo il Comune, i monitoraggi hanno confermato l’efficacia del piano: gli interventi invernali hanno ridotto la presenza delle femmine svernanti di Culex pipiens, principale vettore del virus West Nile, ritardando la comparsa delle prime generazioni stagionali. I trattamenti barriera, inoltre, continuano a proteggere soprattutto Valmadonna e la Val San Bartolomeo, aree più esposte all’arrivo delle zanzare migratorie.

«Il contributo dei cittadini resta fondamentale – conclude l’assessore – Gran parte dei focolai larvali si sviluppa nelle proprietà private, per cui si raccomanda di eliminare i ristagni d’acqua, svuotare regolarmente sottovasi e contenitori, coprire con reti le riserve d’acqua, pulire le grondaie e, quando necessario, utilizzare prodotti antilarvali».

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