Da qualche tempo il Parlamento italiano, per indicare leggi e provvedimenti ufficiali, utilizza termini inglesi spesso incomprensibili: jobs act, stepchild adoption, spending review e altri. Tutti termini che potrebbero avere un corrispettivo (molto più comprensibile) nella nostra lingua, anche a beneficio degli stessi parlamentari impegnati negli interventi in aula.
Questo non è un bel modo per onorare la lingua di Dante, di Petrarca, di Manzoni e di Leopardi: una lingua colma di gloria e di armoniosità, che affonda le radici nel latino. E non dimentichiamo che la lingua italiana è sì un patrimonio culturale, ma è anche uno strumento geopolitico.
Firmiamo questa petizione per far tornare un po’ di orgoglio ai nostri parlamentari.
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