Malinconica prospettiva per la Lomellina

Denatalità, spopolamento, desertificazione sono le prospettive della Lomellina. Giovedì 27 febbraio il convegno promosso dal Gal Risorsa Lomellina al Teatro degli agricoltori di Sant’Angelo Lomellina ha fatto emergere una realtà e un futuro non certo roseo per la pianura fra Po, Ticino e Sesia: gli interventi di amministratori, ricercatori e docenti universitari sono stati impietosi. A cominciare da quello di Stefano Leva, presidente del Gal Lomellina.

«Più che un convegno, questo vuole essere un grido di dolore, una sirena d’allarme – ha detto Leva – La denatalità, unita all’emigrazione di giovani verso l’estero o, più frequentemente, verso i grandi centri urbani, sta determinando un rapido e ininterrotto spopolamento di una buona parte della nostra Lomellina. Non a caso, la Regione ci ha inserito nelle “aree interne”, per cui ha destinato risorse economiche straordinarie, ma soprattutto ha chiesto ai territori di attivare nuove forme di azione e coesione amministrativa». Le cifre sono state illustrate da Gisella Accolla, consulente di Polis Lombardia, istituto di ricerca che fa capo alla Regione.

Nel 2014 in Lomellina abitavano 196.097 persone, scese a 189.484 dieci anni dopo (- 3,4%). Nello specifico, i Comuni più a rischio di spopolamento si trovano perlopiù nella fascia occidentale verso il Piemonte: Confienza, Palestro, Robbio, Nicorvo, Albonese, Castelnovetto, Rosasco, Langosco, Zeme, Candia, Cergnago, San Giorgio, Velezzo, Breme, Sartirana, Semiana, Mede, Galliavola, Villa Biscossi, Valeggio, Mezzana Bigli, Pieve del Cairo, Gambarana, Frascarolo, Pieve Albignola e Mezzana Rabattone. Fra i Comuni a moderato rischio di spopolamento rientrano Ceretto, Cozzo, Sant’Angelo, Olevano, Valle, Torre Beretti, Lomello, Ottobiano, Ferrera Erbognone, Sannazzaro, Scaldasole, Tromello, Alagna, Dorno, Borgo San Siro, Garlasco, Gropello, Carbonara e Zinasco. Molto pochi i Comuni che oggi non rischiano lo spopolamento: Vigevano, Mortara, Cassolnovo, Gravellona, Cilavegna, Parona, Castello d’Agogna, Gambolò, Zerbolò, Villanova, Sommo e Cava Manara. La Lomellina soccombe anche nel raffronto con l’intera provincia di Pavia e con la Lombardia: 47% di Comuni ad alto rischio spopolamento contro il 39% provinciale e il 17% regionale.

«Abbiamo poi utilizzato – ha spiegato Accolla – alcuni indicatori ritenuti utili per la lettura di segnali di allerta in ambito di prospettive demografiche: densità abitativa per chilometro quadrato, tasso di crescita naturale ogni 1.000 residenti, tasso migratorio totale ogni 1.000 residenti e indice di vecchiaia». Per la densità abitativa la zona con “marcato segnale di spopolamento” è la Lomellina occidentale, mentre il tasso di crescita naturale interessa quasi tutti i Comuni: gli unici due con segno positivo sono Castello d’Agogna e Zerbolò. Molto basso, invece, il tasso migratorio dalla Lomellina, che però dimostra di avere una popolazione molto anziana: in tutti i Comuni della Lomellina occidentale, per esempio, ci sono 240 abitanti con più di 65 anni ogni cento abitanti al di sotto dei 14 anni.

«Le traiettorie evidenziate in base a una serie di parametri statistici, demografici ed economici – ha chiarito ancora Stefano Leva – vanno verso una rapidissima estinzione di parecchie comunità. Se alla denatalità si abbina l’invecchiamento della popolazione, la conseguenza diretta è lo spopolamento di interi territori. E allo spopolamento consegue la desertificazione: economica, commerciale, di servizi, di associazionismo culturale, ricreativo e sportivo. Un quadro d’insieme per nulla rassicurante. Perciò Gal Risorsa lomellina, esulando un po’ dai suoi compiti, vuole lanciare l’allarme».

Le possibili soluzioni

Come agire per contrastare lo spopolamento in Lomellina? Secondo Antonio Dal Bianco, coordinatore dei progetti di ricerca di Polis Lombardia, servono quattro percorsi definiti “Temi sfidanti per le aree interne”. «Il primo – ha spiegato ieri – è l’attrattività dei luoghi intesa come importanza attribuita da chi potrebbe trasferirsi dall’area metropolitana di Milano in Lomellina: servizi sanitari (farmacie e ospedali), trasporto pubblico locale e spazi verdi. Poi parliamo dell’offerta di lavoro qualificato per i giovani laureati: secondo l’indagine “Giovani dentro” condotta da Crea, il 67% dei giovani intervistati vuole rimanere nelle aree interne in cui vive. Tra le principali motivazioni a restare ci sono il forte legame con la comunità (65 %), la possibilità di contatti sociali più gratificanti (68%) e la migliore qualità della vita (79%)». Gli altri due percorsi sono i servizi essenziali per una popolazione che invecchia e il contrasto allo spopolamento con politiche di supporto alla natalità.

A Sant’Angelo è intervenuta anche Ilda Curti, docente all’Università di Torino con una laurea in Filosofia a Pavia. «L’estinzione di un paese e quindi di una comunità – ha spiegato – non riguarda un singolo luogo: coinvolge il mondo, perché si smarriscono pezzi di storia sociale, politica ed economica. Si perdono saperi e cura del territorio: senza paesi l’Italia non è Italia». È necessario, dunque, ripensare a nuovi modelli basati sulle parole d’ordine di lentezza, prossimità, servizi e mobilità. «Poi – ha chiarito Curti – dobbiamo definire modelli di sviluppo capaci di rimettere in moto il metabolismo dei territori creando luoghi significanti, di relazioni e di reti di economia circolare, e rinvestire in infrastrutture sociali che mettano in rete culture, interessi e futuri possibili».


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Pubblicato da Umberto De Agostino

Giornalista (quotidiano La Provincia pavese, settimanale L'Informatore lomellino di Mortara e undici periodici comunali) e direttore dell'Ecomuseo del paesaggio lomellino. Già autore per Fratelli Frilli Editori (Il brigante e la mondina, La contessa nera, Manzoni e la spia austriaca).

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