Quell’Europa troppo distante dalle campagne

«La politica europea del Farm to fork parte da un ambientalismo ideologico che male si coniuga con il rispetto per il lavoro degli agricoltori». Non ha usato mezzi termini, all’annuale convegno svoltosi venerdì 22 marzo alle Rotonde di Garlasco, Marta Sempio, presidente di Confagricoltura Pavia e imprenditrice agricola a Valeggio e Cergnago, per bacchettare l’Unione europea.

Nel suo saluto introduttivo, di fronte a una folta platea di agricoltori e di amministratori pubblici, è stato fotografato un settore «che sta lavorando con grandi risultati, che investe in produttività, innovazione, azioni a basso impatto ambientale, ma che si trova in un momento di svolta». La recente protesta dei trattori aveva nel mirino la politica agricola di Bruxelles: protesta che è soltanto «la punta dell’iceberg del profondo disagio di tutti gli agricoltori, compresi i nostri associati: disagio che stiamo ascoltando e trasmettendo alle istituzioni».

La platea presente alle Rotonde di Garlasco

Marta Sempio ha criticato il Green deal, il patto verde che dovrebbe accompagnare la transizione ecologica anche nelle campagne. «Così com’è stato immaginato – ha proseguito – è del tutto inadeguato: l’abbiamo già detto in tutti i modi, l’hanno detto i manifestanti dei movimenti spontanei. Ed è questo che, a mio avviso, ha mosso le proteste». Sotto l’aspetto tecnico, gli agricoltori pavesi storcono il naso di fronte ai nuovi ecoschemi di Bruxelles, le norme sulle Buone condizioni agronomiche e ambientali (Bcaa). La Commissione europea propone che gli Stati membri possano concedere, a talune condizioni, esenzioni per le Bcaa 5 (lavorazione minima del suolo nei periodi “sensibili”), Bcaa 7 (rotazione annuale dei seminativi) e Bcaa 9 (divieto di conversione o aratura dei prati sensibili nelle aree Natura 2000 per tenere conto di specifiche situazioni pedoclimatiche, del suolo e dei sistemi agricoli. «Queste – ha detto ancora Sempio – le nostre prime valutazioni: l’atteggiamento della Commissione è decisamente conservativo anche se si accetta di rivedere i regolamenti di base, la conferma dell’impostazione e degli obiettivi della Politica agricola comune rispetto alla transizione ecologica e la preoccupazione per il nuovo assetto della Bcaa 8, che potrebbe richiedere una riduzione dei pagamenti diretti per finanziare il nuovo ecoschema. Poi riteniamo discriminatoria la “selettività” dei controlli di condizionalità per le imprese con più di dieci ettari. Tanto che oggi la Pac non è più conveniente, per esempio, per un’azienda che produce mais nella Pianura padana: è quasi elemosina. Non vale la pena di far fronte all’elefantiaca burocrazia: gli adempimenti sono troppo onerosi. Occorre ripensare la politica agricola comunitaria e nazionale costruendola con il confronto con le imprese e le organizzazioni che hanno l’esperienza a 360 gradi, e parlando di sostegno al reddito, fondi per emergenze, lavoro sulle filiere».

In chiusura, tre temi specifici. Il settore delle bioenergie è «maltrattato in generale e a Pavia ancora di più, in particolare il biogas. «C’è la spada di Damocle – ha concluso Sempio – dei contenziosi con l’Agenzia delle entrate, per cui speriamo che la politica ci dia una risposta: si parla di centinaia di migliaia di euro chieste dall’Agenzia delle entrate». Poi il comparto suinicolo legata e la peste suina africana: 45mila capi abbattuti negli allevamenti provinciali. Le prime liquidazioni sono arrivate, ma i danni indiretti successivi non sono contemplati nel primo decreto ministeriale, «di una inutilità imbarazzante per Pavia». Infine, il ritardo regionale nell’erogare i ristori per le aziende danneggiate dalla siccità del 2022.

Aziende in calo, ma con superfici più vaste

L’agricoltura della provincia di Pavia, terza in Lombardia per numero di aziende, sta attraversando un momento difficile. Marta Sempio ha illustrato i dati elaborati dagli uffici di Pavia. In Lombardia, nel primo semestre del 2023, le imprese si sono attestate a 42.540, -2,1% rispetto al secondo semestre del 2022: calo anche a Pavia, dove le imprese sono 5.535, -2,9% rispetto a un anno prima. «Particolarmente spinto» anche il processo di concentrazione della struttura produttiva: nell’ultimo decennio in Lombardia la dimensione media aziendale è passata da 18 a 22 ettari, il doppio di quella nazionale (11,1 ettari). Ancora più elevato il dato di Pavia, con 28 ettari.

Poi il riepilogo delle coltivazioni provinciali relativo al 2023: primo posto per il riso con 68.800 ettari (di cui 31.500, 45%, coltivato da associati di Confagricoltura), seguìto da mais con 23.300 ettari (8.300, 36%), cereali a paglia come frumento e orzo con 20.400 ettari (6.500, 33%), foraggere come erba medica e prato con 17.700 ettari (5.700, 35%), soia con 16.500 ettari (5.700, 35%), uva da vino con 12mila ettari (3mila, 25%), pioppo con 3.500 ettari (2.300, 65%), pomodoro con 810 ettari (400, 49%) e cipolla con 246 ettari (144, 58%).

«Nel 2023 – ha spiegato Sempio – sono aumentate in termini tendenziali le superfici a cereali autunno-vernini come frumento tenero e orzo, mentre sono diminuite quelle a riso e a mais: ciò si ritiene dovuto all’effetto coda della grave siccità del 2022, con il riso e il mais fortemente danneggiati. Anche la superficie vitata ha registrato una contrazione di circa 500 ettari, pari al 4%».


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Pubblicato da Umberto De Agostino

Giornalista (quotidiano La Provincia pavese, settimanale L'Informatore lomellino di Mortara e undici periodici comunali) e direttore dell'Ecomuseo del paesaggio lomellino. Già autore per Fratelli Frilli Editori (Il brigante e la mondina, La contessa nera, Manzoni e la spia austriaca).

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